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Il ministro D'Incà: "Democrazia malata di astensionismo. La cura? Il voto per posta"

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Il titolare dei Rapporti col Parlamento ha promosso un libro bianco per provare a dare una soluzione alla scarsa affluenza al voto. "Un problema che non riguarda solo noi 5 Stelle: ora siamo cresciuti e poniamo temi centrali, dalla transizione energetica al salario minimo"
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Astensionisti per protesta, per indifferenza o involontari, cioè perché non riescono a recarsi al seggio. "L'astensionismo è il sintomo principale della malattia per una democrazia", dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà. Il Libro bianco stilato dalla Commissione di esperti per indagarne le cause prova però a dare delle soluzioni, perlomeno per i 9 milioni di italiani con problemi di salute o con la residenza lontana dal luogo di studio e lavoro: in primis il voto negli uffici postali.

Già nel 1999 se ne parlava come di una innovazione imminente. Perché nonostante praticamente in tutta Europa ci siano soluzioni del genere in Italia siamo ancora fermi al palo?
"Probabilmente perché è mancata un'analisi complessiva del fenomeno, però posso dire che stavolta ho avuto incontri informali con tutte le parti politiche, indicando le possibili soluzioni: due soli elect…

Astensionisti per protesta, per indifferenza o involontari, cioè perché non riescono a recarsi al seggio. "L'astensionismo è il sintomo principale della malattia per una democrazia", dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà. Il Libro bianco stilato dalla Commissione di esperti per indagarne le cause prova però a dare delle soluzioni, perlomeno per i 9 milioni di italiani con problemi di salute o con la residenza lontana dal luogo di studio e lavoro: in primis il voto negli uffici postali.

Già nel 1999 se ne parlava come di una innovazione imminente. Perché nonostante praticamente in tutta Europa ci siano soluzioni del genere in Italia siamo ancora fermi al palo?
"Probabilmente perché è mancata un'analisi complessiva del fenomeno, però posso dire che stavolta ho avuto incontri informali con tutte le parti politiche, indicando le possibili soluzioni: due soli election day l'anno e il voto anticipato presidiato. Ho trovato una grande attenzione a questo tema".  

Entro questa legislatura si arriverà ad una conclusione secondo lei?
"Abbiamo dato le nostre indicazioni, certo mi impegnerò a promuoverle in Parlamento con l’obiettivo di riuscirci".

Recenti flussi elettorali e sondaggi ci dicono che un pezzo di voto 5 Stelle è già finito nell'astensionismo: secondo lei perché? Troppe promesse prima? O pochi risultati una volta al governo?
"L'astensionismo non riguarda solo noi, addossarlo solo al M5S è sbagliato. Certamente stare al governo significa assumersi delle responsabilità e questo comporta delle conseguenze. Però i risultati ci sono stati, dal reddito di cittadinanza allo spazzacorrotti, i fondi del Recovery, il tema della transizione energetica, la riforma che ha tagliato il numero dei parlamentari. Occorre anche saperli raccontare da parte nostra".

I numerosi casi di referendum per i quali si sono raccolte le firme, per ultime su cannabis ed eutanasia, e poi bocciati dalla Consulta, non accrescono la disaffezione, la distanza tra cittadini e politica?
"Penso che la società sui temi etici sia avanti rispetto alla politica e di questo deve farsene carico il Parlamento, dal ddl Zan al disegno di legge sul fine vita, occorre portare a termine questi provvedimenti, senza dubbio".

Il governo è quotidianamente tirato per la giacca in maniera anche abbastanza trasversale: la spinta propulsiva di Draghi è terminata?
"No, dobbiamo andare avanti perché la spinta c'è ancora specie per raggiungere i 100 obiettivi del Pnrr, ci sono riforme da votare e chiudere entro il 30 giugno, sugli appalti, la concorrenza, il fisco, il Csm. Ci arriveremo cercando costantemente il dialogo, con fatica e perseversanza".

Visto anche il suo ruolo, tra voti di fiducia e decreti il ruolo del Parlamento, come avviene da anni, è marginalizzato, non crede?
"Come governo abbiamo deliberato 66 disegni di legge, 49 sono stati votati, tutti sono preceduti da incontri di maggioranza e confronti con le opposizioni, poi c'è un lungo lavoro nelle commissioni che porta anche miglioramenti ai testi. Va detto che abbiamo lavorato con temi centrali e difficili che non si erano mai visti per la loro urgenza: pandemia, Pnrr, caro energia".

I 5 Stelle vengono da almeno tre anni di difficoltà e di strappi interni. Conte ha un buon gradimento personale eppure il M5S continua a calare nei sondaggi, non teme che passata la fase della protesta sia finito il ruolo in sé che si era dato il Movimento?
"Penso sia esattamente il contrario, perché abbiamo fatto esperienza, siamo cresciuti, diventando uomini e donne delle istituzioni. E oggi poniamo argomenti centrali, in primis la transizione energetica e il salario minimo".

C'è in corso una riorganizzazione, però tutte le nomine le fa solo uno, la base al massimo dice sì o no.
"Il rinnovamento è stato fatto partendo dallo Statuto, poi c'è stata la nomina di Conte, le altre nomine sono arrivate dopo un lungo dibattito interno. Torneremo a crescere, ne sono certo".

Siete ancora convinti di lavorare per una coalizione progressista con il Pd?
"Ieri (giovedì, ndr) insieme a Conte ho visto Damiano Tommasi, è il candidato progressista a sindaco di Verona, per giugno c'è un lavoro in comune che facciamo col Pd. Dopodiché ho sempre pensato che l'opzione del proporzionale fosse la migliore anche per mantenere ognuno la propria identità".

Si farà in tempo a cambiare la legge elettorale?
"Adesso siamo presi da problemi che riguardano più direttamente la vita delle persone, vedremo...".

La Lega ha tuttora in vigore un accordo di collaborazione con Russia Unita. La sua presenza al governo non rappresenta un problema?
"La linea del governo è una ed è quella espressa da Draghi con la risoluzione, poi votata in Parlamento anche dalla Lega. Dovrebbe comunque essere la Lega a fare chiarezza".