Dl Ucraina, mediazione fallita. Si spera nel confronto Draghi-Conte
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleAppesi al faccia a faccia Draghi-Conte. Se oggi pomeriggio il presidente del Consiglio riuscirà a convincere il capo dei 5S che spaccare la maggioranza sulle spese militari esporrebbe l'Italia a una figuraccia internazionale, visti gli impegni sottoscritti in sede Nato, forse non ci sarà bisogno di porre la fiducia sul decreto Ucraina, atteso giovedì al voto di conversione in Senato.
Viceversa, se l'avvocato pugliese non dovesse sentire ragioni - se cioè, nonostante le rassicurazioni del premier sulla gradualità dell'aumento dei fondi da inserire nel più ampio progetto di Difesa europea, l'altro dovesse dirsi ancora "contrario a questo riarmo, una follia" - allora non resterà che ricorrere all'unico strumento in grado di far decadere in Aula l'ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia per portare al 2% del Pil le risorse destinate alla sicurezza nazionale. Col risultato non solo di cre…
Appesi al faccia a faccia Draghi-Conte. Se oggi pomeriggio il presidente del Consiglio riuscirà a convincere il capo dei 5S che spaccare la maggioranza sulle spese militari esporrebbe l'Italia a una figuraccia internazionale, visti gli impegni sottoscritti in sede Nato, forse non ci sarà bisogno di porre la fiducia sul decreto Ucraina, atteso giovedì al voto di conversione in Senato.
Viceversa, se l'avvocato pugliese non dovesse sentire ragioni - se cioè, nonostante le rassicurazioni del premier sulla gradualità dell'aumento dei fondi da inserire nel più ampio progetto di Difesa europea, l'altro dovesse dirsi ancora "contrario a questo riarmo, una follia" - allora non resterà che ricorrere all'unico strumento in grado di far decadere in Aula l'ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia per portare al 2% del Pil le risorse destinate alla sicurezza nazionale. Col risultato non solo di creare un disallineamento rispetto alla Camera, dove la settimana scorsa è invece passato con il sì dei grillini. Ma anche di rinviare lo scontro di una decina giorni, quando in Parlamento approderà il Documento di economia e finanza contenente la maggiorazione dei fondi per il settore bellico, cui il premier non vuol rinunciare. Sempre che non si decida, l'ipotesi è al vaglio in queste ore, di inserirle direttamente in Finanziaria, bypassando il Def. In modo da prendersi il tempo necessario a raffreddare gli animi.
Al vertice di maggioranza, convocato in notturna dal ministro d'Incà, sono i sottosegretari Amendola, Mulè e Della Vedova ad annunciare l'intenzione del governo di accogliere l'odg di Fdi che ricalca fedelmente quello approvato a Montecitorio. Un escamotage per impedire alle forze che sostengono il governo di spaccarsi oggi in commissione: se chi lo ha proposto non chiede di metterlo ai voti, l'odg si dà infatti per approvato. Iniziativa che tuttavia non piace a M5S e Leu, determinati a sbarrare la strada alla mozione meloniana giudicata "strumentale, vuole solo spaccare la maggioranza", obietta da sinistra Loredana De Petris.
Per tutto il giorno il Pd ha provato, invano, a far sedere gli alleati intorno a un tavolo per scrivere insieme un nuovo ordine del giorno capace di salvare l'unità nazionale. Nel documento unitario, che il senatore dem Alessandro Alfieri ripropone in serata alla riunione di maggioranza, si sarebbe specificato il concetto di gradualità delle spese militari. Un compromesso accolto subito con favore da Fi e Iv, con la Lega pronta ad accodarsi. Ma la presidente dei senatori 5S, Mariolina Castellone, sul "no a investimenti straordinari per la Difesa" è irremovibile. Fa suo quanto affermato qualche ora prima da Gianluca Ferrara, capogruppo grillino in commissione Esteri, il cui presidente (filo-russo) Vito Petrocelli non si è manco presentato: "Sarebbe una vergogna e una pazzia, come possiamo giustificare una corsa al riarmo quando le famiglie non arrivano a fine mese e gli imprenditori rischiano di chiudere bottega?". E a poco servono le proteste degli altri partiti. "È un dibattito virtuale", eccepisce l'azzurro Maurizio Gasparri, "l'odg sulle spese militari è un impegno sottoscritto dall'Italia anni fa ed è tendenziale, non è che domattina si chiude un ospedale per comprare un cannone".
In fondo a due ore di discussione, D'Incà è costretto ad arrendersi: prende atto delle divisioni e indica la fiducia come orizzonte se, nel frattempo, la maggioranza non riuscirà a trovare una quadra. La mediazione del governo è fallita. Per salvare la faccia al Paese non resta che sperare nell'incontro Draghi-Conte.