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Sondaggi politici: i danni economici della guerra in Ucraina fanno meno paura, risale il gradimento per il governo Draghi

Il report di Ipsos / L'esecutivo recupera consensi e sale al 58,2 per cento. L'attività del premier supera la soglia del 60% e cresce, oltre che tra gli elettori moderati, tra quelli del M5S. Le preoccupazioni per l'invasione russa restano elevate ma aumenta la percezione dell'impegno di Palazzo Chigi per trovare soluzioni al nodo energetico
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Più 2,8% il gradimento nei confronti del governo. Più 3,3% il placet che incassa direttamente il premier Mario Draghi. Dopo una fase di debolezza, gli indicatori di gradimento per l'operato di Palazzo Chigi (58,2%) e del presidente del Consiglio (60,4%) tornano a salire nelle ultime settimane, riallineandosi con i valori di metà febbraio, prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Il governo, dunque, recupera consensi soprattutto tra i residenti nelle regioni del centro-nord e tra gli elettori dei partiti moderati di centrosinistra e di centrodestra; il premier sale invece soprattutto tra i residenti nel nord-ovest e, oltre che tra gli elettori moderati, tra gli elettori M5S. Le rilevazioni sono il frutto del report che Ipsos ha preparato tra il 10 e il 22 aprile 2022 per la presidenza del Consiglio.

Più 2,8% il gradimento nei confronti del governo. Più 3,3% il placet che incassa direttamente il premier Mario Draghi. Dopo una fase di debolezza, gli indicatori di gradimento per l'operato di Palazzo Chigi (58,2%) e del presidente del Consiglio (60,4%) tornano a salire nelle ultime settimane, riallineandosi con i valori di metà febbraio, prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Il governo, dunque, recupera consensi soprattutto tra i residenti nelle regioni del centro-nord e tra gli elettori dei partiti moderati di centrosinistra e di centrodestra; il premier sale invece soprattutto tra i residenti nel nord-ovest e, oltre che tra gli elettori moderati, tra gli elettori M5S. Le rilevazioni sono il frutto del report che Ipsos ha preparato tra il 10 e il 22 aprile 2022 per la presidenza del Consiglio.

Le preoccupazioni per la guerra russo-ucraina restano elevate e tornano a crescere i timori di una possibile estensione oltre i confini attuali. Si attenuano però le previsioni più negative, inizialmente rilevate, riguardo alle conseguenze economiche del conflitto sul nostro Paese, grazie anche alla percezione che l'esecutivo si stia muovendo in più direzioni per mitigarne gli effetti più negativi e trovare soluzioni concrete al tema della dipendenza energetica dalla Russia.

Lo scenario politico è contrassegnato dal permanere di un'estesa "area grigia" di indecisione e non voto. Tra gli elettori che indicano proprie preferenze di voto tendono a salire i consensi per le forze maggiori, con l'eccezione della Lega, che resta in una fase di difficoltà nell'intercettare consensi e scende su nuovi valori minimi dell'ultimo quadriennio.

Sale mediamente anche il giudizio degli italiani sull'operato dei principali partiti, anche in questo caso con la sola eccezione della Lega. Fratelli d'Italia consolida il proprio primato di preferenze tra gli elettori di destra e di centrodestra.

Quanto ai principali leader, i consensi tendono invece a decrescere nelle ultime settimane. Giorgia Meloni arretra più significativamente degli altri (in controtendenza rispetto al proprio partito, come spesso rilevato anche in passato). Cala ancora Matteo Salvini, in risalita soltanto Roberto Speranza e Silvio Berlusconi.

Le opinioni sulla guerra

Circa sette italiani su dieci confermano di seguire "almeno in parte" quanto sta succedendo in Ucraina. La loro preoccupazione per quanto sta succedendo resta elevata, ma si attenua ulteriormente la quota di coloro che oggi si definiscono "molto preoccupati". Torna a crescere in modo rilevante la percentuale di intervistati che ritengono che il conflitto sia destinato ad allargarsi, coinvolgendo altri paesi dell'Europa orientale (32%, +7) o degenerando in un conflitto mondiale (19%, +6). Quasi sei rispondenti su dieci prevedono che il conflitto durerà ancora a lungo.

