ROMA - La nuova sterzata pacifista di Matteo Salvini arriva all'indomani del no alle armi "offensive" di Giuseppe Conte. E ciò basta e avanza, ai compagni di viaggio della maggioranza, per ipotizzare il consolidamento dell'asse fra i due protagonisti del governo gialloverde, una ritrovata liason che si era già manifestatata nei giorni dell'elezione del Capo dello Stato. Lo staff del capo della Lega nega alcun contatto fra i due. Ma Salvini, ieri, ha deciso di riallinearsi su una posizione equidistante: ha lanciato un appello ai leader di tutti i partiti e a Draghi, perché ci sia un tavolo comune "per parlare di pace, l'Italia deve essere protagonista del cessate il fuoco". Il senatore milanese non entra nel merito delle previsioni dell'articolo 51, non disquisisce sul sostegno ad azioni difensive o offensive dell'Ucraina, ma lancia un messaggio chiaro: "Gli aiuti militari li abbiamo mandati e pure quelli umanitari. …
ROMA - La nuova sterzata pacifista di Matteo Salvini arriva all'indomani del no alle armi "offensive" di Giuseppe Conte. E ciò basta e avanza, ai compagni di viaggio della maggioranza, per ipotizzare il consolidamento dell'asse fra i due protagonisti del governo gialloverde, una ritrovata liason che si era già manifestatata nei giorni dell'elezione del Capo dello Stato. Lo staff del capo della Lega nega alcun contatto fra i due. Ma Salvini, ieri, ha deciso di riallinearsi su una posizione equidistante: ha lanciato un appello ai leader di tutti i partiti e a Draghi, perché ci sia un tavolo comune "per parlare di pace, l'Italia deve essere protagonista del cessate il fuoco". Il senatore milanese non entra nel merito delle previsioni dell'articolo 51, non disquisisce sul sostegno ad azioni difensive o offensive dell'Ucraina, ma lancia un messaggio chiaro: "Gli aiuti militari li abbiamo mandati e pure quelli umanitari. L'accoglienza per fortuna l'Italia la sta garantendo, allora mi piacerebbe discutere su come avvicinare la pace". E i due capigruppo della Lega, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, sottolineano che "il dibattito in Parlamento non può essere esautorato su un tema così delicato". Non è un passaggio secondario: sono già stati varati due decreti interministeriali man ne manca un terzo che dovrebbe prevedere l'invio di armi più pesanti. Tutti atti che hanno la copertura della risoluzione votata quasi all'unanimità all'indomani dell'inizio della guerra.
In questa dinamica si innesta la sortita di Salvini, che segue quella di Conte, e che solletica quella crescente parte di opinione pubblica preoccupata per l'escalation militare: "Io non voglio andare incontro a una terza guerra mondiale. L'esempio da seguire è quello del Santo Padre", scandisce il leader leghista, che non fa cenno agli impegni internazionali presi dall'Italia. Nel Pd è l'ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci a replicargli: "Salvini e Conte - dice - fanno parte di una maggioranza istituzionale, non creino tensione. L'unità durante una guerra in Europa è particolarmente importante".
Il tutto avviene nel giorno in cui Salvini deve lavorare anche sul fronte interno: si riunisce con i partner forzisti del centrodestra di governo - Tajani, Ronzulli e Berlusconi in videocollegamento - sulla delega fiscale. La Lega è soddisfatta per la disponibilità del governo, il cui dossier è gestito da Roberto Garofoli e Antonio Funiciello, a rivedere la parte sul "sistema duale", accusata di far crescere le tasse su risparmi e affitti. Ma Forza Italia chiede di più sul catasto: fonti dell'esecutivo fanno sapere che si può eviatre per ora l'introduzione del valore di mercato al posto dei vecchi estimi catastali, ma soltanto demandando ogni valutazione a un'autorità terza. Compromesso che non piace anzitutto a Berlusconi: "Apprezziamo che il governo abbia preso atto della nostra posizione. Cerchiamo una soluzione, ma il risultato finale non potrà prevedere alcun aumento delle tasse sulla casa". Oggi nuovo summit del centrodestra di governo. Mentre non c'è ancora certezza sul vertice più atteso, quello esteso a Giorgia Meloni che dovrebbe dirimere anzitutto il caso Sicilia: Fdi era disposta a un incontro anche con una video-call, Salvini lo vuole di presenza. Il capo del Carroccio dice che si può fare solo nel fine settimana a Milano, ma da domani a domenica nel capoluogo milanese c'è la convention dei meloniani. Risultato? "L'incontro, malgrado la nostra disponibilità, non si farà, almeno in questa settimana - dice il senatore di Fdi Ignazio La Russa - Non so dire per la prossima... Certo, nel frattempo non possiamo escludere che, su invito dei nostri dirigenti siciliani, decideremo in autonomia il candidato per Palermo. Questo benedetto vertice a tre è una croce, è stato più facile organizzare Yalta...".