✕

Meloni parte da sola. Da Milano lancia l’Opa sul centrodestra

Al via la convention di FdI: 4.600 delegati e ospiti esterni da Tremonti all’ad di Terna Donnarumma. “Tra gli invitati anche i futuri ministri”
2 minuti di lettura

ROMA - Nella capitale della Borsa Giorgia Meloni lancia l’Opa sul centrodestra. Una prova di forza, se non una concessione al tradizionale gigantismo della destra. Per la sua conferenza programmatica, da oggi a domenica a Milano, Fratelli d’Italia propone numeri da record: al MiCo, su uno spazio di 28 mila metri quadrati, Fdi porta 4.600 delegati (roba da vecchi congressi della Dc) e nei fatti apre la campagna per le Politiche dell’anno prossimo. Con l’obiettivo dichiarato di puntare al governo del Paese, supportato dai sondaggi che assegnano al partito di Meloni il primato. La presidente aprirà oggi la convention e parlerà in ciascuno dei tre giorni. Ma scopo della manifestazione è anche quello di proporre, attraverso gli spazi dedicati alla redazione del programma, una nuova classe dirigente. Se non i ministri di un futuro governo.

ROMA - Nella capitale della Borsa Giorgia Meloni lancia l’Opa sul centrodestra. Una prova di forza, se non una concessione al tradizionale gigantismo della destra. Per la sua conferenza programmatica, da oggi a domenica a Milano, Fratelli d’Italia propone numeri da record: al MiCo, su uno spazio di 28 mila metri quadrati, Fdi porta 4.600 delegati (roba da vecchi congressi della Dc) e nei fatti apre la campagna per le Politiche dell’anno prossimo. Con l’obiettivo dichiarato di puntare al governo del Paese, supportato dai sondaggi che assegnano al partito di Meloni il primato. La presidente aprirà oggi la convention e parlerà in ciascuno dei tre giorni. Ma scopo della manifestazione è anche quello di proporre, attraverso gli spazi dedicati alla redazione del programma, una nuova classe dirigente. Se non i ministri di un futuro governo.


Nelle sale del Milano convention center si alterneranno personaggi notoriamente vicini a Fdi, come l’ex magistrato Carlo Nordio, che qualche mese fa Meloni candidò al Quirinale. E altri “esterni” di centrodestra che si sono allontanati dagli altri partiti della coalizione. Come Giulio Tremonti (molto vicino alla Lega di Umberto Bossi ma meno a quella di Salvini) e l’ex presidente del Senato di Forza Italia Marcello Pera, un liberale che da tempo non è più nella cerchia di Berlusconi. Accanto a loro, esponenti del mondo accademico e produttivo provenienti anche da aree culturali diverse: il sociologo e politologo Luca Ricolfi, l’ex presidente di Confindustria Veneto Matteo Zoppas.

E ancora: Cesare Pozzi, docente di Economa dell’Impresa alla Luiss. Viene indicato come cruciale il contributo di Stefano Donnarumma, amministratore delegato e direttore generale di Terna che affronterà il tema del caro energia, e di Stefano Pontecorvo, diplomatico di lungo corso. A parlare di famiglia ci sarà Alfredo Mantovano, altro ex magistrato che è vicepresidente del centro studi Livatino. E non mancheranno volti della tv come Paolo Del Debbio, presenza che rinsalda il rapporto di Fdi con Mediaset dopo la “fatwa” di febbraio, e attori come Edoardo Sylos Labini, presidente dell’associazione “Culturaidentità” che non esita certo a schierarsi: "Se c’è ancora democrazia nel nostro Paese, a Milano inizia un percorso politico che porterà Giorgia al governo".


Nomi che servono a Meloni a rispondere a una delle principali accuse che le vengono mosse, quella di non avere dirigenti all’altezza di un’esperienza di governo. Il traguardo, ormai neppure più nascosto, è quello di porsi alla guida di un nuovo Pdl, di un partito conservatore che sia riferimento dei ceti produttivi (ecco la scelta di Milano come sede della convention), che abbia una chiara collocazione atlantica e che sia dunque credibile in Europa.

A minare il terreno rimangono le resistenze e le faide che logorano il centrodestra. Una coalizione nella quale i due principali azionisti (Meloni e Salvini) non si parlano da tre mesi e non riescono neppure a organizzare un incontro per cercare di superare le rilevanti spaccature sul territorio: in primis a Palermo, dove Fdi ha deciso di convergere sul candidato dell’Udc, Roberto Lagalla, lasciando Lega e Fdi (almeno per ora) su un altro nome, quello di Francesco Cascio. In ambienti meloniani è stata presa come una provocazione la disponibilità di Salvini a incontrarsi solo in questo week-end a Milano, quasi un tentativo di oscurare la kermesse di Fratelli d’Italia. E nello stesso modo è stato interpretato l’annuncio, che Salvini ha fatto proprio ieri, del ritorno della manifestazione leghista di Pontida a settembre.

Meloni, nella tre giorni milanese, proporrà il suo programma agli alleati, chiedendo una scelta chiara e alternativa alla sinistra o alle maggioranze “arcobaleno” (modello Draghi). In alternativa, Fdi si dirà pronta a correre da sola, a prescindere dalla legge elettorale che sarà in vigore nella primavera del 2023.