Assunta Almirante, l'imperatrice madre del postfascismo
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniLa chiamavano l'Imperatrice madre. E l'impero, naturalmente, era quello postfascista di cui il marito di Donna Assunta, Giorgio Almirante, era stato leader assoluto per oltre 18 anni e guida carismatica per tutto il dopoguerra. Se non fosse che a lei, Assunta, la definizione di imperatrice piaceva eccome, quella di postfascista proprio no: "Giorgio non si è mai definito postfascista. E poi, che vuol dire? È un modo per creare una parola nuova o ha un significato? Vuol dire che prima sei stato fascista? È ridicolo". Ecco, si può dire - prendendo a prestito le parole da Giorgia Meloni - che Donna Assunta sia stata per decenni la custodia della "matrice", quella che la leader di Fratelli d'Italia cercava invano nel recente assalto alla sede della Cgil (FdI ha conservato il simbolo del Movimento sociale italiano, la fiamma che arde sulla bara stilizzata di Mussolini e di Almirante conserva il culto di padre nobile, anche se l'…
La chiamavano l'Imperatrice madre. E l'impero, naturalmente, era quello postfascista di cui il marito di Donna Assunta, Giorgio Almirante, era stato leader assoluto per oltre 18 anni e guida carismatica per tutto il dopoguerra. Se non fosse che a lei, Assunta, la definizione di imperatrice piaceva eccome, quella di postfascista proprio no: "Giorgio non si è mai definito postfascista. E poi, che vuol dire? È un modo per creare una parola nuova o ha un significato? Vuol dire che prima sei stato fascista? È ridicolo". Ecco, si può dire - prendendo a prestito le parole da Giorgia Meloni - che Donna Assunta sia stata per decenni la custodia della "matrice", quella che la leader di Fratelli d'Italia cercava invano nel recente assalto alla sede della Cgil (FdI ha conservato il simbolo del Movimento sociale italiano, la fiamma che arde sulla bara stilizzata di Mussolini e di Almirante conserva il culto di padre nobile, anche se l'iniziazione di Meloni nel Msi non fu certo di rito almirantiano, tutt'altro). La matrice che l'adorato Giorgio ("Che uomo, che carisma, che occhi!", diceva lei sospirando come nei melò degli anni Cinquanta) sintetizzava così: "La parola fascista io ce l'ho scritta in fronte". Tanto l'aveva scritta in fronte che donna Assunta ricordava mezzo divertita mezzo indignata il debutto politico del non ancora suo marito in un comizio a piazza San Giovanni nel 1947, in una Roma che portava ancora i segni vivi del nazifascismo. "Cittadini", esordì Almirante al microfono. "A fijo de 'na mignotta", rispose subito una voce urlante dalla piazza. E naturalmente finì a cazzotti.
Nel suo ruolo di vestale dell'Idea, maiuscola come scrivono i fascisti, Donna Assunta era il galateo del neofascismo, le capitava di andare ospite in tv, a lei si rivolgevano subito i giornalisti per capire se un successore di Almirante aveva la stoffa per succedergli, a lei si chiedeva se la tal dichiarazione fosse degna dell'album di famiglia o del ripudio. Verso Gianfranco Fini, che di Almirante prese il testimone ma tradendone la parola d'ordine ("Tutto si può fare, ma non passare le colonne d'Ercole del fascismo", diceva sempre il leader storico) donna Assunta aveva un piglio materno, ora lo consolava e lo lodava, ora lo strigliava e persino rinnegava. Ma sempre pronta a tornare indietro, appunto come una madre con i suoi figli un po' scapestrati e comunque mai all'altezza del padre, ovviamente.
Donna Assunta - sempre impeccabile con la sua piega bionda, i tailleur con spilla e le onoreficenze del marito attaccate alle pareti - si era impossessata così bene del ruolo da sopravvivere all'evidenza che ci fosse stata prima di lei un'altra lady Almirante, da cui il cattolicissimo Giorgio aveva divorziato. Il bello è che al referendum sul divorzio Almirante - che aveva già due signore che rivendicavano il titolo di lady Almirante - si schierò contro. "Ma la verità - confessò poi donna Assunta in una intervista - è che Giorgio era favorevole al divorzio, nel partito lo costrinsero a cambiare posizione". La simbiosi era tale che Assunta replicava la rivalità del marito con Rauti duellando pubblicamente con la moglie dell'ancor più fascistissimo Pino. "Una volta la moglie di Rauti mi rimproverò dicendomi che lei aveva sempre lavorato e aveva i reumatismi mentre io era sempre bella fresca e piena di anelli. E io le risposi che, per i reumatismi, poteva comprarsi i guanti". Si vantava di essere temuta anche dal marito, anche se forse non si rendeva conto di non rendergli un buon servizio nel rivelare che lui l'aveva soprannominata "zio Adolfo".