"Mai sul palco con Salvini". Bufera a Catanzaro sul candidato sindaco di centrodestra. Poi la telefonata che riporta il sereno
di Alessia Candito , di Alessia CanditoC'è un'altra grana che rischia di terremotare il centrodestra in vista delle imminenti amministrative. Arriva dalla Calabria e ha il nome e il volto di Valerio Donato, formalmente civico in realtà fino a ieri limpida espressione dei dem in città, su cui Lega e Forza Italia hanno deciso di puntare per le comunali di giugno. "Sul palco con Salvini? Non ci salirei" ha detto candidamente Donato in diretta tv su un'emittente locale. E tanto è bastato per provocare un terremoto.
Traduzione, anche Catanzaro è diventato un problema nazionale per il centrodestra che con il più volte annunciato - e non ancora convocato - vertice a tre fra Lega, For…
C'è un'altra grana che rischia di terremotare il centrodestra in vista delle imminenti amministrative. Arriva dalla Calabria e ha il nome e il volto di Valerio Donato, formalmente civico in realtà fino a ieri limpida espressione dei dem in città, su cui Lega e Forza Italia hanno deciso di puntare per le comunali di giugno. "Sul palco con Salvini? Non ci salirei" ha detto candidamente Donato in diretta tv su un'emittente locale. E tanto è bastato per provocare un terremoto.
Traduzione, anche Catanzaro è diventato un problema nazionale per il centrodestra che con il più volte annunciato - e non ancora convocato - vertice a tre fra Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia sta ancora cercando l'unità in vista delle amministrative. Dovesse (finalmente) aver luogo, il caso Calabria sarà uno dei punti all'ordine del giorno, mentre la candidatura di Donato - su cui Fratelli d'italia non sembra aver intenzione di convergere - è finita al centro di una serie di febbrili riunioni, formali e informali, che già da ieri tengono impegnati non solo i leader locali. Le opzioni sul piatto sono due: trovare molto in fretta un nome di area su cui convergere "in nome dell'unità del centrodestra" o turarsi il naso e vedere come va a finire.
Al momento, pare che per l'ennesima volta si sia arrivati all'ennesima ricomposizione in extremis. Una "telefonata di chiarimento esaustivo" fra il leader della Lega e Donato sarebbe riuscita a riportare il sereno e "presto" annuncia Filippo Mancuso, presidente leghista del Consiglio regionale e mandatario elettorale per le comunali a Catanzaro "ci sarà un incontro fra Salvini, Donato e il sottoscritto a Catanzaro". Eppure non più tardi di qualche ora prima proprio Mancuso si era fatto scappare "se dal nazionale dicessero che con il simbolo non posso andare dovremo vedere il da farsi. Ma la situazione è complicata, perché i tempi sono stretti, manca poco alla presentazione delle liste. Da un mese siamo in campagna elettorale".
Del resto, la Lega ha un doppio problema. Primo, su Catanzaro puntava per far dimenticare il capitombolo Reggio Calabria, dove nell'autunno scorso il candidato imposto da Matteo Salvini, Antonino Minicuci è riuscito a farsi scappare una vittoria che il centrodestra sentiva già in tasca, perdendo al ballottaggio contro il sindaco uscente (e oggi sospeso), Giuseppe Falcomatà, ai minimi storici di popolarità e sotto processo per l'assegnazione ad hoc di un bene comunale. Secondo, a spalleggiare quel Donato che ha pubblicamente sconfessato "il Capitano" sono stati, almeno ufficialmente, i suoi in Calabria.
Alla Lega, che anche a Catanzaro esordisce con "Prima l'Italia" di fatto fanno riferimento le civiche che insieme a quelle di Forza Italia hanno sottoscritto non più tardi di un paio di giorni fa un documento unitario per blindare la candidatura di Donato. E Fratelli d'Italia? Ufficialmente non c'è. Eppure, proprio da settori del partito di Giorgia Meloni in Calabria sarebbe stata caldeggiato il nome di Donato, scaricato dopo il no secco arrivato da Roma. "Mai appoggeremo un ex rappresentante del Pd" il messaggio arrivato dall'entourage strettissimo di Meloni. E al resto della coalizione è rimasto da gestire un candidato che in fondo non ha mai convinto nessuno, mentre il voltafaccia calabrese di Fdi si aggiungeva alla lunga lista di motivi di bisticcio fra le anime del centrodestra.
"Noi - prova a metterci una pezza Mancuso - vogliamo sconfiggere Pd e Cinque Stelle e abbiamo cercato il nome migliore". Un ex dem? "Ma la tessera l'ha strappata" si difende il presidente del Consiglio regionale. Certo è che Donato non è nuovo agli scivoloni che provocano imbarazzi e rossori nel centrodestra. Già qualche settimana fa aveva quasi provocato l'insurrezione di mezza coalizione - e reazioni iraconde nei vertici regionali di tutto il centrodestra - entrando a gamba tesa sull'architettura logistico-istituzionale del potere regionale in Calabria. "Giunta e Consiglio regionale devono essere riuniti presso la stessa sede, quella naturale, ossia Catanzaro" ha fatto dire al suo comitato elettorale. Apriti cielo, in una regione in cui lo spostamento del capoluogo da Reggio Calabria nel 1970 ha significato un anno di guerriglia e moti di piazza, con tanto di carri armati in riva allo Stretto e pace raggiunta solo dividendo fra le due città le sedi istituzionali. Giunta e presidenza a Catanzaro, Consiglio regionale a Reggio Calabria.
Risultato dell'estemporanea uscita, una valanga di critiche e grandissimo imbarazzo del centrodestra catanzarese, costretto a bacchettare pubblicamente il proprio candidato, pena una guerra civile interna. Fra le reazioni più furibonde, quelle di più o meno noti esponenti di Fdi, che nel Movimento sociale che ha capitalizzato i "Moti" del '70 ha la propria pietra angolare. Ma paradossalmente, proprio il partito di Giorgia Meloni adesso potrebbe diventare l'alibi perfetto per scaricare in corsa Donato in nome della ritrovata unità del centrodestra.