Elezioni in Francia, la Lega plaude: “Brava Marine”. Ma aveva puntato sul ribaltone
di Mauro Favale , di Mauro FavaleIl sogno del sorpasso si infrange alla prima curva, quella degli exit poll. La destra italiana che guardava a Parigi e a Marine Le Pen per rafforzare il peso specifico delle proprie parole d’ordine e rilanciarsi in vista delle prossime Politiche deve fare i conti con i voti conquistati da Emmanuel Macron e con il previsto blocco che si sta già formando per impedire al Rassemblement national di arrivare all’Eliseo al secondo turno. Un fronte sospinto, invece, dal centrosinistra italiano, Pd in testa, che da un lato applaude al vantaggio di Macron, e dall’altro, però, deve fare i conti con l’alleato M5S che, per bocca del suo leader Giuseppe Conte, si dice «sensibile ad alcuni temi posti da Le Pen ma lontano dalla sua visione politica».
Intanto, c’è il risultato del primo turno e i nuovi sondaggi in vista del ballottaggio che sulla carta riducono le chance della candidata di destra di battere Macron. Matteo Salvini, che di …
Il sogno del sorpasso si infrange alla prima curva, quella degli exit poll. La destra italiana che guardava a Parigi e a Marine Le Pen per rafforzare il peso specifico delle proprie parole d’ordine e rilanciarsi in vista delle prossime Politiche deve fare i conti con i voti conquistati da Emmanuel Macron e con il previsto blocco che si sta già formando per impedire al Rassemblement national di arrivare all’Eliseo al secondo turno. Un fronte sospinto, invece, dal centrosinistra italiano, Pd in testa, che da un lato applaude al vantaggio di Macron, e dall’altro, però, deve fare i conti con l’alleato M5S che, per bocca del suo leader Giuseppe Conte, si dice «sensibile ad alcuni temi posti da Le Pen ma lontano dalla sua visione politica».
Intanto, c’è il risultato del primo turno e i nuovi sondaggi in vista del ballottaggio che sulla carta riducono le chance della candidata di destra di battere Macron. Matteo Salvini, che di Le Pen è amico e alleato, prova a tenderle la mano: «Molto bene Marine, siamo felici del tuo successo e orgogliosi del tuo lavoro, del tuo coraggio, delle tue idee e della tua amicizia». Al deputato leghista Claudio Borghi lascia i mugugni per un risultato meno entusiasmante degli auspici dell’ultima ora: «Aspettiamo i dati veri», dice Borghi che va poi all’attacco della candidata gollista Valerie Pecresse schierata al ballottaggio per Macron: «Questo è il Ppe della Francia. Uno zerovirgola». A destra, Fdi (che pure in Europa non è alleata di Le Pen) si prende qualche ora prima di commentare i risultati. Così fa anche Forza Italia, decisamente più in sintonia col leader di En Marche, che con quella del Rassemblement national.
Per il centrosinistra, invece, la responsabile esteri del Pd, Lia Quartapelle loda «l’interesse nazionale» degli sconfitti che si sono schierati per Macron: «Le sinistre, i Verdi, la destra moderata dichiarano il voto per Macron al secondo turno, per evitare il rischio di mettere la Repubblica nelle mani di chi ha chiesto a Putin persino un prestito». Per il ministro della Cultura, Dario Franceschini «è chiaro che di fronte a una scelta profondamente antieuropeista e populista speriamo tutti che intorno a Macron si costruisca un fronte molto più ampio al secondo turno». L’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, invita Macron ad ascoltare «il messaggio di disagio sociale espresso nell’ampio consenso a Melenchon», terzo classificato, agitando il pericolo che al secondo turno con Le Pen vincano «gli amici di Putin e i nemici dell’Europa».
Per i renziani di Iv, schierati convintamente con Macron, il voto in Francia certifica che «in giro cominciano a strutturarsi solo 3 offerte politiche: i riformisti liberali (Macron), i populisti di destra (Le Pen), i populisti di sinistra (Melenchon). Il resto è letteralmente sparito», dice il deputato Luigi Marattin.
Restano i 5 Stelle che su Macron hanno cambiato approccio dai tempi del sostegno ai gilet gialli. «Voterei per lui», disse il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Conte a caldo è più cauto: «Non posso entrare in valutazioni a gamba tesa», dice. Non cita mai Macron ma loda «alcuni temi posti da Le Pen», «È chiaro, però, — conclude — che il lavoro che stiamo facendo ci porta ad avere una visione complessiva distante da una destra conservatrice».