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M5S, Ferrara: "Voteremo la fiducia al dl Ucraina. Ma il governo non faccia forzature sulle spese militari"

Il capogruppo in commisssione Esteri a Palazzo Madama: "Un passo avanti la mediazione di Guerini che sposta al 2028 l'aumento degli investimenti sulla difesa al 2% del Pil. Il rapporto col Pd? Confronto fisiologico, non possiamo essere subalterni a nessuno". E attacca Meloni
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“Il governo non faccia forzature sull’aumento delle spese militari. Noi non molliamo. Ma con il decreto Ucraina non c’entra niente e lo votiamo”. Gianluca Ferrara è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Esteri del Senato. Si definisce “un non violento” e un cristiano.   

Ferrara, i 5 Stelle votano la fiducia al decreto Ucraina? 

“Mi sembra che il nostro presidente, Giuseppe Conte non abbia mai messo in dubbio l’impegno preso per sostenere il popolo ucraino”.

Tutto superato, insomma? 

“Abbiamo avuto momenti di confronto come accade in tutte le forze politiche, ma la direzione presa è sempre stata chiara. Temo che sia stata creata una strumentale confusione tra decreto Ucraina e aumento straordinario delle spese militari”.

“Il governo non faccia forzature sull’aumento delle spese militari. Noi non molliamo. Ma con il decreto Ucraina non c’entra niente e lo votiamo”. Gianluca Ferrara è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Esteri del Senato. Si definisce “un non violento” e un cristiano.   

Ferrara, i 5 Stelle votano la fiducia al decreto Ucraina? 

“Mi sembra che il nostro presidente, Giuseppe Conte non abbia mai messo in dubbio l’impegno preso per sostenere il popolo ucraino”.

Tutto superato, insomma? 

“Abbiamo avuto momenti di confronto come accade in tutte le forze politiche, ma la direzione presa è sempre stata chiara. Temo che sia stata creata una strumentale confusione tra decreto Ucraina e aumento straordinario delle spese militari”.

Pensate di avere vinto sul “no” all’incremento delle spese militari? 

“A noi interessa far vincere gli italiani. Le tante famiglie ed imprese che sono in estrema difficoltà. Una ricerca del Sole 24 Ore ha chiarito che le bollette di energia non pagate sono il 15%: è chiaro che il Paese è in difficoltà e noi dobbiamo tendere la mano. Abbiamo raggiunto il nostro scopo portando in aula il decreto Ucraina senza relatore, facendo così decadere l’ordine del giorno di Fratelli d’Italia sull’aumento straordinario delle spese militari, che ci vede categoricamente contrari. Abbiamo liberato il campo da confusioni strumentali tra temi scollegati tra loro: da una parte le misure a sostegno dell’Ucraina, che il M5S sosterrà in aula, dall’altra scelte di bilancio nel settore Difesa che vanno discusse e approfondite senza fretta e nelle opportune sedi. Senza fughe in avanti e provocatorie forzature. Una forzatura che viene da un partito la cui leader è solita ripetere con ardore: io sono Giorgia e sono cristiana! Ma evidentemente non ascolta le parole del Santo Padre che ha definito una pazzia aumentare le spese militari. Ora dovremmo tutti concentrarci per favorire la pace”.

Ma non è una vittoria di Pirro, dal momento che sui soldi in più per le spese militari si deciderà in concreto nel Def? 

“Noi siamo la prima forza politica del Parlamento e il governo è tenuto ad ascoltare le nostre istanze, ad avere un confronto costruttivo con noi. Del resto le nostre sono posizioni di buon senso ed è fondamentale che le nostre opinioni siano tenute in considerazione proprio nel Def, è quello che ho ribadito nella riunione di maggioranza con la presenza del governo”.

Guerini e il Pd hanno mediato ponendo la data del 2028: l’accordo è su questo? 

“Guerini nel 2019 sostenne che il 2024 era una data irrealizzabile per raggiungere il 2% del Pil in armamenti. Dopo la pandemia questa data è ancor più impossibile e insostenibile da realizzare.  Come si può pensare di aumentare di 12/15 miliardi la nostra spesa militare in due anni? Significherebbe stanziare almeno 6/7,5 miliardi l’anno nelle prossime due leggi di bilancio. E’ prematuro ora indicare date, ma è un passo verso le nostre posizioni. Ricordo che fino a ieri ci tacciavano di irresponsabilità perché chiedevamo di far slittare il termine per il raggiungimento del 2% nel 2024. Oggi Guerini sposta questo obiettivo al 2028, venendo incontro a quella sostenibilità e gradualità da noi sempre richiesta”.

Ma siete arrivati a un passo dalla crisi di governo? 

“Noi vogliamo garantire stabilità al Paese, non creare tensioni, ma siamo molto determinati a far valere le nostre posizioni che hanno come unico fine il bene comune. Oggi già spendiamo ben 68 milioni di euro al giorno, superare i 100 milioni è davvero una pazzia, come sostenuto da Papa Francesco”.

Gli impegni Nato si rispettano, non crede? 

“Non abbiamo messo in dubbio impegni internazionali presi in precedenza, ma la loro tempistica. Io credo che sarebbe il caso di cominciare a lavorare seriamente per una difesa comune europea che ci farebbe risparmiare invece che spendere di più. Ma per realizzare questo progetto occorre prima di tutto avere una politica estera europea comune. Intanto possiamo razionalizzare, ottimizzare e rendere più efficiente la spesa militare a livello nazionale che oggi è molto sbilanciata: destiniamo il 60% al personale, di età media avanzata e di alto grado, ma non investiamo nell'addestramento del personale giovane. Compriamo tanti mezzi ma non ci sono fondi per la loro manutenzione. E investiamo poco e niente nella cyber difesa. Ma soprattutto io credo che la politica deve essere lungimirante, avere una visione e prevenire le cause che generano le guerre. E’noto che molte guerre si hanno per motivi energetici, allora investiamo in maniera massiccia in energie rinnovabili in modo da evitare anche il dramma dei cambiamenti climatici”. 

Con il Pd è gelo? Questa vostra posizione sulle spese per la difesa, così come avere blindato il presidente grillino della commissione esteri filo Putin, Vito Petrocelli, incrina l’alleanza tra voi e i dem? 

“Con il Pd, come è fisiologico, è giusto che ci siano momenti di confronto e di crescita comune. Siamo la prima forza parlamentare e non possiamo essere subalterni a nessuno. Sul presidente Petrocelli mi pare che abbia esplicitato che non condivide più un percorso e questo, anche se rammarica, è un problema suo, non nostro”.