Legge elettorale, il pressing dei 5S: "Ora la riforma proporzionale con il voto sul Brescellum"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioL’occasione per fare uscire concretamente dalla palude in cui è finita la riforma elettorale, è oggi: il Movimento 5 Stelle nell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali a Montecitorio chiederà se alla pioggia di dichiarazioni sull’ok al proporzionale da parte del Pd, seguiranno i fatti. Se cioè, si riprende la discussione da dove si è fermata nel settembre 2020: la presentazione, l’esame e il voto degli emendamenti al “Brescellum”, modello proporzionale con soglia al 5%.
È il pressing sul proporzionale, deciso dal leader grillino Giuseppe Conte. E a stretto giro. Senza perdersi nei meand…
L’occasione per fare uscire concretamente dalla palude in cui è finita la riforma elettorale, è oggi: il Movimento 5 Stelle nell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali a Montecitorio chiederà se alla pioggia di dichiarazioni sull’ok al proporzionale da parte del Pd, seguiranno i fatti. Se cioè, si riprende la discussione da dove si è fermata nel settembre 2020: la presentazione, l’esame e il voto degli emendamenti al “Brescellum”, modello proporzionale con soglia al 5%.
È il pressing sul proporzionale, deciso dal leader grillino Giuseppe Conte. E a stretto giro. Senza perdersi nei meandri dei rinvii a data da destinarsi. Tanto che l’intenzione di Vittoria Baldino, capogruppo pentastellata in Affari costituzionali, è quella di sollevare appunto la questione: “Dopo le prese di posizione a parole, è necessario affrontare la riforma”. Il “Brescellum”, elaborato dal presidente della commissione, il grillino Giuseppe Brescia, è già bello e pronto. Attende da diciannove mesi di essere risvegliato dal sonno, essendosi arenato sotto i colpi dei veti incrociati: della destra che preferisce l’attuale “Rosatellum” (mix di maggioritario e proporzionale, che premia le coalizioni), dei renziani pro maggioritario e della minaccia di ostruzionismo da parte dell’opposizione di Giorgia Meloni.
La discussione sulla legge elettorale è stata carsica. Ma sempre inconcludente. A undici mesi dalla fine della legislatura, e nonostante il taglio dei parlamentari consiglierebbe un cambiamento, c’è solo tanto rumore per nulla. La tensione tra Pd e M5Stelle delle ultime settimane allontana l’alleanza stabile giallo-rossa e perciò ha riportato sulla scena il proporzionale. Cavallo di battaglia da sempre del M5Stelle, tuttavia sul proporzionale anche il segretario del Pd, Enrico Letta ha aperto, benché il Pd avesse il maggioritario nel suo dna. Adesso il proporzionale è rilanciato da tutti, o quasi, i leader dem: da Nicola Zingaretti a Matteo Orfini, da Andrea Marcucci a Andrea Orlando e Peppe Provenzano, da Roberta Pinotti a Luigi Zanda.
Nella riunione di maggioranza sulle riforme istituzionali che il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà ha convocato lunedì scorso (aggiornata alla prossima settimana), la legge elettorale era il convitato di pietra. Baldino ammette che già in quell’occasione poteva essere affrontata, però non lo si è fatto. Marco Di Maio per Italia Viva ricostruisce: “Abbiamo sollevato il problema nella riunione, nessuno era interessato a dare una risposta”.
Il responsabile riforme del Pd, Andrea Giorgis fa notare che la riforma elettorale è ben presente e “sarà affrontata dopo le amministrative”. Per adesso tutti concentrati sulle coalizioni locali e sul campo largo dei progressisti per essere vincenti. Indispensabile del resto, secondo i Dem, è puntare a un accordo ampio di maggioranza se si vuole riformare la legge elettorale. E qui la strada si fa davvero in salita.
La Lega dichiara di essere saldamente pro maggioritario, nonostante la coalizione di centrodestra imbarchi acqua da tutte le parti e lo scontro sui candidati per le amministrative ne è cartina di tornasole. A Salvini non converrebbe correre a mani libere, senza farsi schiacciare da Meloni che ambisce alla premiership? Il leghista Igor Iezzi dichiara: “Noi siamo sempre per il maggioritario, al punto che osteggiamo la riforma Fornaro per l’elezione dei senatori non più su base regionale, perché riteniamo sia il primo passo verso la legge elettorale proporzionale”. Forza Italia dal canto suo è tradizionalmente pro maggioritario, ma ormai spaccata con un nutrito e autorevole gruppo, capitanato dal ministro Renato Brunetta, che vedrebbe bene il proporzionale.
Ricorda Brescia: “Per il Movimento la riforma della legge elettorale in senso proporzionale è sempre stata una priorità nell'agenda politica, anche prima della riduzione del numero dei parlamentari. Il sistema proporzionale è l'unico in grado di garantire rappresentanza e governabilità e grazie a una soglia di sbarramento al 5% potremo evitare la frammentazione e quindi garantire maggiore stabilità”. Perciò sollecita: “Basta semplicemente fissare la scadenza per la presentazione degli emendamenti, come ha chiesto più volte il M5Stelle negli ultimi uffici di presidenza”. Nel Pd Fausto Raciti, vice presidente in Affari costituzionali, della corrente di Matteo Orfini, chiosa: “C’è il rischio che restiamo con il Rosatellum, sarebbe stupido negarlo, ma altra cosa è rinunciare in partenza. Penso che non dobbiamo rinunciare a portare a casa una riforma proporzionale”.