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Meloni punta Palazzo Chigi e attacca: “Non so se Lega e FI vogliono vincere”

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Fdi lancia il suo “contro 1° maggio” e nei sondaggi a Milano supera il Carroccio
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ROMA - "È una semplificazione ma è corretta...". Così Giorgia Meloni risponde a chi gli chiede se il "programma per un governo conservatore" sia anche il programma per la sua candidatura alla guida del Paese. Ed è scevro di infingimenti il lancio della convention milanese di Fratelli d’Italia: l’ammissione di puntare a Chigi accompagna frequenti frecciate agli alleati sempre più lontani. "Il problema — dice Meloni — è capire se per gli altri partiti l’obiettivo sia dare un governo di centrodestra. A volte ho l’impressione che si voglia riproporre un’alleanza arcobaleno. Io non ho piani B". E ancora: "L’obiettivo di Lega e Fi è battere la sinistra o Fdi?". Ora, dalle parti di via Bellerio queste parole vengono prese come provocazione. Tanto da costringere il vicesegretario del Carroccio Luciano Fontana a diramare una nota per dire basta a "steril…

ROMA - "È una semplificazione ma è corretta...". Così Giorgia Meloni risponde a chi gli chiede se il "programma per un governo conservatore" sia anche il programma per la sua candidatura alla guida del Paese. Ed è scevro di infingimenti il lancio della convention milanese di Fratelli d’Italia: l’ammissione di puntare a Chigi accompagna frequenti frecciate agli alleati sempre più lontani. "Il problema — dice Meloni — è capire se per gli altri partiti l’obiettivo sia dare un governo di centrodestra. A volte ho l’impressione che si voglia riproporre un’alleanza arcobaleno. Io non ho piani B". E ancora: "L’obiettivo di Lega e Fi è battere la sinistra o Fdi?". Ora, dalle parti di via Bellerio queste parole vengono prese come provocazione. Tanto da costringere il vicesegretario del Carroccio Luciano Fontana a diramare una nota per dire basta a "sterili polemiche": "La Lega è per l’unità".


Ma Meloni non sente Salvini da 12 settimane, dal giorno dell’elezione di Mattarella. È vero che la leader di Fdi mantiene i contatti con Arcore ma assiste pure a quel progressivo intensificarsi degli incontri fra il capo leghista e Silvio Berlusconi che in molti instillano il sospetto che il cantiere per il partito unico del centrodestra di governo sia aperto. E anche su questo punto Meloni è sarcastica: "Una scelta che non mi riguarda ma spero che lo facciano per convenzione e non per timore".


È in questo clima che, con almeno 11 mesi di anticipo rispetto alle Politiche, la portabandiera della Destra fa partire l’assalto a Chigi: una conferenza programmatica lunga tre giorni, con 4.627 delegati (roba da vecchi congressi Dc) e un parterre di ospiti che vanno da Carlo Nordio a Marcello Pera, da Francesco Alberoni a Giulio Tremonti. "Lavoriamo soprattutto per essere preparati su contenuti e classe dirigente. C’è chi pur di fare il premier — sibila Meloni — è disposto a fare figuracce, io no". La scelta della location è significativa: non Roma, culla della destra meloniana, ma Milano, patria di Salvini. Un affondo nell’elettorato della Lega. Studiato, meditato, anche sulla base dei numeri.

Da qualche giorno, sugli smartphone degli sherpa del centrodestra rimbalza un sondaggio di un istituto di ricerca qualificato che attesta un clamoroso sorpasso di Fdi nel capoluogo lombardo e in provincia: i meloniani sono stimati al 18%, la Lega al 14. Solo pochi mesi fa, alle Comunali milanesi, aveva fatto scalpore il fatto che Fdi si fosse portato a un solo punto dal Carroccio. Nota di contorno: alla convention del prossimo week-end Matteo Salvini non è stato invitato. Al suo posto i capigruppo leghisti. Che non si sa se andrano.


La strategia di Meloni è chiara: non sa, e lo precisa, né quale sarà la legge elettorale né se ci sarà ancora il centrodestra. Ma in ogni caso sa che tutti dovranno fare i conti con lei, se le urne confermeranno i sondaggi che vedono Fdi primo partito. Ecco perché la postura è quella della candidata in pectore per la guida di un prossimo governo. Per raggiungere l’obiettivo serve, appunto, dimostrare di avere una classe dirigente all’altezza e garantire una chiara collocazione atlantista. "Collocazione che per la Destra italiana non è mai stata in dubbio dal 1948", graffia Meloni. Che si va allontanando, nel panorama attuale, da filoputiniani o presunti tali: non un endorsement a favore di Le Pen e una presa di distanze anche da Viktor Orban. "I nostri alleati conservatori al parlamento europeo sulla crisi ucraina hanno sensibilità diverse da Orban e ne devo tener conto...".


Rimane una visione alternativa alla sinistra che culmina nella contro-manifestazione del Primo maggio: domenica prossima, prima del tradizionale evento di piazza San Giovanni, FdI a Milano proporrà un concerto dell’orchestra Virtuosi italiani diretta da Beatrice Venezi, "dedicato però a tutti i lavoratori non garantiti e non rappresentati dalla triplice dei sindacati". E i "lavoratori non garantiti", Meloni, li porterà sul palco: balneari, professionisti a partita Iva, poliziotti. L’ultima sfida: la marcia di Giorgia è iniziata.