"Chiudiamo la guerra cedendo il Donbass alla Russia". La fronda M5S-Lega pronta a mutilare l'Ucraina
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoRoma. Mutilare l’Ucraina val bene la pace. In parlamento c’è un fronte trasversale – che trova proseliti soprattutto nei ranghi di M5S, ex grillini e Lega – che vede di buon occhio una resa ucraina nel Donbass, in cambio di un cessate il fuoco a stretto giro di posta. Richiesta spesso accompagnata, non a caso, da critiche a una presunta “belligeranza atlantista” (molto meno alla belligeranza di Putin) e al presidente americano Joe Biden. Il primo a vedere con favore la cessione di “un paio di regioni” da parte del governo di Kiev è il vice-capogruppo dei 5 Stelle in Senato, Gianluca Ferrara. Putin, premette Ferrara, “è un animale, ma proprio per questo come Unione europea dovremmo considerare bene le conseguenze delle nostre azioni”. Ferrara è convinto che ora stia prevalendo “l’idea miope di sconfiggere militarmente Putin, un errore che può rivelarsi catastrofico, perch&eac…
Roma. Mutilare l’Ucraina val bene la pace. In parlamento c’è un fronte trasversale – che trova proseliti soprattutto nei ranghi di M5S, ex grillini e Lega – che vede di buon occhio una resa ucraina nel Donbass, in cambio di un cessate il fuoco a stretto giro di posta. Richiesta spesso accompagnata, non a caso, da critiche a una presunta “belligeranza atlantista” (molto meno alla belligeranza di Putin) e al presidente americano Joe Biden. Il primo a vedere con favore la cessione di “un paio di regioni” da parte del governo di Kiev è il vice-capogruppo dei 5 Stelle in Senato, Gianluca Ferrara. Putin, premette Ferrara, “è un animale, ma proprio per questo come Unione europea dovremmo considerare bene le conseguenze delle nostre azioni”. Ferrara è convinto che ora stia prevalendo “l’idea miope di sconfiggere militarmente Putin, un errore che può rivelarsi catastrofico, perché la Russia è una potenza nucleare”. E dunque, l’Ucraina rinunci pure a “un paio di regioni oppure dovremo andare incontro alla terza guerra mondiale”.
Nel Movimento qualcuno, come il senatore Alberto Airola, sta preparando una mozione per chiedere al governo di bloccare l’invio di armi italiane alla resistenza di Zelensky. “L’idea c’è, devo parlarne con il direttivo del gruppo e con il presidente Giuseppe Conte, che si è dimostrato vicino a un atteggiamento multipolare”, dice Airola. “Le armi alimentano solo la guerra. E il M5S è sempre stato pacifista”. Quanto al Donbass, “cedere qualcosa è normale in qualsiasi negoziato, quindi sì, sono d’accordo col collega Ferrara”. Pazienza per il sostegno del governo italiano “all’integrità territoriale ucraina”, ribadito dal premier Mario Draghi allo scoppio della guerra. Addirittura Airola propone che il Movimento “debba valutare l’uscita dal governo, se il presidente Draghi continuasse sulla linea di totale appiattimento alla Nato e di prolungamento sine die del conflitto”. C’è anche chi pensa che il Donbass non basti. Come il deputato Matteo Dall’Osso, ex grillino migrato in Forza Italia. “Il Donbass e la Crimea – è sicuro – dovevano essere ceduti prima, all’inizio. Ormai è tardi, Putin annienterà l’Ucraina, vuole tutto. In pochi ve lo dicevano”. Tra questi, è il sottotesto, c'è lui.
Come detto, attorno a questa posizione sembra riaffiorare, tra Camera e Senato, un asse gialloverde. Dice Carlo Doria, senatore sardista iscritto al gruppo della Lega: “Sono a favore sempre dell’autodeterminazione dei popoli, come nel caso dei russofoni del Donbass. Il conflitto non va estremizzato, c’è in giro un filo atlantismo pericoloso”. Perché è l’America, sottolinea, che “ha portato ovunque la guerra, tranne che a casa sua”. Quindi l’invasione russa, non ha dubbi, è stata una reazione: “Come gli Usa non volevano i missili sovietici a Cuba, stavolta Putin non voleva i missili americani sotto casa”.
Nel Carroccio si registrano altre posizioni più sfumate, ma non troppo diverse nella sostanza. Sempre in nome del “no alle armi”: “Il Donbass? Sono decisioni che spettano a loro. Io sono per l'autonomia locale e per il rispetto delle minoranze, sempre e ovunque, qualunque sia il governo centrale”, risponde il senatore Simone Pillon. Come e più di Salvini, cita il Papa. Anzi, ne cita due. “Sulla guerra russo-ucraina la posizione di papa Francesco è la più lucida e condivisibile. Cercare la pace anche contro ogni speranza, evitando di alimentare il conflitto. Ricordo che san Giovanni Paolo II disse cose simili allo scoppio della seconda guerra del Golfo tra Iraq e USA. Allora feci fatica a capire, ma poi i fatti diedero ragione al papa. Spero che questa volta il successore di Pietro venga ascoltato”.