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Pd, Letta chiede calma ma tra i dem monta l’ira: "Dai 5S balletto osceno"

Il segretario del Pd, Enrico Letta 

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Il segretario consiglia prudenza: "Niente falli di reazione". Dubbi e malumori sull'alleanza
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ROMA - Investito dall'ultima invettiva di Giuseppe Conte, al Nazareno cala il gelo. Subissato di messaggi e telefonate furibonde, Enrico Letta sceglie il silenzio e dà a tutti la stessa consegna. "Attenti ai falli di reazione, manteniamo la calma - ordina a parlamentari e dirigenti infuriati - il momento è delicato, serve il massimo dell'unità e della responsabilità". Traduzione simultanea della "linea ghandiana" che il segretario del Pd ha deciso di inaugurare per mettere in sicurezza la maggioranza ed evitare la dissoluzione del campo largo con cui (ancora) spera di vincere le elezioni nel 2023.

Sa bene, il leader dem, che scender…

ROMA - Investito dall'ultima invettiva di Giuseppe Conte, al Nazareno cala il gelo. Subissato di messaggi e telefonate furibonde, Enrico Letta sceglie il silenzio e dà a tutti la stessa consegna. "Attenti ai falli di reazione, manteniamo la calma - ordina a parlamentari e dirigenti infuriati - il momento è delicato, serve il massimo dell'unità e della responsabilità". Traduzione simultanea della "linea ghandiana" che il segretario del Pd ha deciso di inaugurare per mettere in sicurezza la maggioranza ed evitare la dissoluzione del campo largo con cui (ancora) spera di vincere le elezioni nel 2023.

Sa bene, il leader dem, che scendere sul piano della polemica gridata, imboccato dal capo grillino sull'onda di sondaggi in calo e di una leadership che stenta ad affermarsi, farebbe malissimo non solo alla stabilità del governo ma anche al Pd. Al cui interno son tornati a riaffiorare dubbi e malumori sull'affidabilità di un alleato che "non si fa scrupoli a raccontare menzogne pur di guadagnare visibilità", attacca un ex renziano. Prova ne è il post al vetriolo pubblicato sul profilo Fb di Base riformista, la corrente del ministro Guerini, per commentare "il balletto osceno" dei 5Stelle sull'aumento delle spese militari: "Per la credibilità dell'Italia servono lealtà e verità, non bugie da cialtroni". Un ceffone. Che fa il paio con quello assestato ieri in Senato da Simona Malpezzi dopo l'approvazione del decreto Ucraina: "Alcuni passaggi compiuti dal M5S ci hanno sorpreso e preoccupato", graffia la capogruppo dem. "Al centro della nostra azione c'è la salvaguardia dell'esecutivo e della reputazione internazionale del Paese: taluni atteggiamenti hanno rischiato di mettere in crisi entrambi". Affondo utile a fissare un paletto: "Deve essere chiaro che la politica estera è il cardine di qualsiasi alleanza". Come a dire: provateci di nuovo e non finisce bene, il Pd non si farà travolgere dai rigurgiti populisti, specie sui temi identitari non si transige. Questo, ma non solo.

Tra i parlamentari dem è infatti diffuso il timore che Conte non si fermerà: da qui alle Politiche ingaggerà una guerriglia permanente contro Draghi; su ogni provvedimento, dal catasto ai balneari, darà battaglia pur di strappare un titolo nei Tg. Un disastro, tanto più che le amministrative sono alle porte. Perciò "bisogna smorzare i toni e ricucire", getta acqua sul fuoco Francesco Boccia, responsabile Enti locali del partito: "Se rompiamo oggi con i 5Stelle, rischiamo di perdere le elezioni in quasi tutte le 25 città capoluogo dove a giugno si vota. E sarebbe un peccato dopo la fatica che abbiamo fatto per costruire un percorso comune". Non nasconde le difficoltà, il deputato pugliese fra i più vicini all'ex premier, ma preferisce derubricare a "dialettica vivace" la sua urticante diretta Instagram: "Nessuno è la succursale di nessuno", taglia corto, "l'importante è sapere che se noi litighiamo vince la destra". Lo ha detto anche a "Giuseppe", che con lui si era lamentato per le accuse lanciate dal Pd ("Dicono che voglio far cadere il governo, ma non è vero!") e per la ruvida telefonata dell'altro ieri sera con Letta, rimbalzata poi su tutti i giornali.

Una spirale di ripicche e dispetti cominciata durante la burrascosa trattativa per il Quirinale, che rischia di trasformare il campo largo in un campo minato. Da invertire prima che sia tardi. Con una strategia immaginata dal leader dem in tre punti. Primo: non rispondere alle provocazioni. Secondo: lavorare per rafforzare il governo, che mai come adesso - con una guerra in corso dagli effetti potenzialmente devastanti per l'economia - va messo al riparo da ogni tentativo di sabotaggio. Terzo: silenziare i mal di pancia interni, riesplosi sull'aumento dei fondi per la Difesa. Su cui "si è trovata un'intesa ragionevole", ammonisce Letta, "è il metodo da seguire sempre". Significa venirsi incontro e mediare, se non si è d'accordo, non procedere a colpi di strappi.

Una questione chiusa. "Voltiamo pagina", dice a sera il segretario, insediando al Nazareno la task force guidata da Misiani per elaborare il piano del Pd per arginare l'inflazione e i costi sociali della guerra. Le priorità, ora, sono queste.