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Hanno tutti ragione | La guerra di Putin ha stracciato l'album di famiglia della sinistra

(afp)
Il conflitto in Ucraina ha già cambiato per sempre il corso della sinistra italiana ed europea. Il resto può farlo il voto presidenziale in Francia / Questo è il numero di venerdì 8 aprile 2022 della newsletter 'Hanno tutti ragione', firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
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È paradossale ma evidente: una vicenda che avrebbe dovuto creare imbarazzo e trambusto soprattutto a destra - sono decine i partiti, non solo a trazione sovranista, che hanno intrattenuto rapporti stretti con Mosca, in alcuni casi intascando finanziamenti - ha invece prodotto una frattura profonda solo dall'altra parte. In Italia sono intellettuali e figure di sinistra a guidare il fronte del giustificazionismo filo Putin ("Guerra voluta dalla Nato"), del pacifismo equidistante (succede anche nel mondo cattolico, date una letta al manifesto di convocazione della marcia della pace Perugia-Assisi, non cita una volta la Russia) e persino del negazionismo su Bucha, attivamente sostenuto da politici, giornalisti e comunicatori con pedigree "progressista" o "antagonista".

Animate talvolta da un pregiudizio anti-americano, talaltra filo-russo, in alcuni casi si direbbe ancora filosovietico se non suonasse patetico l'equivoco, queste figure …

È paradossale ma evidente: una vicenda che avrebbe dovuto creare imbarazzo e trambusto soprattutto a destra - sono decine i partiti, non solo a trazione sovranista, che hanno intrattenuto rapporti stretti con Mosca, in alcuni casi intascando finanziamenti - ha invece prodotto una frattura profonda solo dall'altra parte. In Italia sono intellettuali e figure di sinistra a guidare il fronte del giustificazionismo filo Putin ("Guerra voluta dalla Nato"), del pacifismo equidistante (succede anche nel mondo cattolico, date una letta al manifesto di convocazione della marcia della pace Perugia-Assisi, non cita una volta la Russia) e persino del negazionismo su Bucha, attivamente sostenuto da politici, giornalisti e comunicatori con pedigree "progressista" o "antagonista".

Animate talvolta da un pregiudizio anti-americano, talaltra filo-russo, in alcuni casi si direbbe ancora filosovietico se non suonasse patetico l'equivoco, queste figure hanno il plauso del popolo di destra più o meno estrema, i No Vax felici di aver trovato nuova copertura ideologica ai loro deliri anti-sistema, i fanatici della Russia legge e ordine cara a Salvini, un'orgia di rosso-brunismo nella quale la sinistra mette i pensatori e la destra un pezzo di opinione pubblica eccitata dalla guerra al "pensiero unico", al mondialismo, al sorosismo.

È un fenomeno profondo, destinato a lasciare conseguenze per anni. Non è accademia, è vita reale. Conosco numerosi casi di parenti in lite, di amicizie interrotte o raffreddate a causa di giudizi così divergenti sulla guerra. Una frattura etica, persino antropologica, perché qui va in archivio l'album di famiglia, cioè l'idea che le divisioni, comunque mai sopite nella variegata area della sinistra, non intaccassero comunque il senso e la percezione di una comune genealogia.

Dicevamo della Francia. Marine Le Pen, tra i leader di partito europei una delle più vicine a Putin, è in corsa per l'Eliseo. Può farcela. Al secondo turno non ci sarà quello sbarramento repubblicano ampio e trasversale che ha già segato più volte le ambizioni della famiglia Le Pen. I socialisti francesi sono boccheggianti. Sull'elettorato di Jean-Luc Mélenchon, candidato di Francia Ribelle (sinistra radicale), accreditato dai sondaggi di un risultato in doppia cifra, pesa il sospetto di una doppia equidistanza, quella tra Russia e Ucraina ("Se mi chiedete le cause della guerra - ha detto - vi dirò che il rifiuto ostinato di mettere in discussione la presenza della Nato alle porte della Russia è all'origine dell'idea che Putin si è fatto di una aggressione imminente") e quella al probabile ballottaggio tra il presidente uscente e la leader del Front national.

Senza una parte dei voti di Mélenchon al secondo turno, Macron rischia. Già nel 2017 l'analisi dei flussi stabilì che circa un elettore su cinque di Mélenchon aveva poi votato Le Pen. Stavolta la percentuale potrebbe salire a quasi uno su tre. L'idea che un pezzo di elettorato di sinistra consideri accettabile la vittoria di Le Pen, in nome di un comune sentire anti establishment che la guerra scatenata da Putin ha rafforzato, è un segno dei tempi e del definitivo superamento della vecchia geografia politica. C'entra, ovvio, l'ammutinamento della sinistra riformista, incapace di intercettare il voto popolare, non solo in Francia. Non c'è più argine, non c'è più confine netto tra populismo di destra e di sinistra.

Se Le Pen sarà presidente, Putin avrà già vinto un pezzo della sua guerra in Europa, e senza nemmeno muovere un soldato. In Europa nulla sarà più come prima.