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Draghi al Copasir avverte i partiti: serve trasparenza con Russia e Cina

Segnale del premier a Salvini, Conte e aziende pubbliche. Si prevede una guerra lunga e ogni mossa va condivisa con Nato e Ue, anche sul gas
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ROMA - I politici devono essere trasparenti nel loro rapporto con la Russia e con la Cina: ecco il confine che Mario Draghi traccia di fronte al Copasir. Una “regola” valida in tempi di guerra, lascia intendere il premier, ma che sarebbe auspicabile seguire anche in periodo di pace. Due ore di audizione, la prima del presidente del Consiglio. Una relazione preparata assieme a Franco Gabrielli, il suo sottosegretario con la delegai ai Servizi, in cui il presidente del Consiglio indica la bussola geopolitica del Paese: atlantismo, europeismo, "unità e coerenza" con gli alleati. Ogni decisione, promette, sarà presa assieme a loro, anche sul terreno delicato dell’approvvigionamento del gas. Un capitolo sensibile, che il governo si prepara ad affrontare valutando ogni scenario. E dunque anche l’embargo, se deciso insieme ai partner. Al momento, però, non sono previsti razionamenti, né tagli nell’erogazione russa.

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ROMA - I politici devono essere trasparenti nel loro rapporto con la Russia e con la Cina: ecco il confine che Mario Draghi traccia di fronte al Copasir. Una “regola” valida in tempi di guerra, lascia intendere il premier, ma che sarebbe auspicabile seguire anche in periodo di pace. Due ore di audizione, la prima del presidente del Consiglio. Una relazione preparata assieme a Franco Gabrielli, il suo sottosegretario con la delegai ai Servizi, in cui il presidente del Consiglio indica la bussola geopolitica del Paese: atlantismo, europeismo, "unità e coerenza" con gli alleati. Ogni decisione, promette, sarà presa assieme a loro, anche sul terreno delicato dell’approvvigionamento del gas. Un capitolo sensibile, che il governo si prepara ad affrontare valutando ogni scenario. E dunque anche l’embargo, se deciso insieme ai partner. Al momento, però, non sono previsti razionamenti, né tagli nell’erogazione russa.

Mosca e la coerenza atlantica

L’intervento di Draghi - secretato come tutti gli interventi al Copasir - ha toccato dunque tutti i temi più caldi. Ma a nessuno è sfuggito il valore politico delle parole del premier. In particolare i passaggi ripetuti sul ruolo dell’Italia, sugli impegni assunti con i partner internazionali e, soprattutto, sulla postura da tenere verso Mosca e Pechino. Per tre volte, Draghi ripete una parola: "Coerenza". Chi ascolta non può che interpretare questo ragionamento alla luce del recente passato, quando Lega e Movimento coltivavano un rapporto privilegiato con la Russia di Putin. I tempi del partenariato del Carroccio con il partito “Russia Unita”, la vicenda della missione “Dalla Russia con amore”, autorizzata dall’allora premier Giuseppe Conte in piena pandemia e in queste settimane finito proprio sotto la lente del Copasir. Non a caso colpisce tutti il passaggio che il premier fa sui rapporti della politica: i parlamentari, dice, devono essere trasparenti nei loro rapporti con Pechino e Mosca.

Armi: non ci tireremo indietro

Il riferimento è alla politica, si diceva. Ma non solo. Quello del premier è stato un monito esplicito anche alle partecipate (Leonardo, Fincantieri, Enel per esempio), che devono muoversi in sinergia tra loro, ha detto Draghi, e rispettando il campo scelto dal Paese. Un perimetro chiaro e senza "ambiguità" rispetto agli alleati. "Unità" è la parola che il premier ripete più spesso. Ed è una scelta di politica estera, ma soprattutto interna. Il posizionamento atlantico – senza distinguo o incertezze – per l’Italia vuol dire mostrarsi coerenti nelle scelte da assumere nella crisi ucraina. L’impegno è quello, quindi, di non interrompere il flusso di armi a Kiev, se necessario e stabilito con la Nato. Roma, nel frattempo, non rinuncerà allo sforzo diplomatico, continuando a mantenere viva la strada del negoziato e la "ricerca del cessate il fuoco".

Sanzioni e gas: pronti a tutto

Quando uno dei membri del Copasir tira fuori il gigantesco nodo della resistenza della Germania all’embargo del gas, Draghi non si sbilancia: pronti a ogni scenario, ribadisce. Significa che l’Italia non esclude nulla, neanche l’embargo. E anzi, il premier ricorda una volta di più che le decisioni saranno assunte in sede europea, ma comunque nell’ambito dei rapporti atlantici. Gli Stati Uniti, si sa, hanno concesso ai partner europei qualche settimana per rafforzare lo stoccaggio in vista del prossimo inverno, ma restano a favore di un ulteriore giro di vite.

Per ora nessun razionamento

Non è previsto, al momento, un razionamento dell’energia: non finché la Russia prosegue con le forniture e l’Europa non procede con un embargo. Il premier sostiene davanti ai commissari del Copasir questa linea, resa pubblica di recente anche dal ministro della Transizione ecologica Stefano Cingolani. Se il quadro dovesse mutare per decisione di Putin o dell’Unione europea, aggiunge, l’Italia farà fronte alla crisi. Anche con una riduzione dei consumi, se necessario, già previsto nel piano d’emergenza stilato dall’esecutivo. Un eventuale razionamento è comunque da collocare nel tardo autunno, tra ottobre e novembre. Per allora, promette Draghi, si cercheranno soluzioni per garantire la produzione industriale, che è la vera sfida dell’esecutivo. Per questa ragione, volerà già lunedì prossimo ad Algeri con l’obiettivo di siglare un’intesa che preveda un aumento delle forniture.

Una guerra non breve

Pur credendo nell’impegno diplomatico, Draghi ribadisce una convinzione: la guerra non sarà breve. Probabilmente si protrarrà a lungo, spostando il baricentro dello scontro nell’area sud-orientale dell’Ucraina. Dunque bisognerà essere pronti a sostenere politicamente questa difficile scenario. Anche perché c’è un’altra guerra silenziosa su cui occorre concentrarsi: quella della cybersicurezza. Il premier non lancia allarmi specifici, ma assicura che la guardia è e va mantenuta alta: aver bandito Kaspersky - l’antivirus russo - dalla pubblica amministrazione è un precedente chiaro.