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Governo al bivio sull'aumento delle spese militari: ecco cosa succede ora

È braccio di ferro tra Draghi e Conte. Per il premier occorre arrivare all'incremento del 2% e ottiene il sostegno del Quirinale. Il capo del M5S non ci sta. Tensioni sull'odg di FdI al dl Ucraina. Così traballa il fronte giallorosso, il Movimento e aumenta la distanza tra grillini ed esecutivo
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Mario Draghi tiene il punto. La sua intenzione è quella di arrivare all'incremento della spesa militare al 2% del Pil e rispettare l'mpegno internazionale assunto dall'Italia ritenendo grave l'atteggiamento del M5S. Giuseppe Conte conferma invece la posizione del Movimento: l'aumento ora sarebbe improvvido. È il braccio di ferro in corso tra l'attuale capo del governo e il suo predecessore. Il faccia a faccia tra i due di ieri è finito male. Per il presidente del Consiglio non ci si può sottrarre agli impegni con la Nato, così verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza. E cosi traballa il fronte giallorosso, si aprono altre crepe nel Movimento stesso e si allunga la distanza tra grillini ed esecutivo.

Intanto, sfumata la possibilità di un accordo tra i partiti sull'aumento delle risorse per la difesa, il governo ha fatto suo un odg favorevole di FdI che entra così nel decreto Ucraina e si prepa…

Mario Draghi tiene il punto. La sua intenzione è quella di arrivare all'incremento della spesa militare al 2% del Pil e rispettare l'mpegno internazionale assunto dall'Italia ritenendo grave l'atteggiamento del M5S. Giuseppe Conte conferma invece la posizione del Movimento: l'aumento ora sarebbe improvvido. È il braccio di ferro in corso tra l'attuale capo del governo e il suo predecessore. Il faccia a faccia tra i due di ieri è finito male. Per il presidente del Consiglio non ci si può sottrarre agli impegni con la Nato, così verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza. E cosi traballa il fronte giallorosso, si aprono altre crepe nel Movimento stesso e si allunga la distanza tra grillini ed esecutivo.

Intanto, sfumata la possibilità di un accordo tra i partiti sull'aumento delle risorse per la difesa, il governo ha fatto suo un odg favorevole di FdI che entra così nel decreto Ucraina e si prepara a blindare con la fiducia il dl che giovedì arriva in Senato. E ora? Cosa succederà in Parlamento nei prossimi giorni? E nel governo? Se il M5S, forza parlamentare della maggioranza, si tirerà fuori cosa rischia l'esecutivo guidato da Draghi?

L'odg di FdI: cosa succede in Parlamento

Oggi e domani in Aula al Senato arriva il decreto Ucraina. La maggioranza è divisa sull'ordine del giorno al dl, presentato da Fratelli d'Italia, davanti alle commissioni Esteri e Difesa. L'odg di FdI, prima firmataria la senatrice Isabella Rauti, faceva riferimento a quello 'gemellò già approvato dalla Camera lo scorso 16 marzo (con 391 sì su un totale di 421 presenti, tra cui 19 contrari) e impegnava il governo a "dare seguito" alle dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla "necessità di aumentare le spese per la Difesa puntando al raggiungimento dell'obiettivo del 2% del Pil". Il testo è stato accolto dal governo senza alcuna riformulazione: favorevoli Pd, Italia viva, Lega e Forza Italia. FdI - che è all'opposizione - ha deciso di non richiedere di mettere l'odg al voto. Richiesta, quest'ultima, che è stata avanzata, invece, da M5S e Leu  contrari all'aumento. Ma che la presidente della commissione Difesa, la dem Roberta Pinotti, non ha potuto accogliere, dal momento che, in base al regolamento del Senato, solo il 'proponentè - quindi FdI - può chiedere di mettere in votazione l'odg. Nella riunione congiunta di oggi pomeriggio delle commissioni Esteri e Difesa del Senato si decide il da farsi. Il M5S, a quanto apprende l'Ansa, vorrebbe arrivare in Aula senza relatore del dl Ucraina per votare il testo approvato dalla Camera. E "cancellando", così, il lavoro delle commissioni a palazzo Madama, compreso l'odg di FdI, che impegna a una spesa militare al 2%, accolto ieri dal governo. Solo in questo modo, secondo fonti, il Movimento sarebbe disposto a votare una possibile fiducia che il governo potrebbe decidere di porre domani.

Il Def

Al netto di singoli voti discordanti o colpi di scena, i 5 stelle in Senato dovrebbero comunque dire sì alla fiducia sul dl Ucraina. Il vero snodo è però il Def, il documento di economia e finanze, dove si capirà se ci sono i 14 miliardi di euro di aumento di spesa militare previsti dagli accordi con la Nato. Intanto, Giuseppe Conte ha già avvisato: "Nel Def non ci siano fughe in avanti" sull'aumento delle spese militari. Uno scoglio al momento allontanato in quanto il documento di economia e finanza, inizialmente previsto in Cdm giovedì, arriverà sul tavolo di Palazzo Chigi solo il 5 o il 6 aprile dopo la messa a punto del Mef e della ragioneria. Insomma, si prova a prendere tempo, anche per smorzare l'acceso dibattito politico che sta portando a un vero e proprio scontro nella maggioranza.

