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Giustizia, alla Camera sì all’ergastolo ostativo: restano fuori i mafiosi al 41bis

(ansa)
Corsa contro il tempo per rispettare la scadenza del 10 maggio data dalla Consulta ad aprile 2021 quando ha dichiarato incostituzionale le norme che vietano la liberazione condizionale ai detenuti che non collaborano con la giustizia. A scrutinio segreto Montecitorio boccia la proposta di Magi di +Europa di consentire i permessi ai condannati per corruzione. Forza Italia dà libertà di voto
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ROMA -  Sì della Camera alla nuova legge sull’ergastolo ostativo. Che viene approvata con 285 sì, un solo voto contrario e 47 astenuti, e cioè i deputati di Italia viva, Costa di Azione e Fratelli d’Italia. Con motivazioni opposte, norme “troppo restrittive” per Azione e Iv, e all’opposto troppo “permissive” per FdI. A questo punto la legge passa al Senato per l’ultimo voto e dovrà essere approvata entro il 10 maggio. Cioè entro la scadenza - un anno di tempo - data dalla Consulta il 19 aprile del 2021 quando, con un’ordinanza firmata da Nicolò Zanon, ha bocciato l’ordinamento penitenziato per cui i detenuti che non collaborano con la giustizia non possono ottenere la liberazione condizionale.

ROMA -  Sì della Camera alla nuova legge sull’ergastolo ostativo. Che viene approvata con 285 sì, un solo voto contrario e 47 astenuti, e cioè i deputati di Italia viva, Costa di Azione e Fratelli d’Italia. Con motivazioni opposte, norme “troppo restrittive” per Azione e Iv, e all’opposto troppo “permissive” per FdI. A questo punto la legge passa al Senato per l’ultimo voto e dovrà essere approvata entro il 10 maggio. Cioè entro la scadenza - un anno di tempo - data dalla Consulta il 19 aprile del 2021 quando, con un’ordinanza firmata da Nicolò Zanon, ha bocciato l’ordinamento penitenziato per cui i detenuti che non collaborano con la giustizia non possono ottenere la liberazione condizionale.

La Corte, nella stessa linea, nel 2019 aveva dichiarato incostituzionale l’articolo 4bis dello stesso stesso ordinamento del 1975 che, fino a quel punto, vietava l’accesso ai benefici, come i permessi premio, in assenza di una collaborazione. Ma l’anno scorso la Consulta non ha stoppato tout court la norma, ma ha lasciato l’ultima parola al Parlamento proprio per la complessità della materia, e ha dato alle Camere 12 mesi di temp per riscrivere le regole dell’ergastolo ostativo. Con la scadenza perentoria del 10 maggio quando, se la nuova legge non dovesse essere ancora pronta, sarà la stessa Corte a “tagliare” le norme già definite incostituzionali. 

Il testo della legge

Se questo è l’antefatto che spiega perché oggi la Camera ha votato il nuovo ergastolo ostativo veniamo ai dettagli della legge. Che subito, nei primi articoli, recita così: “I benefìci possono essere concessi ai detenuti purché dimostrino l'adempimento delle obbligazioni civili e degli obblighi di riparazione pecuniaria e alleghino elementi specifici, diversi e ulteriori rispetto alla regolare condotta carceraria, alla partecipazione del detenuto al percorso rieducativo e alla mera dichiarazione di dissociazione dall'organizzazione criminale di eventuale appartenenza, che consentano di escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva e con il contesto nel quale il reato è stato commesso, nonché il pericolo di ripristino di tali collegamenti, anche indiretti o tramite terzi, tenuto conto delle circostanze personali e ambientali, delle ragioni eventualmente dedotte a sostegno della mancata collaborazione, della revisione critica della condotta criminosa e di ogni altra informazione disponibile”. Toccherà al giudice di sorveglianza accertare “altresì la sussistenza di iniziative dell’interessato a favore delle vittime, sia nelle forme risarcitorie che in quelle della giustizia riparativa”.

La procedura per arrivare a un possibile sì alla liberazione condizionale è complesso. Il giudice di sorveglianza dovrà acquisire il parere del pubblico ministero e le informazioni dal carcere dove il detenuto è recluso. Dovrà disporre anche accertamenti sulla sua famiglia, sul suo reddito, sul tenore di vita, sulle attività economiche eventualmente svolte e sulla pendenza di misure di prevenzione personali o patrimoniali. Dopo 30 giorni, se i pareri non arrivano, il giudice decide ugualmente. Qualora dovessero emergere elementi che provano contatti attivi con le mafie dovrà essere il detenuto a fornire prove contrarie. Aumenta anche il minimo della pena scontata - 30 anni anziché 26 - per ottenere la liberazione condizionale. A decidere sui benefici sarà il tribunale di sorveglianza collegiale. 

I passi di Cartabia e Grasso

Ma è stata Marta Cartabia a “salvare” in extremis la legge sull’ergastolo ostativo dall’ennesimo scontro nella maggioranza. Erano ormai le nove di mercoledì sera, e un suo parere, giunto alla Camera in zona cesarini, mette pace nella maggioranza che sta litigando da due ore. Sui detenuti al 41bis, il carcere duro per i mafiosi, la linea della Guardasigilli è intransigente, come del resto lo è stata la Consulta un anno fa quando ha bocciato la legge in vigore sull’ergastolo ostativo. Adesso Cartabia dice: i detenuti che si trovano al 41bis non potranno fare alcuna istanza al tribunale di sorveglianza per ottenere la liberazione condizionale o altri permessi premio se prima non hanno, a loro volta, presentato una richiesta per revocare il carcere duro. La sua decisione diventa una “pregiudiziale secca” che entra nel testo del nuovo ergastolo ostativo.

