✕

Russiagate, Conte: "Non ero a conoscenza della cena tra Barr e Vecchione"

Il presidente del M5S ed ex premier, interviene dopo l'articolo di Repubblica sulla cena tra Barr e Vecchione organizzata per capire se Roma fosse stata al centro di un complotto per influenzare le presidenziali Usa del 2016. Renzi: "Auspico che l'intelligence italiana faccia chiarezza nelle sedi opportune"
3 minuti di lettura

ROMA - "Non ho mai personalmente incontrato l'allora Attorney General degli Stati Uniti, Bill Barr, nel corso delle sue visite in Italia, nè nel corso d'incontri formali nè nel corso d'incontri conviviali. Il fatto che dopo la riunione ufficiale del 15 agosto 2019 avvenuta nella sede della nostra Intelligence, a Roma in piazza Dante, si sia tenuta una cena la sera stessa tra la delegazione americana e l'allora Direttore del Dis Vecchione è circostanza di cui non ero specificamente a conoscenza".  Il presidente del M5S, Giuseppe Conte, con un lungo post su Facebook commenta i documenti statunitensi resi noti da Repubblica. Nel 2019 Trump si era convinto che il 'Russiagate' fosse stato confezionato in Italia, dai Servizi, sotto la guida dell'allora premier - ora leader di Italia viva Matteo Renzi - alleato di Hillary Clinton. 

I nuovi documenti Usa rivelano un incontro a Roma il 15 agosto 2019: una cena in un ristorante romano tra il segretario alla Giustizia americano, Bill Barr, e il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Gennaro Vecchione, capo dei servizi di intelligence italiani, impegnati in una segreta discussione per capire, appunto, se Roma fosse stata davvero al centro di un complotto per influenzare le presidenziali Usa del 2016 e impedire a Donald Trump di conquistare la Casa Bianca.

(ansa)
"Se la cena si è tenuta in un noto ristorante nel centro storico di Roma - aggiunge Conte - immagino sia stata motivata da cortesia istituzionale, piuttosto che dalla necessità di avere uno scambio riservato d'informazioni. Per completezza, preciso che non mi sono mai state riferite neppure altre cene o pranzi che i nostri vertici dell'intelligence hanno avuto con altri rappresentanti di governi esteri". L'ex premier aggiunge, inoltre, che "collegare la richiesta di informazioni di Barr alla vicenda della formazione del governo Conte II è una illazione in malafede, visto che la richiesta di Barr risale al giugno 2019 mentre la crisi del governo Conte I risale all'8 agosto 2019".

Anche Matteo Renzi ha commentato l'articolo di Repubblica: "Obama e io che organizziamo una truffa elettorale ai danni di Trump? Follia pura. Che nel 2019 qualcuno a Roma possa aver dato credito a tale idea mi sembra gravissimo. Auspico che l'intelligence italiana faccia chiarezza nelle sedi opportune". La risposta su Twitter del leader di Italia viva.

 "Oggi La Repubblica - continua Renzi nella sua enews - spiega perché ci sono dei buchi neri nella ricostruzione di Conte sulla strana vicenda dell'agosto-settembre 2019, quando gli esponenti dell'amministrazione americana vennero in Italia alla ricerca di un presunto complotto da me ordito contro il presidente Trump. Considero una follia questa ipotesi e ancora più folle mi pare chi gli ha dato credito. Ho chiesto chiarezza all'intelligence italiana. E non lo faccio per me, ma per il decoro delle istituzioni italiane".

Italia viva va all'attacco. "Se le notizie di stampa venissero confermate lo scenario sarebbe inquietante e svelerebbe un uso spregiudicato dei servizi segreti da parte dell'ex premier Giuseppe Conte per fini esclusivamente personali ai danni di Matteo Renzi e di Italia Viva - dichiara Silvia Fregolent, dell'ufficio di Presidenza del Gruppo Iv alla Camera - Ora che tutto viene a galla siamo ancora più orgogliosi di aver scelto Mario Draghi alla guida del paese. Aspettiamo ancora le scuse di chi diceva o Conte o elezioni".

Interviene anche Luciano Nobili, deputato di Italia Viva: "Quanto rivelato oggi da la Repubblica è inaudito e clamoroso: sul Russiagate l'ex premier Conte avrebbe mentito più volte, anche davanti al Copasir. Avrebbe usato i servizi segreti a scopi personali e politici: mantenere a ogni costo la poltrona. Avrebbe barattato il sostegno di Trump al suo governo con la rivelazione di segreti dalla nostra intelligence. E come se non bastasse messo i nostri servizi, strutture istituzionali delicatissime a disposizione di un altro Paese per attività ostili contro Matteo Renzi - scrive su Facebook - Uno scandalo senza precedenti: una commistione tra attività di intelligence e attività politica del M5S, tra le strutture preposte alla sicurezza nazionale e il destino personale di un uomo e del ruolo che voleva mantenere, a ogni costo. Siamo stati lungimiranti allora a pretendere che lasciasse la guida diretta dei servizi di intelligence, prima e a mandarlo a casa, poi. Ma il Contegate non può più essere taciuto. Il Copasir ha intenzione di riconvocarlo? E soprattutto nessuno tra Pd e M5S ha qualcosa da dire?", conclude Nobili. 

A intervenire ci pensano i parlamentari del Movimento 5 Stelle Federica Dieni, Maurizio Cattoi e Francesco Castiello, componenti del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir). "In merito alle notizie di stampa pubblicate - dicono - specifichiamo che il presidente Giuseppe Conte ha sempre fornito piena disponibilità a riferire al Comitato con la massima trasparenza. Al fine di fare chiarezza sulla vicenda, riteniamo sia utile audire quanto prima tutte le parti chiamate in causa, a partire dal senatore Matteo Renzi, la cui audizione era già stata deliberata tempo addietro e rimasta in attesa di calendarizzazione".