✕

Italia-Russia, giallo sull’intesa fra lo Spallanzani e Mosca: i russi hanno avuto accesso ai dati Nato sui virus?

Il centro di eccellenza per le malattie infettive di Roma aveva firmato un accordo di cooperazione scientifica con l’istituto di Mosca per studiare virus e vaccini contro il Covid. Nella banca dati dell'istituto romano, tra le altre cose, ci sono le ricerche, condivise dai paesi dell'Alleanza, sui sieri da utilizzare in caso di attacco con armi batteriologiche
3 minuti di lettura

ROMA - Cosa hanno consultato i ricercatori dell'istituto Gamaleya di Mosca, gli uomini del vaccino Sputnik, nei database dell'istituto Spallanzani di Roma? Hanno preso le cartelle cliniche dei pazienti ammalati di Covid, studiato i 120 ceppi conservati per sviluppare il vaccino come avevano dichiarato? O hanno invece avuto anche accesso all'intera banca dati dell'Istituto nazionale per le malattie infettive che contiene, tra le altre cose, le ricerche sui sieri da utilizzare in caso di armi batteriologiche? Registri, tra l'altro, condivisi con i paesi della Nato?

Senza girarci troppo attorno, è questa la domanda che rimbalza in Italia e in molti paesi alleati. Una domanda la cui risposta reale sar&…

ROMA - Cosa hanno consultato i ricercatori dell'istituto Gamaleya di Mosca, gli uomini del vaccino Sputnik, nei database dell'istituto Spallanzani di Roma? Hanno preso le cartelle cliniche dei pazienti ammalati di Covid, studiato i 120 ceppi conservati per sviluppare il vaccino come avevano dichiarato? O hanno invece avuto anche accesso all'intera banca dati dell'Istituto nazionale per le malattie infettive che contiene, tra le altre cose, le ricerche sui sieri da utilizzare in caso di armi batteriologiche? Registri, tra l'altro, condivisi con i paesi della Nato?

Senza girarci troppo attorno, è questa la domanda che rimbalza in Italia e in molti paesi alleati. Una domanda la cui risposta reale sarà difficilissima da ottenere. Perché non ci sono registri di accesso, non c'è alcuna corrispondenza ufficiale, non ci sono relazioni sul lavoro svolto dai russi in Italia. Niente. C'è soltanto la certezza che i russi erano dentro lo Spallanzani - come ha raccontato Repubblica Roma - e una serie di punti interrogativi che partono da una data: l'8 aprile del 2021.

Quella mattina l'istituto romano firma un accordo di cooperazione scientifica con il Gamaleya, il suo omologo russo. A gestire l'operazione è Francesco Vaia, potentissimo direttore sanitario dell'istituto dal curriculum giudiziario accidentato - agli atti parlamentari c'è per esempio un'interrogazione del Movimento 5 Stelle che chiede come mai un soggetto "pluricondannato per reati di corruzione e doveri di atti d'ufficio, poi prescritti" e con una condanna anche della Corte dei Conti potesse ricoprire incarichi pubblici - ma dalle grandissime relazioni. Vaia crede da subito alla bontà dell'operazione russa, tanto da spingerla con l'assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato.

È il momento in cui, mentre i dati di Pfizer e Astrazeneca sono comunque confortanti, in Italia si alzano più voci a favore di Sputnik. C'è quella dello Spallanzani, appunto. E fortissima quella di Matteo Salvini che cita come esempio virtuoso la sperimentazione di San Marino. Risultato: viene di fatto accantonato la strada italiana al vaccino, nonostante i risultati buoni che stavano avendo le prime sperimentazioni su Reithera.

Si diceva, il memorandum. Nell'accordo lo Spallanzani si impegna a uno scambio di materiale biologico con Gamaleya, nel quadro di un accordo in cui noi dovremmo condividere i dati sui pazienti e i russi i risultati sul vaccino. Ricercatori di Mosca arrivano in Italia e accedono alla banca dati. Per fare cosa, non si sa. "Per quanto ci riguarda - dice Vaia oggi a Repubblica - il rischio di trasferimento di dati sensibili è pari a zero". Lo dice con la certezza dell'indicativo. Ma chi ha cominciato a guardare i termini di quell'accordo ha qualche dubbio. Non fosse altro - così come accaduto per la spedizione a Bergamo - che nessuno sa cosa abbiano fatto effettivamente i ricercatori. Perché nessuna informazione da parte loro è stata condivisa.

Ma, così come accaduto nell'operazione "Dalla Russia con Amore" anche allo Spallanzani c'è stato qualcuno che, sin dal principio, non ha capito e non ha apprezzato quello che stava accadendo. Una fonte racconta che nel 2021 Vaia fa in modo di fare arrivare delle fiale di Sputnik, che si stava in quel momento utilizzando a San Marino, per farlo analizzare. Un'operazione che non piace a molti nell'ospedale romano. Si dimettono due importanti dirigenti e va via, in pensione anticipata, anche Maria Rosaria Capobianchi, la direttrice del laboratorio di virologia, la prima ad aver isolato nel 2020 per prima il coronavirus in Italia.

Allo Spallanzani c'è chi dice che lo abbia fatto proprio quando le è stato consegnato Sputnik. "Se dicono così, scrivetelo. Io non ho niente da dire. Se non che da questa storia voglio assolutamente restare fuori" dice la dottoressa Capobianchi a Repubblica. In quel periodo succede anche un altro incredibile episodio, svelato da La Stampa qualche giorno fa. C'è qualcuno tra i russi che avrebbe offerto 200mila euro a un dirigente dell'ospedale italiano. L'offerta fu subito rifiutata.

Ma l'informazione fu condivisa immediatamente con la nostra intelligence. "So - dice oggi Vaia - che non fu sporta alcuna denuncia. Ove emergessero elementi anche di solo sospetto, non esiterei ad intraprendere tutte le azioni legali a tutela dell'Istituto". Vaia rivendica il lavoro suo e dell'istituto. "Lo Spallanzani non ha mai effettuato sperimentazioni sul vaccino Sputnik-V né abbiamo provato a farlo approvare saltando le normali procedure: non siamo la scorciatoia di nessuno. Lo Spallanzani non ha mai abbandonato il vaccino di ReiThera per concentrarsi su Sputnik-V. Sono stati due percorsi di ricerca totalmente distinti. E se non siamo andati mai a Mosca, come previsto, è per la recrudescenza dell'epidemia ed i nostri impegni assistenziali".

L'accordo è scaduto il 25 febbraio, allo scoppio della guerra. Non fosse altro perché il famoso accordo porta anche le firme dell'assessore D'Amato e del direttore del Fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, uno degli oligarchi ora colpiti dalle sanzioni. "In questo momento siamo in Romania, ai confini con l'Ucraina, a offrire tutta la nostra assistenza", dice Vaia che oggi dovrebbe diventare ufficialmente il numero uno dello Spallanzani.