Cosimo Maria Ferri arriva in ritardo alla riunione alla Camera sulla riforma del Csm con la Guardasigilli Marta Cartabia, e i colleghi deputati e senatori si preoccupano anche che non ci sia e chiedono di aspettarlo. Le toghe di Area contestano la sua presenza alle trattative sulla riforma del Csm, per un evidente conflitto di interessi, ma la politica le ignora. E proprio da Ferri - deputato di Italia viva e tuttora magistrato in aspettativa, ex sottosegretario alla Giustizia, protagonista con Luca Lotti e Luca Palamara della cena all’hotel Champagne del 2019 che ha fatto esplodere il caso del correntismo e ha portato alla riforma di cui si discute oggi - arriva la bocciatura della riforma: “Iv non è soddisfatta. Non sono stato risolti i nodi cruciali, dal sorteggio ai fuori ruolo”. Una presa di distanza, in nome del partito di Matteo Renzi, che potrebbe disattendere proprio l’invito fatto da Cartabia, cioè un voto identico alla Camera e al Senato.
Via libera a 11 articoli, la commissione vota
Si chiude dopo sei ore il primo round dell’incontro no stop tra la Guardasigilli e i partiti della maggioranza sulla riforma. Si procede ordinatamente su tutti gli articoli, incrociando gli emendamenti, in modo da consentire, già da domani, il voto della commissione Giustizia della Camera, in vista dell’appuntamento in aula per il 19 aprile. E per undici articoli, i primi undici, si arriva in parte a un accordo. Riguardano aspetti cruciali della riforma, come le regole da seguire per assegnare i futuri incarichi direttivi e semi-direttivi, garantendo trasparenza in chiave anti-correnti, ma anche il ruolo degli avvocati nei consigli giudiziari che avranno pieno diritti di voto. Ma è sulla questione dei magistrati fuori ruolo che si arriva a una frizione con palazzo Chigi. Mentre vengono rinviati a domani mattina, quando proseguirà la no-stop sulla giustizia, sia la questione calda della legge elettorale e del sorteggio, ma anche la decisione sulla separazione delle funzioni.
Referendum e separazione delle funzioni
Ed è proprio su questo che dalla Cartabia arriva una novità rispetto al prossimo referendum radical-leghista sulla separazione delle carriere che sembrava ostacolare decisioni in materia nella legge sul Csm. Perché, come spiega Cartabia, la giurisprudenza dice che possono andare avanti entrambe le questioni, da una parte una nuova legge che stabilisca quante volte si può passare da pm a giudice e viceversa (oggi è possibile per quattro volte), e dall’altra un appuntamento referendario (il 12 giugno) che riguarda invece molte più questioni e quindi non viene inficiato dalle norme che verrebbero approvate nel frattempo. A dar man forte a questa interpretazione ci sono anche varie sentenze della Cassazione.
Stop alle correnti per gli incarichi direttivi
Ma è sugli incarichi direttivi e semidirettivi che si registra soddisfazione da parte della ministra Cartabia. Perché proprio questo - dicono in via Arenula - è il fulcro della riforma, la risposta al caso Palamara e alle degenerazioni del correntismo tante volte citate dal presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella.
Ebbene, nella futura legge ci sarà una soluzione, perché gli incarichi dovranno essere sempre assegnati all’insegna della trasparenza e rigidamente in ordine cronologico per evitare le nomine a pacchetto, cioè tanti posti tutti assieme con una spartizione correntizia. Dovrà essere seguito un rigido criterio cronologico, i posti verranno coperti man mano che si liberano, saranno obbligatorie le audizioni per non meno di tre candidati.
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Lo scontro sui fuori ruolo
Sulle toghe fuori ruolo si rischia ancora una contrapposizione con palazzo Chigi, dopo quella che aveva avuto per protagonista il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli, che arriva dal Consiglio di Stato, e che non è mai stato candidato. Se in quel caso di mezzo c’erano le “porte girevoli”, cioè il definitivo stop al rientro in toga di chi non solo si è candidato, ma ha anche avuto contatti con la politica, come in questo caso, stavolta il problema riguarda una stretta più generale sulla necessità di andare fuori ruolo. Che, proprio come per le “porte girevoli”, riguarderà non solo i magistrati ordinari, ma anche quelli amministrativi, contabili e militari. Mentre adesso non è così. E qui Angelo Venturini, il vice capo del Dagl, il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di palazzo Chigi, si collega alla riunione ed esprime un parere negativo “per ragioni tecniche” su norme che in futuro impediranno di assumere incarichi extra giudiziari se la toga a sua volta non va fuori ruolo. La questione sarà di nuovo affrontata domani. Come quella della legge elettorale, e quindi del sì o no al sorteggio almeno dei collegi, visto che la ministra ha già escluso, perché viola la Costituzione, quella dei candidati.
L’illecito disciplinare sulla presunzione d’innocenza
Infine resterà proprio com’è adesso l’illecito disciplinare qualora una toga violi la presunzione d’innocenza. Se un magistrato parla con la stampa può incorrere in una severa punizione. Il capogruppo in commissione Giustizia Alfredo Bazoli ha ritirato il suo emendamento che lo ammorbidiva, per l’opposizione di tutto il centrodestra. A criticarlo è stato il Csm nel parere sulla riforma.