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Pd, Borghi: "Su Putin e Ucraina Salvini deve chiarire come sta in maggioranza"

Enrico Borghi, responsabile Sicurezza del Pd 
Il responsabile Sicurezza dem: "Aprire una disputa sull'espulsione dei diplomatici russi significa mettere in discussione la sicurezza del nostro Paese"
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ROMA - "Dopo l'affondo della Lega sull'espulsione dei diplomatici russi, ci aspettiamo un chiarimento in maggioranza e siamo convinti che arriverà", dice Enrico Borghi, responsabile Sicurezza del Pd. "Pensiamo sia giunta l'ora che Salvini abbandoni ogni ambiguità sui suoi rapporti con Putin. Anche fra i suoi, del resto, mi pare stiano finalmente affiorando delle prese di distanza".

Ma perché proprio adesso? Non è mica la prima volta che il leader leghista esprime le sue simpatie.
"Su un tema tanto delicato, una forza di governo non può permettersi di contestarne l'attività, ponendosi a difesa degli interessi di Mosca. Il segnale che si dà all'esterno è devastante, rischia di minare la credibilità dell'Italia. Ricordo che Draghi, fin dal discorso di insediamento, specificò con nettezza che il suo esecutivo avrebbe avuto un profilo europeista e atlantista. Chi al…

ROMA - "Dopo l'affondo della Lega sull'espulsione dei diplomatici russi, ci aspettiamo un chiarimento in maggioranza e siamo convinti che arriverà", dice Enrico Borghi, responsabile Sicurezza del Pd. "Pensiamo sia giunta l'ora che Salvini abbandoni ogni ambiguità sui suoi rapporti con Putin. Anche fra i suoi, del resto, mi pare stiano finalmente affiorando delle prese di distanza".

Ma perché proprio adesso? Non è mica la prima volta che il leader leghista esprime le sue simpatie.
"Su un tema tanto delicato, una forza di governo non può permettersi di contestarne l'attività, ponendosi a difesa degli interessi di Mosca. Il segnale che si dà all'esterno è devastante, rischia di minare la credibilità dell'Italia. Ricordo che Draghi, fin dal discorso di insediamento, specificò con nettezza che il suo esecutivo avrebbe avuto un profilo europeista e atlantista. Chi allora decise di entrarci ha il dovere di attenersi a questa linea. Che è lontana da ogni postura giustificazionista pro-Russia".

Sta dicendo che Salvini gioca di sponda con Putin?
"Stiamo al merito. La decisione di espellere i funzionari russi è stata assunta da noi, insieme agli alleati europei e atlantici, secondo procedure e standard legati alla sicurezza interna dei singoli Paesi. Aprire una disputa sulla liceità dell'azione di governo significa mettere in discussione la sicurezza dell'Italia. Ed è solo il primo punto".

Il secondo qual è?
"L'espulsione ha riguardato 150 diplomatici accusati di spionaggio. È stata disposta in Francia, in Spagna, in Germania, in Olanda, in Belgio, in Polonia, il Bulgaria, in Irlanda, nella Repubblica Ceca e in Slovacchia".

In quei Paesi c'è stato dibattito?
"Che io sappia no. In ogni caso, non si può certo ritenere sia stata frutto di un capriccio del nostro presidente del Consiglio o del ministro degli Esteri. Sottolineo poi che il dissenso della Lega è esploso in un giorno emblematico: l'inizio del processo al capitano di fregata Walter Biot, rinviato a giudizio con l'accusa di aver venduto segreti militari. E sa a chi? Alla Russia".

Non crede sia una coincidenza?
"Mi limito a osservare che neppure la tempistica è stata delle più brillanti. Schierarsi pubblicamente con Mosca proprio in quel momento non mi pare il massimo. Soprattutto se chi lo fa ha condotto tutte le ultime campagne elettorali cianciando di sentimento patriottico".

La Lega si è anche domandata chi e come ha stabilito che gli espulsi fossero spie. Ce lo può spiegare lei?
"Si vogliono forse sollevare dubbi sul lavoro dei nostri apparati di sicurezza e del sistema di informazione e di relazioni tra alleati? Se lo fa un passante, ci può pure stare. Ma una forza di governo, beh, diventa un problema. Lo spionaggio è una questione seria, può mettere a repentaglio le attività strategiche di un Paese, condizionare il dibattito pubblico, alimentare la disinformazione. È il principale strumento di quella guerra ibrida che la Russia ormai combatte a livello globale per inquinare e deviare il corso delle democrazie occidentali".

Ma cosa c'entra con la richiesta di chiarimento dentro il governo?
"Noi vogliamo tenere l'esecutivo al riparo da questi scossoni. Ma non possiamo ignorare che ci sono una serie di questioni, relative al rapporto tra Salvini e Putin, che vanno chiarite. Il suo silenzio sull'orrore di Bucha è preoccupante ed eloquente insieme. Come il no all'embargo del gas russo. Senza dimenticare la rincorsa a salutare Orban come campione del sovranismo europeo".

Volete che Salvini abiuri?
"Deve dire una volta per tutte da che parte sta. Se con le ragioni europeiste e atlantiste che ispirano l'azione di Draghi, o con la peggiore destra sovranista che ha nel dittatore di Mosca il suo faro. Le due cose non sono conciliabili, specie dopo l'invasione e i massacri in Ucraina".

Crede che i sovranisti al governo siano un problema per l'Italia?
"Rischiano di indebolire il Paese sul piano dell'affidabilità. Mi chiedo quale sia stata la reazione dei nostri alleati alla lettura delle dichiarazioni leghiste sulle spie russe. Il 24 febbraio è stato uno spartiacque: o si sta di qua, con le democrazie liberali, o si sta di là con le autocrazie illiberali".