Il Papa e l'idea di un viaggio lampo di pace a Kiev. Diplomazie e mediatori al lavoro
dal nostro inviato Paolo Rodari , dal nostro inviato Paolo RodariLA VALLETTA - Dieci giorni fa l'ufficializzazione da parte di Zelensky dell'invito al Papa di recarsi a Kiev suonò anche dentro le Sacre Mura come una boutade a cui non sarebbero seguiti fatti, almeno nell'immediato. Francesco, tuttavia, ha preso sul serio quell'invito e oggi l'ipotesi di un viaggio lampo è meno irrealistica. Una toccata e fuga senza un grande seguito, poche ore sul suolo ucraino per implorare i potenti con l'appello fatto dopo l'Angelus dello scorso 6 marzo: "Fermatevi!". Il viaggio a Kiev "è sul tavolo", ha detto non a caso lo stesso Bergoglio volando ieri verso Malta, confermando che la possibilità che per la prima volta un vescovo di Roma si rechi in una terra dilaniata da un conflitto in atto - ci provò Giovanni Paolo II nel 1994 a Sarajevo ma dovette rimandare - è reale. Francesco ha chiesto alla Segreteria di Stato di fare tutto il possibile perché il viaggio avveng…
LA VALLETTA - Dieci giorni fa l'ufficializzazione da parte di Zelensky dell'invito al Papa di recarsi a Kiev suonò anche dentro le Sacre Mura come una boutade a cui non sarebbero seguiti fatti, almeno nell'immediato. Francesco, tuttavia, ha preso sul serio quell'invito e oggi l'ipotesi di un viaggio lampo è meno irrealistica. Una toccata e fuga senza un grande seguito, poche ore sul suolo ucraino per implorare i potenti con l'appello fatto dopo l'Angelus dello scorso 6 marzo: "Fermatevi!". Il viaggio a Kiev "è sul tavolo", ha detto non a caso lo stesso Bergoglio volando ieri verso Malta, confermando che la possibilità che per la prima volta un vescovo di Roma si rechi in una terra dilaniata da un conflitto in atto - ci provò Giovanni Paolo II nel 1994 a Sarajevo ma dovette rimandare - è reale. Francesco ha chiesto alla Segreteria di Stato di fare tutto il possibile perché il viaggio avvenga e i diplomatici vaticani da dieci giorni sono al lavoro per provare ad aprire un pertugio.
Le incognite più grandi sono due. Da una parte la necessità che al Papa sia garantita la sicurezza. Dall'altra che Mosca non prenda l'iniziativa come una minaccia. Sul primo punto la Segreteria di Stato attende notizie da Kiev. I canali con Zelensky e i suoi uomini sono aperti. Quest'ultimo e Francesco si sentono spesso. Una mediazione vaticana era stata chiesta dal presidente ucraino già lo scorso aprile. Per quanto riguarda Mosca, invece, i rapporti al momento sono sospesi. Il Papa non ha parlato recentemente con Putin. L'interlocutore russo più vicino resta l'ambasciatore presso la Santa Sede, Alexander Avdeev. La preoccupazione di Bergoglio è che nessuno pensi che voglia condannare unilateralmente Putin e schierarsi con uno dei contendenti: "Anche oggi - spiega un monsignore della diplomazia - quando Francesco ha ricordato che il conflitto "è stato alimentato negli anni con grandi investimenti e commerci di armi", ha voluto sottolineare che oltre alle colpe di Mosca ci sono quelle di quei Paesi le cui mire espansionistiche hanno lambito non senza spregiudicatezza il fronte occidentale della Russia".
Nei rapporti con Mosca un ruolo importante può giocarlo il patriarca ortodosso Kirill. Con lui i canali sono sempre aperti. Il suo portavoce Hilarion è spesso in Vaticano. Entro quest'anno, ha confermato pochi giorni fa l'ambasciata russa presso la Santa Sede, avverrà un incontro fra il patriarca e il Papa con ogni probabilità in territorio neutro. Prima del conflitto l'ipotesi di un incontro a Mosca - sarebbe stata la prima volta di un Papa in terra russa - non era lontana. L'aveva detto a Repubblica lo scorso 29 gennaio anche l'arcivescovo cattolico di Mosca monsignor Paolo Pezzi. Oggi tutto è rimandato a momenti migliori anche se lo stesso Kirill resta un alleato in più per il viaggio a Kiev. Potrebbe garantire lui con Putin, farsi portavoce delle volontà del Papa di essere lì solo per portare solidarietà a chi soffre chiedendo a tutte le parti in gioco ogni sforzo per la pace. "Francesco - spiegano ancora in Vaticano - lavora solo per la pace condannando sempre il peccato ma mai il peccatore. Così ha fatto negli ultimi anni in Sud Sudan: ha baciato i piedi dei leader del Paese il cui curriculum era bagnato dal sangue. Non si è schierato con l'uno o con l'altro. A tutti ha chiesto pace". "È necessario compiere ogni sforzo affinché le divergenze si risolvano pacificamente", avevano convenuto Francesco e Kirill quando si sono parlati con un collegamento video il 16 marzo. Ma "la Chiesa non deve usare la lingua della politica, bensì quella di Gesù", aveva spiegato la Santa Sede chiarendo qual è la linea vaticana in merito.