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Conte vuole Draghi in Aula sulle armi: "No a quelle offensive, è la linea del Piave"

Giuseppe Conte, leader M5S 
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ROMA - Il Movimento 5 Stelle riapre il fronte armi. Fronte più polemico-politico che sostanziale, per ora, perché come precisa il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il secondo decreto interministeriale per spedire aiuti militari all'Ucraina sarà "della stessa natura del precedente" e quindi "in ossequio alle risoluzioni del Parlamento", senza ulteriori passaggi tra Camera e Senato. Guerini lo ripeterà domani al Copasir. Eppure Giuseppe Conte continua a battere il tasto, vellica un pezzo di opinione pubblica (e di elettori), soprattutto a sinistra, ma non solo.

E così nel giorno in cui Beppe Grillo, neo-comunicatore a contratto del M5S, spinge per importare in Italia il modello costaricano, cioè quello di un Paese con l'esercito "smantellato", l'ex premier riunisce il Consiglio nazionale del partito e fa mettere a verbale che "si oppone all'invio di aiuti militari che possano traval…

ROMA - Il Movimento 5 Stelle riapre il fronte armi. Fronte più polemico-politico che sostanziale, per ora, perché come precisa il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, il secondo decreto interministeriale per spedire aiuti militari all'Ucraina sarà "della stessa natura del precedente" e quindi "in ossequio alle risoluzioni del Parlamento", senza ulteriori passaggi tra Camera e Senato. Guerini lo ripeterà domani al Copasir. Eppure Giuseppe Conte continua a battere il tasto, vellica un pezzo di opinione pubblica (e di elettori), soprattutto a sinistra, ma non solo.

E così nel giorno in cui Beppe Grillo, neo-comunicatore a contratto del M5S, spinge per importare in Italia il modello costaricano, cioè quello di un Paese con l'esercito "smantellato", l'ex premier riunisce il Consiglio nazionale del partito e fa mettere a verbale che "si oppone all'invio di aiuti militari che possano travalicare il diritto di legittima difesa sancito dall'articolo 51 della Carta Onu". Dunque, dice Conte, no "a un'escalation militare, scenario da terza guerra mondiale". Questa è la "linea del Piave del M5S".

Nonostante gli imbarazzi dell'alleato Pd (e perfino di alcuni deputati grillini) il Movimento ha chiesto al premier Mario Draghi e al ministro Guerini di riferire in Parlamento. Trattandosi di decreto interministeriale, però, non sono previsti voti sul tema. Ecco perché i grillini preparano le contromosse. "Non escludiamo la possibilità di una mozione in sede di dibattito parlamentare - annuncia Mario Turco, vicepresidente M5S - per sostenere quanto deliberato dal nostro Consiglio nazionale. Sentiremo anche le altre forze di maggioranza sulle questioni che abbiamo sollevato". Conte giura che non ha intenzione di "spaccare la maggioranza", ma aggiunge: "In Parlamento voteremo di conseguenza". "Il sostegno alla resistenza ucraina era dovuto - gli fa eco Gianluca Ferrara, vice-capogruppo in Senato - Però oggi va fissato un limite".

C'è poi la grana Vito Petrocelli da sminare. Il presidente filo-Mosca della Commissione Esteri del Senato non intende lasciare la carica, nonostante la richiesta di dimissioni arrivi da tutte le forze politiche. Conte ne ha già annunciato l'espulsione dai 5 Stelle (ieri il gruppo al Senato ha modificato apposta lo statuto) e ora fa sapere che i grillini sono pronti alle dimissioni di massa in commissione: "Se non troveremo altra strada, arriveremo a quello. Siamo disponibili a tutte le misure per garantire che lui non resti presidente". Il punto è che va trovato un modo per revocare il "compagno Petrov": non si può sfiduciare. Ieri alcuni senatori, come Laura Garavini di Iv, hanno evocato un precedente del 1999, quello di Renzo Gubert, rimosso da vice-presidente della commissione Difesa con un semplice spostamento di commissione chiesto dal suo gruppo. Ma la mossa non convince la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che oggi riunirà la giunta del regolamento di Palazzo Madama. È allo studio una norma che permetta di sfiduciare i presidenti di commissione (ma non del Senato...), con una maggioranza dei due terzi.