Ed è esattamente la posizione che, in commissione Antimafia, ha espresso l’ex procuratore nazionale ed ex procuratore di Palermo Piero Grasso, poi passato in politica e divenuto presidente del Senato. Dice Grasso: “Chi ha il 41 bis non può fare istanza per ottenere qualsiasi beneficio perché il presupposto stesso del 41bis è che i collegamenti con la mafia ancora esistono. Quindi, prima il detenuto deve uscire dal 41bis presentando un’istanza al tribunale di Roma, è solo quando il regime del 41bis è caduto allora può chiedere di ottenere i benefici perché ha dimostrato che non ha piu collegamenti con la criminalità organizzata”. Tutto questo Grasso lo ha anche scritto in una sua proposta di legge presentata al Senato. 

Ma alla Camera invece il testo approvato dalla commissione Giustizia il 23 febbraio non conteneva questo passaggio così esplicito.

Ed è qui che, mercoledì sera, si è scatenata la bagarre in aula. Dove la deputata del gruppo Misto Giusi Bartolozzi (ex Forza Italia) ha posto il problema. Sollevato nei giorni precedenti anche durante una riunione della commissione Antimafia. E cioè l’assenza esplicita, nel testo della legge, della piena e totale esclusione della possibilità di ottenere la liberazione condizionale, o altri benefici, per i detenuti al 41bis. In commissione era intervenuto anche il costituzionalista Marco Ruotolo che aveva spiegato come recenti sentenze della Cassazione - tra cui una del nuovo capo del Dap Carlo Renoldi - aprono alla possibilità anche per chi è al carcere duro di presentare domande per i permessi.

Proprio per questa ragione il M5S ha contestato la nomina di Renoldi. Ma la pregiudiziale di Cartabia, sotto forma di emendamento, chiude la querelle. I 41bis sono fuori dalla possibilità di ottenere permessi, anche se proprio Bartolozzi solleva il dubbio che una simile previsione non possa diventare una nuova contestazione davanti alla Consulta per un’eventuale incostituzionalità della norma. La stessa Bartolozzi cita le sentenze scritte in Cassazione che potrebbero aprire una prospettiva a possibili permessi. A questo punto si allarma il gruppo grillino che con Vittorio Ferraresi ha seguito passo dopo passo l’iter della legge che ormai va avanti dall’anno scorso. Già un mese dopo la bocciatura della Consulta il M5S, con lo stesso Ferraresi, presenta una sua proposta di legge. A cui se ne aggiungono altre che diventano il testo unificato di Mario Perantoni, grillino anche lui, presidente della commissione Giustizia, nonché relatore del provvedimento.

Il M5S, proprio con Perantoni, pochi minuti prima del voto dice che la Camera “oggi ha scritto una bella pagina” e rivendica di aver contribuito a una legge che non darà “nessuno sconto di pena ai mafiosi che non collaborano, anche se, da più parti, c'era un’evidente volontà di scardinare il regime del 41bis, uno degli strumenti più importanti nel contrasto alle mafie. Il lavoro che abbiamo svolto ha finalmente messo un punto definitivo e speriamo che non ci siano ripensamenti o tentennamenti per rispettare il sacrificio di tantissimi martiri che hanno donato la propria vita e sono stati uccisi per mano della criminalità organizzata”.

Bocciata proposta di Magi sulla corruzione

Non passa invece, nonostante il voto segreto chiesto da Fratelli d’Italia e la libertà di voto data da Forza Italia - finisce con 267 no, 121 sì, e 2 astensioni - l’emendamento proposto da Riccardo Magi di +Europa e firmato anche dalla Dem Enza Bruno Bossio e da Enrico Costa di Azione, che chiede di escludere i reati di corruzione dall’elenco che rende impossibile accedere al lavoro all'esterno, ai permessi premio e alle misure alternative alla detenzione. Norme introdotte dopo la legge Spazzacorrotti dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede che ha inserito anche i reati di corruzione tra quelli off limit per i permessi. Magi ha spiegato così la sua proposta: “L'oggetto del mio emendamento non è l'ergastolo in quanto tale, semmai il regime ostativo e i suoi profili di incostituzionalità. Non c'è un'occasione più adeguata di questa per porre rimedio alla gravissima stortura introdotta nel 2019 con la Spazzacorrotti, con cui i reati contro la pubblica amministrazione sono stati equiparati ai quelli di mafia e di terrorismo". Secondo Magi “parliamo di un'abnormità, considerata tale dai maggiori giuristi e costituzionalisti, perché attraverso quell’equiparazione si determinano dei profili di irragionevolezza, incostituzionalità, di mancanza di proporzionalità della norma. Una norma che ha creato danni umani e finanziari allo Stato, perché a seguito delle pronunce della Cassazione e della Corte Costituzionale, lo Stato sta pagando per le ingiuste detenzioni a causa dell'applicazione retroattiva della norma". Ma i colleghi hanno detto di no.