La vicepremier ucraina Stefanishyna parla in Senato. Ma manca un parlamentare su 3. Segre: "No all'indifferenza"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoMentre la vicepremier ucraina Olha Stefanishyna parlava oggi pomeriggio al Senato, denunciando in video-collegamento il “genocidio” tentato dalla Russia, i bambini stuprati davanti alle madri, i corpi giustiziati di Bucha, e mentre Liliana Segre ricordava il disvalore dell’“indifferenza”, rievocando i campi di concentramento nazisti, il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, era a passeggio dietro Palazzo Madama, in braccio una sporta griffata della boutique Cenci. Non era l’unico assente, all’audizione della vice di Zelensky al parlamento italiano. Quasi per contrappasso, rispetto alle parole di Segre, dai banchi semivuoti affiorava proprio l’indifferenza dei senatori nostrani. A conti fatti, ne mancava uno su tre, calcolando solo i parlamentari delle commissioni convocate in seduta comune, cioè l’Antidiscriminazione, quella d’inchiesta sul femminicidio e quella straordinaria sui diritti umani. Una ven…
Mentre la vicepremier ucraina Olha Stefanishyna parlava oggi pomeriggio al Senato, denunciando in video-collegamento il “genocidio” tentato dalla Russia, i bambini stuprati davanti alle madri, i corpi giustiziati di Bucha, e mentre Liliana Segre ricordava il disvalore dell’“indifferenza”, rievocando i campi di concentramento nazisti, il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, era a passeggio dietro Palazzo Madama, in braccio una sporta griffata della boutique Cenci. Non era l’unico assente, all’audizione della vice di Zelensky al parlamento italiano. Quasi per contrappasso, rispetto alle parole di Segre, dai banchi semivuoti affiorava proprio l’indifferenza dei senatori nostrani. A conti fatti, ne mancava uno su tre, calcolando solo i parlamentari delle commissioni convocate in seduta comune, cioè l’Antidiscriminazione, quella d’inchiesta sul femminicidio e quella straordinaria sui diritti umani. Una ventina i presenti, a fronte di 64 iscritti. Il maxi-schermo su cui è apparsa Stefanishyna si è acceso davanti a una successione di poltroncine vuote. “E di solito va anche peggio…”, commenta amara Emma Bonino, che alla seduta ha partecipato e che ora chiede di avviare subito le indagini sui crimini di guerra delle truppe di Putin.
Davanti alla platea scarna riunita nella saletta della commissione Difesa, Olha Stefanishyna, numero tre di Zelensky, ha sostenuto che “è in corso un genocidio”, ha ricordato “i civili uccisi in strada, i missili lanciati contro ospedali e asili”. Ha contato “36 crimini di guerra diversi”. Ed è convinta che la responsabilità sia “dell'intera società russa, il loro obiettivo è che l'Ucraina non esista più, gli ucraini devono ammettere di essere russi”, altrimenti “la popolazione deve essere uccisa o inviata nei campi di lavoro, nel XXI secolo”. Stefanishyna ha ripercorso le atrocità di questa guerra, le donne “stuprate e assassinate” dai soldati russi. La maggior parte delle violenze, ha detto, “viene commessa di fronte ai figli delle vittime e i figli sono stati stuprati davanti alle madri. Una ragazza di 14 anni è stata stuprata da 5 soldati russi e ora è incinta - ha raccontato - un ragazzo di 11 anni è stato stuprato davanti alla madre legata a una sedia". E l’Occidente, ha aggiunto, deve ancora vedere “cosa hanno fatto i russi nelle zone occupate”. Come per il massacro di Bucha: “Da una prima indagine della polizia, risulta che quasi il 90% delle vittime ha un proiettile in testa, e questo vuol dire che non sono vittime di guerra, sono state giustiziate sul posto. Dei circa 700 corpi esaminati finora nell'area di Kiev, 400 provengono da Bucha. E centinaia di civili tutt'ora sono scomparsi”. L’appello, ascoltato purtroppo solo da un manipolo di senatori, è quindi di “restare uniti, agendo oggi si può fermare il genocidio, aiutateci a difendere il nostro popolo, la Russia non si ferma se il mondo non interviene".
Subito dopo Stefanishyna, ha preso la parola Liliana Segre. La senatrice a vita, video-collegata, ha ricordato il binario 21 della stazione di Milano, “dal quale nel '43 partivano i treni per i campi di concentramento. In questo luogo che custodisce ricordi di dolore e sofferenze, campeggia una parola che oggi dobbiamo riproporre e dobbiamo temere: indifferenza". La testimonianza di Stefanishyna, per Segre, "come le immagini che vengono dall'Ucraina scuotono le nostre coscienze e ci impediscono l'indifferenza. La capacità di indignarci davanti alle violenze, alle tragedie, alle aggressioni contro bambini, donne, anziani, è la cifra della nostra umanità. Dobbiamo proteggere la nostra umanità conservando la capacità di indignarci e sapendo che non dobbiamo, non possiamo restare indifferenti”.
È d’accordo con Segre Laura Garavini di Iv. “È importante dare voce, all'interno delle istituzioni italiane ed europee, a tutti gli aspetti che riguardano le conseguenze della guerra”. Lo stesso dicono gli altri senatori presenti, dai dem Francesco Verducci e Valeria Fedeli al grillino Giorgio Fede. Per la presidente della commissione Femminicidio, Valeria Valente del Pd, "le parole di Stefanishyna devono scuoterci”. Ma gli animi smossi, almeno in diretta, erano pochi.