Petrocelli espulso dal gruppo M5S al Senato
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - Compagno Petrov addio. Il gruppo del M5S al Senato ha deciso: Vito Petrocelli va espulso. E deve lasciare la presidenza della Commissione Esteri, da riassegnare a un altro parlamentare grillino. Il direttivo dei 5 Stelle a Palazzo Madama, versione tribunalino, si è riunito ieri pomeriggio. A breve il provvedimento sarà notificato al senatore filo-Mosca, detto Petrov, che ha votato no alla fiducia sul dl Ucraina e che paga lo scotto di 4 anni di mandato segnati dalla vicinanza col Cremlino.
Chiusa la pratica interna al Movimento, resta da trovare una scappatoia in Senato, per evitare che Petrocelli rimanga al timone della commissione, vertice della diplomazia parlamentare. I…
ROMA - Compagno Petrov addio. Il gruppo del M5S al Senato ha deciso: Vito Petrocelli va espulso. E deve lasciare la presidenza della Commissione Esteri, da riassegnare a un altro parlamentare grillino. Il direttivo dei 5 Stelle a Palazzo Madama, versione tribunalino, si è riunito ieri pomeriggio. A breve il provvedimento sarà notificato al senatore filo-Mosca, detto Petrov, che ha votato no alla fiducia sul dl Ucraina e che paga lo scotto di 4 anni di mandato segnati dalla vicinanza col Cremlino.
Chiusa la pratica interna al Movimento, resta da trovare una scappatoia in Senato, per evitare che Petrocelli rimanga al timone della commissione, vertice della diplomazia parlamentare. Ieri il senatore (quasi ex) M5S ha confermato di non voler lasciare la presidenza, nonostante la richiesta di dimissioni arrivi da tutti i partiti. Che ora studiano le contromosse. Oggi dovrebbero incontrarsi i capigruppo di Pd, M5S, Lega, FdI, FI e Iv. Obiettivo: capire quale strada battere per arrivare alla rimozione di Petrocelli. Strada complicata, comunque, perché regolamento alla mano non è prevista la sfiducia di un presidente di commissione. C’è il precedente Villari, cioè Riccardo Villari, rimosso nel 2009 dalla Vigilanza Rai, ma si trattava in quel caso di un organismo bicamerale e di una presidenza affidata all’opposizione.
Considerazioni che trapelano anche dall’entourage della presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che intanto ha chiesto ai suoi uffici un dossier, per analizzare precedenti e cavilli. Fonti vicine a Casellati, spiegano che la presidente si muoverebbe solo se a dimettersi fossero tutti i membri della commissione, eccetto naturalmente Petrocelli, e se i partiti non indicassero i rimpiazzi. A quel punto, l’organismo sarebbe paralizzato e la presidenza del Senato potrebbe intervenire per garantirne il funzionamento.
Nei partiti c’è fibrillazione. Iv, con Laura Garavini, spinge per le "dimissioni di massa". "Petrocelli non ha più la fiducia della commissione", incalza Alessandro Alfieri del Pd. I dem hanno già chiuso l’accordo con il Movimento, assicurando agli alleati che la presidenza rimarrà in area grillina (in pole c’è Gianluca Ferrara). Ma nel campo giallorosso non mancano le frizioni. Le ultime, per il voto dei 5 Stelle in commissione Finanze al Senato. Il tema è sempre lo stesso, le armi. Stavolta in ballo c’era l’esenzione di Iva e accise sulla vendita di armi per le attività di difesa Ue. I grillini sono stati gli unici ad astenersi sul parere al decreto. Tutti gli altri, dal Pd alla Lega a FdI, hanno votato sì.