Cosa era successo nei governi precedenti

Per Draghi c'è anche un altro punto fondamentale: la compattezza della maggioranza è dovuta perché l'impegno sulle spese militari era stato preso già a Montecitorio e perché "i piani concordati nel 2014, e seguiti dai vari governi che si sono succeduti, prevedono entro il 2024 un continuo progressivo aumento degli investimenti". E per spiegare meglio l'argomento, Palazzo Chigi ha deciso di snocciolare i dati sul bilancio della difesa sotto i governi Conte: "Il bilancio della difesa nel 2018 era sostanzialmente uguale al 2008. Nel 2018 si registravano circa 21 miliardi, nel 2021 24,6 miliardi (un aumento del 17 per cento). Questi sono i dati del Ministero della difesa nei governi Conte. Tra il 2021 e il 2022 il bilancio della difesa sale invece a 26 miliardi: un aumento del 5,6 per cento".

M5S contesta i dati di Chigi

Numeri che ai grillini non tornano, pronti a contestare la ricostruzione delle spese militari fatta dal governo. "È curiosa e davvero straordinaria la dovizia di particolari con cui 'fonti di palazzo Chigi' hanno ricostruito la spesa militare italiana. La stessa meticolosità andrebbe usata per dare notizia del previsto incremento delle spese militari per gli anni 2023 e 2024, che rappresentano il fulcro del confronto di questo giorni", riferiscono fonti ufficiali del Movimento, rifiutando una "ricostruzione che vorrebbe dimostrare che i governi Conte hanno aumentato le spese per la Difesa più del governo Draghi".

I pentastellati vanno nel dettaglio: "Durante i governi di Giuseppe Conte, ci sono state le seguenti variazioni:
nel 2019: da 21,7mld del 2018 a 21md, cioè una variazione negativa di 0,7 mld, nel 2020 si è passati da 21md a 22,8md, cioè un aumento di 1,8 mld, nel 2021 si è passati da 22,8 a 24,4md, con un incremento di 1,6 mld. Si registra dunque un totale di +2,7md in 3 anni (da 21,7 a 24,4md), ovvero +12% non +17%".
Nel caso del governo Draghi, invece, per "il 2022 si è passati da 24,4 a 26 mld, per un totale di +1,6 mld, corrispondente ad un aumento percentuale di +6,5% in 1 anno, non del 5%. Si evince chiaramente che l'incremento delle spese militari con i governi Conte è stato in media inferiore al miliardo l'anno. Un dato sensibilmente differente da quanto fatto registrare dall'attuale esecutivo, che in un anno ha disposto 1,6 miliardi di euro di aumento".

Il braccio di ferro tra Conte e Draghi

È scontro tra premier ed ex premier, da pochi giorni di nuovo presidente del M5S rieletto dagli iscritti. Mario Draghi non torna indietro sull'aumento delle spese militari al 2% del Pil e ottiene anche il sostegno del Quirinale (ieri in serata è salito al Colle per aggiornare il capo dello Stato sulla vicenda delle spese militari che animano la maggiornanza). Per il capo del governo se si decidesse di mettere in discussione gli impegni assunti con la Nato, in un momento così delicato con un conflitto in corso, verrebbe meno il patto che tiene in piedi la maggioranza. A Giuseppe Conte, che ha incontrato sempre ieri prima di vedere Sergio Mattarella, lo ha detto chiaramente: il governo intende "rispettare e ribadire con decisione gli impegni" sulle spese militari, soprattutto adesso. Il presidente del M5S dice di non voler mettere in discussione gli impegni con la Nato ma di avere il dovere "di rappresentare la preoccupazione della prima forza politica in Parlamento: affrettarsi a rispettare la soglia del 2% del Pil significa provocare un picco delle spese militari in un momento di massima difficoltà per gli italiani". Draghi tira dritto: chiederà alla maggioranza di "contarsi in Parlamento". O dentro o fuori.

Maggioranza a rischio sull'aumento: cosa succede ora

Il tema dell'aumento delle spese militari ha provocato una spaccatura anche tra M5S e Pd, con il segretario dem Enrico Letta che ha fatto trapelare la sua preoccupazione. Nel Movimento poi la crepa interna potrebbe aprirsi ancor di più tra chi dovrà decidere se votare contro il governo e chi vorrà seguire l'ala più moderata guidata da Luigi Di Maio. E soprattutto tende ad allargarsi anche la distanza tra grillini ed esecutivo. Si può parlare di crisi di governo? A sentire Conte no. "Io non ho sollevato nessuna crisi di governo. Dico: dobbiamo programmare la spesa militare?", e allora bisogna "discutere come verrà fatto. Siamo il partito di maggioranza relativa, approfondiremo il tema, ne abbiamo il diritto. Non abbiamo mai parlato di crisi di governo o di mettere in difficoltà il premier rispetto a un impegno euroatlantico", ha spiegato Giuseppe Conte ieri a Di Martedì su La7.

Si vedrà. Intanto Draghi è stato chiaro: chiederà alla maggioranza di "contarsi in Parlamento". L'annuncio di una potenziale fiducia capace di ridisegnare l'attuale compagine di unità nazionale: il governo va avanti ma con una maggioranza diversa senza il Movimento. Che rischierebbe davvero di finire a pezzi.