M5S, così Conte cambia comunicazione (su consiglio di Grillo): maniche di camicia, pugni sul tavolo e dirette social
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoPochette addio. Sarà perché Beppe Grillo almeno un paio di volte, nelle ultime settimane, si è lamentato per la linea comunicativa del M5S, giudicata troppo appiattita, sostanzialmente "moscia", come riferiscono fonti vicine al garante del Movimento, certo è che Giuseppe Conte cambia look e toni. Appesa nell'armadio la grisaglia, eccolo, oggi pomeriggio, in diretta Instagram, a rispondere alle domande di "Luchino00" e "Alef7", prima di salire al Quirinale per un faccia a faccia col presidente Sergio Mattarella.
Maniche di camicia arrotolate, pugni battuti sul tavolo, modi concitati, tanto che un utente gli suggerisce: "Sì, ma stai calmo, sennò ti parte l'embolo". È il "rapporto diretto" coi social-elettori su cui punta l'ex premier per riavvolgere il nastro, ora che le Politiche si avvicinano, per far tornare i 5 Stelle al movimentismo primitivo. Che oggi sa un po' di vi…
Pochette addio. Sarà perché Beppe Grillo almeno un paio di volte, nelle ultime settimane, si è lamentato per la linea comunicativa del M5S, giudicata troppo appiattita, sostanzialmente "moscia", come riferiscono fonti vicine al garante del Movimento, certo è che Giuseppe Conte cambia look e toni. Appesa nell'armadio la grisaglia, eccolo, oggi pomeriggio, in diretta Instagram, a rispondere alle domande di "Luchino00" e "Alef7", prima di salire al Quirinale per un faccia a faccia col presidente Sergio Mattarella.
Maniche di camicia arrotolate, pugni battuti sul tavolo, modi concitati, tanto che un utente gli suggerisce: "Sì, ma stai calmo, sennò ti parte l'embolo". È il "rapporto diretto" coi social-elettori su cui punta l'ex premier per riavvolgere il nastro, ora che le Politiche si avvicinano, per far tornare i 5 Stelle al movimentismo primitivo. Che oggi sa un po' di vintage, di posticcio forse, soprattutto perché a incarnare la svolta è, in teoria, il più istituzionale dei grillini. Iscritto al Movimento solo dopo l'esperienza da capo del governo. Ma questo è il mood per cercare di recuperare consensi: meno Palazzo, più piazza, anche virtuale. L'ex premier giura che quello su Instagram sarà un appuntamento a cadenza fissa: "Tornerò a farmi sentire qui, per parlare direttamente".
Niente a che vedere con le dirette social pandemiche, bandiera italiana sullo sfondo nello studio di Chigi, niente toni rassicuranti. È un Conte politicamente combat, che scorre col mouse i commenti dei seguaci lieti della sterzata, che infatti, mentre parla, lo caricano con messaggi contro Mario Draghi, "si deve ritirare", o contro gli alleati (sgraditi) del Pd: "Non ti fidare di Enrico Letta", "stai attento", "il Pd è il partito del potere" e via trollando. Conte su questo li rinfranca: "Non saremo la succursale di un'altra forza politica" (e lo schermo s'infiamma di cuori di approvazione), pretende "rispetto", attacca Draghi, "ho avuto un lungo colloquio ma non ho avuto risposte sulle misure economiche. E il Pnrr sta andando a rilento". Attacca anche i media che, oltre agli avversari politici, dice Conte, "pensano di silenziarci". Quindi via di dirette social, come faceva Virginia Raggi prima di perdere il Campidoglio, col format "La sindaca risponde".
Dietro al cambio di approccio c'è naturalmente la regia di Rocco Casalino. Non è un caso che proprio lo staff della comunicazione M5S, diretta dall'ex portavoce di Palazzo Chigi, in questi giorni si sia allargato. Non è questa "l'autodeterminazione informativa" proposta da Grillo e annunciata lunedì da Conte - anche se nel M5S pochi hanno capito cosa sia di preciso, forse un progetto sull'identità digitale e la privacy - di sicuro c'è il tentativo del Movimento di risalire il gorgo di imbarazzi e contraddizioni, vedi la piroetta sull'aumento delle spese militari, prima votato alla Camera e poi osteggiato in ogni modo al Senato con benedizione del leader, creando una narrazione propria.
Il crinale comunicativo segue la svolta politica, di una forza che intende slacciarsi dal traino del Pd, ritrovare un baricentro proprio, al costo di trasformare in strappo definitivo le tensioni giallorosse di questi giorni. Come da "patto della Barchetta", la cena di fine febbraio tra Conte e Alessandro Di Battista, nella trattoria chic al centro di Roma, "la Barchetta" appunto, in cui l'ex deputato si è augurato un ritorno al Movimento delle origini, con corsa solitaria alle elezioni del 2023. Era solo una cena, un mese fa. Ma il conto di questa strategia deve ancora arrivare.