A quasi due mesi dallo scoppio del conflitto la parola "negoziati" sembra ogni giorno meno presente nelle dichiarazioni dei principali leader internazionale e tra gli italiani non può che restare elevata l'incertezza su quali siano "gli attori" che più di altri si stiano muovendo per cercare una soluzione che interrompa le ostilità. Poco meno di un intervistato su due non è in grado di indicare oggi alcun governo o istituzione sovra-nazionale come particolarmente attiva in tal senso.

Sale l'incertezza degli intervistati anche riguardo alle cause che hanno portato al conflitto. La maggioranza relativa, in calo di qualche punto, resta convinta che l'aggressione russa sia esclusivamente "figlia di volontà espansionistiche". Calano anche quanti ritengono inaccettabile l'invasione ma pensano che la causa sia legata al fatto che la Russia si sia sentita minacciata dall'espansione verso est della Nato, minaccia che per l'8% (in crescita di due punti) può giustificare anche la scelta di aggredire militarmente l'Ucraina. Oggi il 52% degli intervistati (-5) si dichiara "dalla parte dell'Ucraina", l'8% (+3) "dalla parte della Russia", mentre il restante 40% (+2) si definisce "né con la Russia, né con l'Ucraina. Resta elevato il divario tra le proprie posizioni espresse e quelle attribuite dagli intervistati agli italiani in generale, ritenuti molto più schierati per l'una o l'altra parte e poco neutrali. Quanto al modo in cui la guerra viene trattata dai media italiani, cala la quota di quanti lo ritengono "equilibrato ed imparziale" (28%, -2) , restano prevalenti quanti ritengono che vi sia uno sbilanciamento eccessivo a favore dell'Ucraina (37%, dato invariato).

Le opinioni restano ancora divise riguardo al comportamento tenuto finora dal governo Draghi, con un 38% (+1) di valutazioni positiva e un 35% di giudizi negativi (-2). Quanto alle sanzioni economiche alla Russia approvate dall'Italia e dalla Ue, i consensi scendono al 47% (-4) le condivide, con un 34% (+2) di intervistati che le disapprovano.

Cala ancora la quota di intervistati che condivide l'idea di sostenere la resistenza ucraina con l'invio di armi ed equipaggiamenti militari (28%, -1), laddove quasi la metà dei rispondenti resta convinta che il nostro paese non dovrebbe intervenire in alcun modo dal punto di vista militare (49%, +1). Data la situazione venutasi oggi a creare, il 30% (+2) suggerisce al nostro governo di continuare con le sanzioni economiche intraprese, mentre il 26% (-2) preferirebbe che l'esecutivo ritiri queste sanzioni e si proponga con decisione nel ruolo di mediatore tra le parti in conflitto.

Un eventuale decisione dell'Unione europea di bloccare completamente l'importazione di gas e petrolio dalla Russia dovrebbe essere accettata anche dall'Italia per il 47% degli intervistati, respinta per il 25%. Alta la quota di mancate risposte a riguardo (28%).

Un terzo degli intervistati riconosce che il governo abbia già preso diverse iniziative diplomatiche e commerciali per cercare di ridurre la dipendenza energetica dalla Russia attraverso accordi con altri paesi produttori. Un altro terzo reputa che qualche iniziativa sia stata presa". È certamente un percorso complicato da affrontare. Da un lato vi sono dubbi sull'opportunità di includere tra le possibili alternative Paesi che non brillano certo quanto a stabilità politica o a rispetto dei diritti democratici al loro interno. Parte degli intervistati indica ai primi posti, a questo riguardo, l'Egitto, la Libia e l'Algeria. Secondariamente vi sono dubbi sui tempi con cui queste eventuali forniture alternative potranno essere effettivamente disponibili. Il governo sta pensando in proposito a misure di risparmio energetico che coinvolgano gli uffici e i luoghi pubblici. Il 57% si dichiara molto o abbastanza d'accordo su queste iniziative, il 24% tende invece a bocciarle. L'obbiettivo di renderci effettivamente indipendenti dalle forniture russe viene ritenuto realistico dal 44%, impossibile da raggiungere (in tempi brevi) dal 32%. Per il 42% con le iniziative annunciate dal governo avremmo comunque conseguenze inaccettabili o difficili d'accettare da un eventuale blocco delle forniture dalla Russia, per il 36% potremmo invece guardare con ottimismo anche a questa eventualità.