✕

Fausto Bertinotti: “È Mélenchon il vero vincitore delle elezioni. Macron conquisti i suoi voti"

Intervista all'ex segretario di Rifondazione Comunista: "Nessuno dei due contendenti può ora ignorare che esiste una componente sociale, politica e culturale che va ascoltata"
2 minuti di lettura

"Le presidenziali francesi segnano la fine di un'epoca politica", scandisce Fausto Bertinotti, ex segretario di Rifondazione. "Arriva a compimento la scomparsa della contesa tra gouche e droite, sostituita da una lotta tra liberali e nazionalisti. Ma soprattutto, in questo panorama devastante per la tradizione socialista, irrompe sulla scena una nuova sinistra, quella di Mélenchon, la vera novità con cui entrambi gli sfidanti dovranno fare i conti".

Presidente, la sento euforico.
"Mélenchon è il vero vincitore delle elezioni. Ci è arrivato ponendosi come colui che avrebbe impedito alla destra di andare al ballottaggio e consentito alla nuova sinistra l'accesso alla presidenza della Repubblica. Si è cioè proposto come terzo che può farcela".

"Le presidenziali francesi segnano la fine di un'epoca politica", scandisce Fausto Bertinotti, ex segretario di Rifondazione. "Arriva a compimento la scomparsa della contesa tra gouche e droite, sostituita da una lotta tra liberali e nazionalisti. Ma soprattutto, in questo panorama devastante per la tradizione socialista, irrompe sulla scena una nuova sinistra, quella di Mélenchon, la vera novità con cui entrambi gli sfidanti dovranno fare i conti".

Presidente, la sento euforico.
"Mélenchon è il vero vincitore delle elezioni. Ci è arrivato ponendosi come colui che avrebbe impedito alla destra di andare al ballottaggio e consentito alla nuova sinistra l'accesso alla presidenza della Repubblica. Si è cioè proposto come terzo che può farcela".



E però non ce l'ha fatta.
"Per un soffio, ma ha connotato la sua presenza per il secondo turno. Nessuno dei due contendenti può ora ignorare che esiste una componente sociale, politica e culturale che ha votato per Mélenchon e va ascoltata. Lui ha pescato nelle aree e nei ceti contigui a quelli del non voto, giovani e operai: potrebbe avere un effetto moltiplicatore decisivo".



Intanto ha detto che "non un solo voto deve andare a Le Pen". Ma non ha detto che sosterrà Macron.
"È una mossa per costringere il leader di En Marche a fare un passo verso di lui. Non dimentichiamo che Macron è vissuto dalla sinistra come il primo ministro dei ricchi e delle élite, ha fatto interventi sgradevoli nei confronti di poveri e disoccupati. Agli occhi di quel mondo ha un handicap fortissimo. E adesso deve decidere se mantenere la sua cifra e rischiare la sconfitta, o aprire alle istanze che Mélanchon rappresenta. Deve lavorare per conquistarseli quei voti. Non li avrà gratis".

Qualche suggerimento?
"Sono un vecchio sindacalista, forse potrebbe ritirare la proposta di alzare l'età pensionabile o avviare una nuova politica salariale. Deve segnalare con una modifica di traiettoria che esiste un problema a sinistra. Quasi il 90% dei francesi continua a valutare positivamente i gilet jaune, vuol dire che la questione sociale è sentita".

Il 30% degli elettori dell'Union populaire è pronto a votare Le Pen. Significa che alle estreme destra e sinistra sono interscambiabili?
"Nella sinistra sono sempre esistite delle componenti populiste che si caratterizzano come reazionarie, succedeva anche nel glorioso partito comunista. Me le ricordo le posizioni nei confronti degli omosessuali nelle fabbriche. In una fase di grande disgregazione sociale, di precarietà, si può pretendere che chi si sente escluso ragioni come un illuminista? Ha in odio chi l'ha espropriato del soddisfacimento dei suoi bisogni e può essere portato verso destra. Perciò Macron si deve muovere".

Non trova però che sulle simpatie russe, le critiche a Nato ed Europa, Le Pen e Mélenchon si somiglino?
"No. Neutralismo e pacifismo sono patrimonio genetico della sinistra. Anch'io penso che ci vorrebbe più Europa, però democratica e popolare non quella elitaria e dirigista di Maastricht".

Ha capito perché Mélenchon ha tanto successo fra i giovani?
"Denuncia la separazione della politica ufficiale dal paese reale: le nostre società non sono più in grado di organizzare futuro e speranza. Perciò ha sfondato anche fra operai e ceti deboli: ha connesso al conflitto sociale il tema dei diritti, delle donne, dell'ecologismo".

Perché in Italia non succede?
"Perché la sinistra nel movimento operaio è stata troppo forte. La sua storia è stata riassunta dal partito comunista. Col risultato che, dopo la sconfitta prodotta dal crollo dei regimi dell'Est e dalla rivincita capitalistica a Ovest, è arretrata e ha abbandonato la questione sociale".

Quindi da noi la sinistra è morta?
"Non esiste una sinistra politico istituzionale. Ne esiste una sociale e anche culturale, di movimento".

E il Pd che cos'è?
"Un partito liberale di massa".

Come quello di Macron?
"Appartengono allo stesso campo".

In Italia c'è spazio per una sinistra alla Mélenchon?
"C'è spazio per una sinistra a partire dal conflitto sociale, dalla difesa dei diritti. Come è accaduto in Francia e negli Stati Uniti con Sanders".

È Fratoianni il Mélenchon italiano come ha detto oggi in radio?
"Era solo una battuta".

Ma può rinascere una Cosa rossa?
"Prima serve una mappatura dei movimenti per socializzarli e politicizzarli".