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Pd e M5S, lontani sulle armi, uniti alle urne: “Col centrodestra diviso possiamo vincere”

Giuseppe Conte e Enrico Letta 
Letta e Conte marciano insieme nel voto per le città. Alleanza già raggiunta per l’80 per cento dei comuni
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ROMA - È come se si fossero invertite le parti. C’era un tempo neanche troppo lontano in cui a Roma il centrodestra se le dava di santa ragione, salvo ricompattarsi alla vigilia di ogni appuntamento elettorale, specie nelle province, contro un centrosinistra litigioso e male in arnese.


Stavolta invece accade il contrario: a due mesi dalle amministrative, è il fronte giallorosso a mostrarsi poco sensibile alle frizioni sul piano nazionale che, complice la guerra in Ucraina, sembrano aver aperto un crepaccio fra Enrico Letta e Giuseppe Conte. Divisi sulla politica estera, Pd e 5Stelle marciano infatti (quasi sempre) uniti nel voto per le città. "Saremo alleati nell’80% dei comuni", segnala il dem Francesco Boccia, gran tessitore di intese su e giù per lo Stivale. Oltre sei milioni gli italiani coinvolti, un test importante in vista delle Politiche, nella speranza di riuscire a replicare lo schema.

ROMA - È come se si fossero invertite le parti. C’era un tempo neanche troppo lontano in cui a Roma il centrodestra se le dava di santa ragione, salvo ricompattarsi alla vigilia di ogni appuntamento elettorale, specie nelle province, contro un centrosinistra litigioso e male in arnese.


Stavolta invece accade il contrario: a due mesi dalle amministrative, è il fronte giallorosso a mostrarsi poco sensibile alle frizioni sul piano nazionale che, complice la guerra in Ucraina, sembrano aver aperto un crepaccio fra Enrico Letta e Giuseppe Conte. Divisi sulla politica estera, Pd e 5Stelle marciano infatti (quasi sempre) uniti nel voto per le città. "Saremo alleati nell’80% dei comuni", segnala il dem Francesco Boccia, gran tessitore di intese su e giù per lo Stivale. Oltre sei milioni gli italiani coinvolti, un test importante in vista delle Politiche, nella speranza di riuscire a replicare lo schema.

La riscossa del campo largo

Sono i numeri a raccontare una voglia di rivincita mai come adesso a portata di mano. Nel 2017 fu una debacle: su 25 capoluoghi chiamati alle urne (21 di provincia e 4 di regione) il Pd ne vinse solo cinque, venti andarono al centrodestra. Quest’anno invece il “campo largo” nella duplice versione — maxi, con tutti dentro, inclusi i centristi di Azione e Italia viva; mini, senza qualche pezzo — punta a espugnarne almeno il doppio. Agevolato dalle "fratture interne alla coalizione avversaria che, eccezion fatta per i sindaci uscenti", annota Boccia, "fatica a individuare candidati unitari". Arrivando persino a pescare nelle fila “nemiche” pur di non darla vinta all’alleato: a Barletta Fdi ha lanciato un ex socialista; a Catanzaro, Lega e Fi puntano su un ex Pci; a Taranto su un ex segretario del Pd."Ma siccome il trasformismo non paga, alla fine la spunteremo noi", prevede Boccia.

Convinto di farcela pure a Verona e a Palermo. Nel capoluogo scaligero la corsa dell’ex sindaco leghista Flavio Tosi dà molto fastidio all’uscente Federico Sboarina: è pronto ad approfittarne Damiano Tommasi, l’ex calciatore sostenuto da Pd, M5S, +Europa, Psi, Europa Verde e Demos. Situazione simile nel capoluogo siciliano, dove i giallorossi (senza Iv e Azione, che corrono in proprio) sono d’accordo, mentre Salvini, Meloni e Berlusconi si fanno la guerra.

Concorrenza interna

Non che siano mancati dissapori fra i giallorossi. Ma senza drammi: finito il primo turno, ci si potrà sempre riunire ai ballottaggi. Perciò a Como, Cuneo e Monza il Pd è in coalizione (con i centristi) senza i 5Stelle. I quali pure a Crema hanno un loro candidato, insieme a sinistra e Articolo1, contro quello proposto dai Dem. Idem a Piacenza, dove il partito di Conte è tentato di appoggiare l’ex capogruppo Pd Stefano Cugini in alternativa alla consigliera regionale Katia Tarasconi, sostenuta invece dal resto degli alleati (inclusi Azione e Iv). Mentre a Parma, la lista grillina nemmeno ci sarà, completamente assorbita dal movimento di Federico Pizzarotti, che si è accordato con Pd, Iv e sinistra varia sull’assessore Michele Guerra. E faticoso è stato pure chiudere a Genova su Ariel Dello Strologo, voluto dal M5S, ma rifiutato dai centristi.


I veti di Calenda

Il più recalcitrante ad aderire al campo largo è Carlo Calenda. "I veti sono venuti soprattutto da lui", registra Boccia, "con Renzi — a parte la Toscana, dove c’è qualche problema — non abbiamo incontrato troppe difficoltà". Nulla di preoccupante, comunque: Azione non è così strutturata da riuscire a presentare le sue liste ovunque. Perciò "possiamo dirci soddisfatti", conclude il piddino. "I giallorossi sono uniti in tutti i capoluoghi di Regione — Genova, L’Aquila, Catanzaro e Palermo — e nella stragrande maggioranza dei comuni". Da Lodi a Messina, senza differenze geografiche. Poi certo c’è pure Asti, dove il centrosinistra candida l’infettivologo Paolo Crivelli, mentre Azione, Iv e +Europa hanno scelto il musicista Marco Demaria. Ma "sono situazioni locali", quando ci sarà da correre per il governo nazionale "stare insieme verrà naturale. A meno che non si voglia far vincere la destra".