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Ora l'Italia valuta l'invio alla resistenza di armi più pesanti

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Nuovo decreto sulle forniture, poi il salto di livello sarà deciso con gli alleati. Altri 200 milioni di prestiti a Kiev, l’ipotesi del viaggio di Draghi nella capitale
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ROMA - Per una tregua solida e una pace duratura gli ucraini devono tenere sul piano militare: ecco perché l'Italia continuerà a sostenerli con fondi e l'invio di sistemi d'arma, oltre che sul piano politico e diplomatico. La convinzione di Mario Draghi è ferma. In nome della pace, non possono esserci tentennamenti. Perciò il governo si prepara a destinare aiuti diretti a Kiev: 200 milioni di prestiti, che si sommano ai 110 milioni già stanziati. Ed entro le prossime quarantotto ore sarà firmato il decreto interministeriale per l'invio di nuove armi, sul modello di quelle già fornite. Ma la novità è che la prossima settimana si valuterà a livello di governo e con gli alleati se disporre con un altro decreto, il terzo, la fornitura di armi pesanti, ma di tipo difensivo, il che potrebbe voler dire ad esempio l'invio di mezzi blindati ruotati e missili anti nave.

Per Vladimir Putin parlano i …

ROMA - Per una tregua solida e una pace duratura gli ucraini devono tenere sul piano militare: ecco perché l'Italia continuerà a sostenerli con fondi e l'invio di sistemi d'arma, oltre che sul piano politico e diplomatico. La convinzione di Mario Draghi è ferma. In nome della pace, non possono esserci tentennamenti. Perciò il governo si prepara a destinare aiuti diretti a Kiev: 200 milioni di prestiti, che si sommano ai 110 milioni già stanziati. Ed entro le prossime quarantotto ore sarà firmato il decreto interministeriale per l'invio di nuove armi, sul modello di quelle già fornite. Ma la novità è che la prossima settimana si valuterà a livello di governo e con gli alleati se disporre con un altro decreto, il terzo, la fornitura di armi pesanti, ma di tipo difensivo, il che potrebbe voler dire ad esempio l'invio di mezzi blindati ruotati e missili anti nave.

Per Vladimir Putin parlano i fatti e i fatti inducono a un certo pessimismo, nulla fa pensare che sia entrato in quell'ottica di dialogo per la pace su cui Draghi ha posto l'accento nella telefonata di ormai quasi un mese fa. Questa amara constatazione regge da giorni - e ancora in queste ore - i ragionamenti del premier, che è costretto a Città della Pieve dal Covid ma in videoconferenza con Palazzo Chigi per presiedere il Cdm, ai suoi ministri dice di augurarsi di poter tornare a Roma nei prossimi giorni. Davanti ha un'agenda fitta di impegni internazionali, parlerà il 3 maggio davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo e dal 10 al 12 maggio sarà a Washington, per un incontro con Joe Biden nel segno del forte atlantismo che caratterizza la politica estera del governo. Ma non è escluso che Draghi in tempi brevi vada di persona anche a Kiev, a incontrare Volodymyr Zelensky, come già Boris Johnson, Pedro Sanchez e i vertici delle istituzioni europee. Non c'è una data fissata, ma in queste ore si valuta l'ipotesi della missione.

Non sfugge intanto, dalla prospettiva di Palazzo Chigi, il dibattito che si è aperto in Germania, sull'invio di armamenti all'Ucraina e sulle sanzioni energetiche. Ma nella riunione di martedì con gli alleati non si sono registrati particolari disallineamenti e la convinzione è che se, come probabile, domenica Emmanuel Macron vincerà le elezioni francesi la linea finora tenuta dal fronte europeo e occidentale sulla crisi ucraina uscirà rafforzata. L'auspicio diffuso ai vertici del governo italiano è che, di fronte a una reazione politica compatta della Nato, le sconfitte sul terreno di Putin e il mancato ingresso a Kiev, possano alla lunga favorire l'innescarsi finalmente di un processo per una tregua vera e una pace sensata.

Parte di questa strategia sono ovviamente le sanzioni e anche su questo fronte Draghi si muove in asse con gli alleati e in una linea di coerenza: avanti con l'Ue su uno stop progressivo al petrolio e al gas (ma con il sollievo di sapere che per ora di gas davvero non si parla) anche a costo di sopportarne le conseguenze. A rendere questa posizione credibile, notano dal governo, è l'accelerazione impressa sul fronte della diversificazione delle fonti, con la drastica semplificazione in arrivo per la produzione nazionale a partire dalle rinnovabili e un'azione diplomatica per il gas che è "più incisiva di quella di Berlino". Da qui al Consiglio europeo di fine maggio non si arresterà inoltre il pressing di Draghi per ottenere un tetto Ue al prezzo del gas: l'ostacolo enorme è il no di Olaf Scholz, ma la convinzione è che la battaglia solitaria stia iniziando a far breccia tra gli altri alleati.

Sull'asse Roma-Kiev in giornata Lorenzo Guerini sente il suo omologo ucraino Oleksii Reznikov: "Gli ho confermato solidarietà e pieno sostegno e aiuto al suo Paese e alle sue forze armate", twitta il ministro della Difesa. Nelle prossime ore arriverà il nuovo decreto interministeriale - secretato - per sostenere Kiev con l'invio di armi. Poi si valuteranno forniture più pesanti. Nelle fila parlamentari il tema armi continua a generare malcontenti, soprattutto nel M5s, ma Giuseppe Conte interviene a smentire uno smarcamento di Beppe Grillo e del Movimento: anche il M5s ha votato sì, un sì "sofferto".