M5S, la tentazione d'autunno: fuori dalla maggioranza per recuperare consensi
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliSolo un pourparler, una ipotesi buttata lì? O forse - sospettano specialmente i più 'moderati' del M5S - una opzione vera e propria, alla quale nei fatti si starebbe già lavorando preparando le condizioni per...? Di certo c'è che nel circolo ristretto di Giuseppe Conte l'argomento è stato trattato più di una volta nei giorni scorsi, ovvero la 'pazza idea' di andare all'opposizione, non adesso ma a settembre. Quando cioè, con buone probabilità, la legislatura comunque arriverebbe alla fine naturale, consentendo però ai 5 Stelle di passare qualche mese in modalità protestataria, vecchio stile insomma. Nella convinzione, o nella speranza, di recuperare consensi e identità, i primi perduti e la seconda anche, dopo quattro anni e passa di governo.
Solo un pourparler, una ipotesi buttata lì? O forse - sospettano specialmente i più 'moderati' del M5S - una opzione vera e propria, alla quale nei fatti si starebbe già lavorando preparando le condizioni per...? Di certo c'è che nel circolo ristretto di Giuseppe Conte l'argomento è stato trattato più di una volta nei giorni scorsi, ovvero la 'pazza idea' di andare all'opposizione, non adesso ma a settembre. Quando cioè, con buone probabilità, la legislatura comunque arriverebbe alla fine naturale, consentendo però ai 5 Stelle di passare qualche mese in modalità protestataria, vecchio stile insomma. Nella convinzione, o nella speranza, di recuperare consensi e identità, i primi perduti e la seconda anche, dopo quattro anni e passa di governo.
L'autunno caldo del Movimento avrebbe quindi dei pro, ma anche numerose variabili difficilmente controllabili. Primo particolare di cui tenere conto: a settembre scatta il diritto alla pensione dei parlamentari compiuti i 65 anni, un fattore apparentemente minore. Con questa garanzia però per tutti quanti, e soprattutto per decine e decine di fortunati del M5S che avevano vinto la lotteria del 2018, il terrore di tornare a casa anzitempo e quindi il finora stoico senso di responsabilità di chi è entrato incendiario e si ritrova pompiere verrebbe decisamente meno. Superata la boa settembrina deputati e senatori sarebbero meno recalcitranti nel seguire fino in fondo una svolta così rischiosa.
Un M5S d'opposizione recupererebbe lo spirito e l'anima ribellistica uscita dal recinto oppure rimasta ingabbiata dalla morsa super istituzionale, magari tornerebbe Alessandro Di Battista, oppure riprenderebbero centralità figure tenute lì col freno a mano come Virginia Raggi e Danilo Toninelli. Poi non c'è solo la parabola del M5S, arrivato al 33 per cento nel 2018 e adesso quotato al 12 per cento, a dimostrare che governare - e ancor di più con un tecnico che concede pochi spazi ai partiti - rischia da qui ad un anno di inchiodare il Movimento sotto al 10: anche lo schema 'di lotta e di governo', sperimentato finora da Matteo Salvini, si mostra perdente sul piano politico ed elettorale.
"Il Pd è il partito della stabilità, della responsabilità sempre e comunque, è il suo core business e infatti mantiene sempre lo stesso livello di consenso. Noi cosa siamo? Non si capisce bene, di sicuro fare i doppioni del Pd non serve né a noi né a loro", ragiona un alto in grado dei 5 Stelle. L'evoluzione di questi anni ha portato il M5S populista e trasversale a collocarsi stabilmente nel centrosinistra, con la guida di Conte - a guardare temi e sensibilità, compresa l'ultima rimarcazione pacifista - molto spesso addirittura alla sinistra del Pd. Con uno strappo al governo però a quel punto l'alleanza progressista rischierebbe anch'essa di saltare in aria e questa possibilità, che pure c'è a chi non dispiace nel Movimento, ha un peso nelle riflessioni in corso.
Non ci sono dubbi inoltre che lasciando l'esecutivo il M5S perderebbe pezzi per strada, vedi ad esempio Luigi Di Maio. Allo stesso tempo sarebbe un passaggio chiarificatore e che, nel rimescolamento, potrebbe togliere di mezzo delle contraddizioni interne. Al momento del resto sembrano esserci due diversi Movimenti, uno allineato alla maggioranza e un altro che invece punta i piedi e fa la gara al distinguo. Perciò secondo i maligni Conte cerca il pretesto giusto per mandare tutto all'aria: la legge di bilancio, in autunno, che avrà dentro le spese militari contestate oggi? Un blocco europeo della terza tranche del Pnnr, che suonerebbe come una figuraccia dalla quale tenersi alla larga? Per l'ex presidente del Consiglio invece sono i cosiddetti 'media mainstream' che "quando il M5S pone un problema dicono che vuole la crisi di governo, è l'angolo in cui vogliono cacciarci".
In tutto questo però resta da capire come si pone o si porrebbe Beppe Grillo. Il garante si è di nuovo rintanato, descritto come stanco e disinteressato, ma sempre in contatto con Conte. Di certo se desse un via libera convinto all'operazione settembrina per Conte sarebbe una garanzia in più. Ma mancano cinque mesi, in mezzo può succedere qualsiasi cosa e prima la pandemia e poi la guerra l'hanno insegnato, alle 5 Stelle in caduta libera più di tutti.