Tra assenze, imbarazzi e saluti romani l’addio degli ex Msi a Assunta Almirante
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - "Camerata Assunta Almirante, presente! Camerata Giorgio Almirante, presente!". Il feretro dell’Imperatrice madre è appena uscita dalla Chiesa degli artisti, in una piazza del Popolo baciata dal sole. Non sono molte ma si fanno sentire, le voci che si accommiatano così dalla moglie dello storico leader dell’Msi; non sono molte ma si vedono, le braccia che la salutano romanamente. È l’ultimo sussulto di nostalgia per un mondo che forse non c’è più, che sicuramente è cambiato, che oggi cerca di completare la sua faticosa trasformazione verso una Destra moderna. La diaspora degli ex missini, o dei post-fascisti (termine che donna Assunta detestava), per un giorno si ferma davanti alla commemoreazione di "un’icona rispettata anche a sinistra", per dirla con Maurizio Gasparri che si compiace dell’omaggio giunto da Fausto Bertinotti.
ROMA - "Camerata Assunta Almirante, presente! Camerata Giorgio Almirante, presente!". Il feretro dell’Imperatrice madre è appena uscita dalla Chiesa degli artisti, in una piazza del Popolo baciata dal sole. Non sono molte ma si fanno sentire, le voci che si accommiatano così dalla moglie dello storico leader dell’Msi; non sono molte ma si vedono, le braccia che la salutano romanamente. È l’ultimo sussulto di nostalgia per un mondo che forse non c’è più, che sicuramente è cambiato, che oggi cerca di completare la sua faticosa trasformazione verso una Destra moderna. La diaspora degli ex missini, o dei post-fascisti (termine che donna Assunta detestava), per un giorno si ferma davanti alla commemoreazione di "un’icona rispettata anche a sinistra", per dirla con Maurizio Gasparri che si compiace dell’omaggio giunto da Fausto Bertinotti.
E li trovi tutti lì, seduti tra la terza e la quarta fila della navata, i reduci della Fiamma, passati da An e poi migrati altrove: a partire ovviamente da Giorgia Meloni, vestita di bianco, che aveva fatto giungere una corona di fiori a nome suo e dei Fratelli d’Italia. Da quanto tempo non si trovavano così vicini i vecchi esponenti della Destra Sociale, Francesco Storace e Gianni Alemanno, e coloro che rappresentavano invece la corrente di Destra protagonista, Gasparri e Ignazio La Russa. Fisicamente a pochi metri gli uni dagli altri, ma il tempo e i rancori devono avere allungato a dismisura le distanze, almeno a giudicare dalla freddezza nei convenevoli. Più dietro c’è un altro ex militante della Destra sociale, il governatore siciliano Nello Musumeci, lui sì caloroso nell’abbraccio finale con Francesco Storace, lui più propenso a dare un senso a quelle braccia tese al cielo: "Eravamo una comunità molto unita".
C’è un grande assente, e non ci vuole molto a identificarlo: quel Gianfranco Fini che Giorgio Almirante scelse per il rinnovamento dell’Msi nell’87 ma di cui donna Assunta bocciò la svolta di Fiuggi. Il leader di un’Alleanza nazionale che fu la manta di tanti dei presenti in questa chiesa, ma di cui pochi parlano più. Almeno pubblicamente. Meloni assiste silenziosa alla funzione ma va via prima della fine, lei la Destra l’ha portata sul podio più alto dei partiti italiani e ora la attende la convention di Fdi che dovrebbe fungere da trampolino per Palazzo Chigi: "Devo partire subito per Milano, voglio controllare che tutto sia a posto". A farle da scorta il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida e il vicepresidente Fabio Rampelli.
Spuntano qua e là vecchi volti dell’Msi come quello di Domenico Gramazio, avvolto in un tricolore. Nella chiesa, piena, c’è un parlamentare leghista, Mauro Lucentini. Quello più a sinistra, per intenderci, è Gianfranco Rotondi, di inossidabile fede democristiana, che ricorda il giorno in cui Donna Assunta fece da madrina al suo cinquantesimo compleanno: "Era una donna libera che ha vissuto di luce propria. Anzi — azzarda — io credo che se Giorgio Almirante fosse rimasto in vita, non avrebbe avuto la stessa presa sulla politica italiana che ha poi avuto lei".
In prima fila l’esercito di figli (tre, manca Giuliana fermata dal Covid), nipoti (5) e pronipoti (nove). Sul pulpito sale il nipote Gabriele che legge una lettera che Giorgio Almirante, prima di morire, scrisse ad Assunta: ricorda il comizio a piazza Navona in cui la scorse in un angolo, la definisce "sorella, amica, madre e amante, diversa e più di una fidanzata e una sposa". Risuonano nella chiesa, attraverso il nipote, le parole dell’ex repubblichino che per 40 anni, dopo la guerra, ha impersonificato il neofascismo in Italia: "Ho cercato di dare voce a un popolo che se avesse avuto coraggio e pazienza non sarebbe finito così male". Quando Gabriele cita infine il nome del nonno, i convenuti si sciolgono in due minuti di applausi. L’ultimo tributo a una storia del secolo scorso. Finita, o forse no.