Diplomatici russi via dall’Europa. L’Italia ne caccia 30: “Sono agenti”
di Tommaso Ciriaco e Giuliano Foschini , di Tommaso Ciriaco e Giuliano FoschiniTrenta agenti dell’Svr, Gru e Fsb, le agenzie di intelligence russa, che lavoravano a Roma a servizio dell’ambasciata di Mosca sono stati espulsi ieri dall’Italia.
A deciderlo è stato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in accordo con il premier Mario Draghi e in coordinamento con gli altri Paesi europei. Si tratta della risposta congiunta dopo gli orrori di Bucha che prevede l’allontanamento dall’Europa di 300 rappresentanti diplomatici del Paese di Putin.
Un provvedimento, per l’Italia, senza precedenti. "È stata una decisione presa in accordo con gli altri Paesi europei e Nato" ha detto Draghi che ha anche sottolineato come Putin dovrà "rispondere dei crimini di guerra".
Trenta agenti dell’Svr, Gru e Fsb, le agenzie di intelligence russa, che lavoravano a Roma a servizio dell’ambasciata di Mosca sono stati espulsi ieri dall’Italia.
A deciderlo è stato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in accordo con il premier Mario Draghi e in coordinamento con gli altri Paesi europei. Si tratta della risposta congiunta dopo gli orrori di Bucha che prevede l’allontanamento dall’Europa di 300 rappresentanti diplomatici del Paese di Putin.
Un provvedimento, per l’Italia, senza precedenti. "È stata una decisione presa in accordo con gli altri Paesi europei e Nato" ha detto Draghi che ha anche sottolineato come Putin dovrà "rispondere dei crimini di guerra".
"Una decisione per la tutela della nostra sicurezza nazionale" ha spiegato Di Maio.I nomi degli espulsi, chiaramente, non sono stati scelti a caso dalla Farnesina. Si tratta di dirigenti – con incarichi importanti, anche con la qualifica di primo consigliere – che operavano in Italia con una sorta di doppio lavoro: operavano infatti nel settore Difesa, in quello Commerciale e in quello tecnico-amministrativo dell’ambasciata di Mosca a Roma, ricoprendo dunque sulla carta incarichi di ufficio. Ma non avevano mai tagliato il legame con le agenzie di intelligence da cui provenivano. In sostanza, continuavano a lavorare anche per la sicurezza russa con l’obiettivo, ciascuno secondo il proprio settore di influenza, di "penetrazioni istituzionali mirate" nei confronti del nostro Paese.
Anche per questo quando ieri il segretario generale della Farnesina, Ettore Sequi, ha consegnato all’ambasciatore russo, Sergey Razov, l’elenco dei diplomatici che avrebbero dovuto lasciare il nostro Paese, c’è stato subito grande stupore da parte del rappresentante di Mosca. Sapeva benissimo che quei nomi appuntati sul foglio che gli era stati consegnato non erano “neutri”. E che avevano un’importanza strategica per Mosca, a maggior ragione in un momento storico come questo.
Alcune delle persone allontanate erano al loro secondo incarico in Italia e dunque con grandissima esperienza e relazioni maturate sul campo. Altri erano quelli che avevano gestito la struttura d’accoglienza della delegazione russa ai tempi della missione Covid, “Dalla Russia con amore” e che avevano tenuto anche i rapporti con l’ospedale Spallanzani, dove alcuni ricercatori erano venuti a studiare il Covid sulla base di un accordo bilaterale. In più tre di loro lavoravano al fianco dei diplomatici che erano stati già allontanati dall’Italia dopo l’arresto di Walter Biot, il militare italiano scoperto a vendere segreti proprio a Mosca. Tra gli espulsi, inoltre, anche chi lavorava per Fao e World food program. Importante anche l’aspetto numerico: è stata espulso circa il 20 per cento dell’intera rappresentanza diplomatica russa sul nostro territorio.
Il provvedimento del governo italiano, si diceva, non è stato tanto inatteso nel merito (vista la decisione collettiva di Bruxelles) ma nelle modalità: già da oggi Mosca potrà sostituire i 30 addetti. La delegazione non è stata ridotta. A essere colpiti sono stati proprio coloro che, travestiti da diplomatici, svolgevano un doppio ruolo. Vista la delicatezza della situazione, la risposta di Mosca non poteva che essere molto dura. E diretta. "La scelta dell’Italia non potrà che causare un deterioramento delle relazioni bilaterali" ha detto l’ambasciatore Razov, "e questo gesto di certo non potrà rimanere senza risposta".
Gli uomini di Putin sanno che, su questo campo, possono trovare terreno fertile in Italia. Se, infatti, gli altri paesi europei (fatta forse esclusione per l’Austria che sta tentennando e ha già fatto sapere che comunque se dovesse decidere per l’espulsione lo fa in numeri molto minori rispetto alla Germania, l’Italia o la Francia) hanno lanciato un messaggio politico compatto, in Italia la scelta del Governo ha trovato subito qualche voce contraria. Una su tutti. Quella della Lega di Matteo Salvini.