Il nuovo "Codice di condotta" dei senatori: niente limiti ai doni istituzionali e salta la stretta sul conflitto d'interessi
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoNessun tetto ai doni che i senatori possono ricevere durante il mandato. Niente norme ad hoc sul conflitto d’interessi. E nessun accenno al registro per i lobbisti, chiesto dal Greco (Groupe d'États contre la corruption), l’organo di controllo anti-corruzione del Consiglio d'Europa. Il consiglio di presidenza del Senato ha licenziato ieri il nuovo Codice di condotta per gli eletti di Palazzo Madama. Otto articoli stringati, che lasciano scontenti soprattutto i senatori del M5S, che avevano presentato una carrellata di emendamenti al testo base adottato dalla presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Obiettivo: rendere più stringenti le norme di comportamento dei membri della Camera alta. Emendamenti bocciati in blocco.
Il testo finale quindi non fissa un tetto ai doni istituzionali per i senatori. L’emendamento del M5S avrebbe imposto ai parlamentari di astenersi “dall’accettare doni o benefici analoghi, salvo quelli di…
Nessun tetto ai doni che i senatori possono ricevere durante il mandato. Niente norme ad hoc sul conflitto d’interessi. E nessun accenno al registro per i lobbisti, chiesto dal Greco (Groupe d'États contre la corruption), l’organo di controllo anti-corruzione del Consiglio d'Europa. Il consiglio di presidenza del Senato ha licenziato ieri il nuovo Codice di condotta per gli eletti di Palazzo Madama. Otto articoli stringati, che lasciano scontenti soprattutto i senatori del M5S, che avevano presentato una carrellata di emendamenti al testo base adottato dalla presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Obiettivo: rendere più stringenti le norme di comportamento dei membri della Camera alta. Emendamenti bocciati in blocco.
Il testo finale quindi non fissa un tetto ai doni istituzionali per i senatori. L’emendamento del M5S avrebbe imposto ai parlamentari di astenersi “dall’accettare doni o benefici analoghi, salvo quelli di valore inferiore ai 250 euro”. Nel codice appena varato da Palazzo Madama invece il margine è lasco: “I Senatori– si legge all’articolo 5 – verificano che il valore dei doni accettati nell’esercizio delle proprie funzioni sia conforme alle consuetudini di cortesia”. Senza entrare nel dettaglio delle cifre.
Bocciata anche la richiesta grillina di normare in modo più severo i potenziali conflitti d’interesse. Secondo l'emendamento del M5S, poi cassato, “quando uno specifico interesse privato potrebbe influenzare indebitamente l’esercizio delle sue funzioni, ciascun senatore adotta senza indugio tutti i provvedimenti necessari per rimuoverlo”, chiedendo un parere a un neo-Comitato consultivo sulla condotta (organismo che nella versione finale del regolamento non c’è). Saltata anche anche la pubblicazione online, sul sito del Senato, dei redditi dei senatori e delle donazioni superiori ai 3mila euro per la campagna elettorale. Resta, come del resto prevede la legge, che le attività patrimoniali e finanziarie dei parlamentari siano tracciate e depositate, ma non sul web, a portata di clic per chiunque.
Secondo Laura Bottici, senatrice M5S e firmataria delle richieste di modifica, “con gli emendamenti del M5S, il Codice di condotta dei senatori sarebbe stato in linea con quello già vigente alla Camera, tenendo conto anche delle raccomandazioni del Greco, l’organismo di lotta alla corruzione del Consiglio d’Europa. Se il codice della Camera ha ottenuto l'approvazione del Greco, il testo della Casellati potrebbe incorrere in altre prescrizioni in quanto troppo generico”.
Proprio l’organo di controllo del Consiglio d’Europa aveva chiesto al parlamento italiano di dotarsi di un registro dei lobbisti. Richiesta accolta dalla Camera, non dal Senato, che ha adottato solo alcune "Linee guida" per la consultazione del pubblico e di esperti. Misura giudicata non sufficiente dal pool anti-corruzione di Strasburgo. A Palazzo Madama una proposta per istituire un registro dei lobbisti in realtà c’è, l’ha presentata Riccardo Nencini. “Ma – spiega il senatore del gruppo Italia Viva-PSI – non è mai stata approvata”.