Salari, crisi e bollette: la strategia di Letta per recuperare a sinistra
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Rimettere al centro la questione sociale. Ingaggiare una battaglia per aumentare i salari che "in Italia sono i più bassi d'Europa", e pazienza se Confindustria è contraria. Obbligare il governo a inserire in cima alle priorità il lavoro e il sostegno al reddito di famiglie e imprese, attraverso il taglio del cuneo fiscale. Da ristorare tassando di più gli extraprofitti dei colossi energetici, gli unici a trarre guadagno dalla guerra.
"Serve subito un piano shock da 15 miliardi": è la richiesta avanzata da Enrico Letta per scongiurare "il caos sociale" in cui "molto prima dell'autunno il Paese rischia di precipitare se non si interviene rapidamente". Il cuore della controffensiva lanciata dal segretario del Pd per evitare di farsi scavalcare a sinistra da chi, in particolare Giuseppe Conte, prova da settimane a sfruttare l'intransigenza del leader democratico sul conflitto in Ucraina e…
ROMA - Rimettere al centro la questione sociale. Ingaggiare una battaglia per aumentare i salari che "in Italia sono i più bassi d'Europa", e pazienza se Confindustria è contraria. Obbligare il governo a inserire in cima alle priorità il lavoro e il sostegno al reddito di famiglie e imprese, attraverso il taglio del cuneo fiscale. Da ristorare tassando di più gli extraprofitti dei colossi energetici, gli unici a trarre guadagno dalla guerra.
"Serve subito un piano shock da 15 miliardi": è la richiesta avanzata da Enrico Letta per scongiurare "il caos sociale" in cui "molto prima dell'autunno il Paese rischia di precipitare se non si interviene rapidamente". Il cuore della controffensiva lanciata dal segretario del Pd per evitare di farsi scavalcare a sinistra da chi, in particolare Giuseppe Conte, prova da settimane a sfruttare l'intransigenza del leader democratico sul conflitto in Ucraina e le sanzioni alla Russia, inventando uno scambio inesistente fra incremento dei fondi per la difesa e riduzione delle risorse contro il caro-vita. Propaganda che ha già fatto breccia nella galassia pacifista e ora punta al bacino del progressismo più radicale, come prova la standing ovation ricevuta dal leder del M5S al congresso di Articolo Uno. Per recuperare consenso pescando pure nella vasta area del non voto, dei delusi piegati dall'emergenza economica innescata prima dalla pandemia e poi dalle bombe di Putin.
Un rischio che al Nazareno hanno avvistato da tempo. Anche se, a far suonare la sveglia, è stata quella che i vertici dem chiamano "lezione francese": nonostante la sconfitta, Marine Le Pen (come pure, sul fronte opposto, Mélenchon) ha ottenuto un risultato mai registrato prima, frutto di una campagna elettorale tutta incentrata sulle paure delle classi meno abbienti verso un futuro reso più incerto dalla guerra. Lo stesso scenario che potrebbe ripetersi fra meno d'un anno in Italia. Sono giorni che Francesco Boccia lo va ripetendo: "Finita la fase cruenta dell'offensiva militare, rischiamo di pagare sul terreno della protesta sociale la nostra famosa responsabilità, dobbiamo tornare a litigare con Salvini per togliere acqua a lui e a chi ci sfida da sinistra".
Perciò tocca muoversi, adesso. Rendere evidente qual è il vero core business del Pd: aiutare chi non ce la fa a sopportare i costi di una crisi che potrebbe essere più lunga e drammatica del previsto. Intensificare le iniziative, come l'Agorà sulle "Retribuzioni giuste" promossa ieri da Peppe Provenzano insieme ai sindacati, al ministro Andrea Orlando e soprattutto a Roberto Speranza, il leader di Articolo Uno che per la prima volta ha rimesso piede al Nazareno dopo la scissione del 2017. Per dimostrare che "il Pd non delega la questione sociale ad altri", specialmente all'alleato grillino, "né intende regalarla alla destra: è anzi la ragione identitaria di una forza progressista, oggi più che mai attuale alla luce di quanto accaduto in Francia", scandisce il vicesegretario dem. "Noi siamo stati i più netti e i più coraggiosi nel condannare Putin e chiedere le sanzioni. Ora dobbiamo essere i più netti e coraggiosi nel fronteggiare le conseguenze del conflitto per evitare che a pagarne il prezzo siano i ceti più deboli".
Alcune delle proposte sono state già illustrate a Draghi. "Bisogna bloccare il prezzo dell'energia in Europa e, se non ci si riesce, farlo a livello nazionale come in Spagna e Portogallo", scandisce Letta. Occorre prevedere "un assegno energia a famiglie e imprese e agevolazioni per il trasporto pubblico locale", oltre a "ridurre i contributi sui salari. Ne stiamo parlando con il governo, i fondi ci sono", assicura il segretario: 6 miliardi dal miglioramento dei conti pubblici, una parte dagli extra-profitti e, "se ci sarà ancora bisogno, si farà uno scostamento di bilancio". Senza tabù, né esitazioni: la priorità è impedire la recessione, sostenere chi fatica di più. E smentire chi dice che il Pd pensa solo a fare la guerra.