Salario minimo, primo sì dei sindacati al piano di Orlando
di Valentina Conte , di Valentina ConteAl posto di una legge che fissi un livello di salario minimo in Italia - come esiste in 15 su 19 Paesi dell'Eurozona - fare una legge per individuare il contratto di riferimento per ogni settore con il livello minimo applicabile. In pratica quello che già fanno oggi i giudici del lavoro quando i lavoratori presentano un ricorso. Questa proposta - illustrata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando il 12 aprile scorso prima ai sindacati e poi, separatamente, alle associazioni imprenditoriali - riscuote un'apertura di Cgil, Cisl e Uil e una chiusura di Confindustria. Non senza distinguo anche tra i primi.
La premessa è che il salario minimo non risolve nell'immediato il gravissimo impatto della super inflazione sugli stipendi. Istat calcola in cinque punti percentuali la perdita di potere d'acquisto che verrà accusata dai lavoratori quest'anno. A fine marzo erano 34 i contratti nazionali da rinnovare per 6,8 milioni di dipendenti in attesa. Ma cer…
Al posto di una legge che fissi un livello di salario minimo in Italia - come esiste in 15 su 19 Paesi dell'Eurozona - fare una legge per individuare il contratto di riferimento per ogni settore con il livello minimo applicabile. In pratica quello che già fanno oggi i giudici del lavoro quando i lavoratori presentano un ricorso. Questa proposta - illustrata dal ministro del Lavoro Andrea Orlando il 12 aprile scorso prima ai sindacati e poi, separatamente, alle associazioni imprenditoriali - riscuote un'apertura di Cgil, Cisl e Uil e una chiusura di Confindustria. Non senza distinguo anche tra i primi.
La premessa è che il salario minimo non risolve nell'immediato il gravissimo impatto della super inflazione sugli stipendi. Istat calcola in cinque punti percentuali la perdita di potere d'acquisto che verrà accusata dai lavoratori quest'anno. A fine marzo erano 34 i contratti nazionali da rinnovare per 6,8 milioni di dipendenti in attesa. Ma certo il salario minimo sostiene quei lavoratori ad oggi esclusi dall'ombrello dei contratti nazionali, oggetto di cottimo selvaggio e rasenti la povertà assoluta, spesso sussidiati dal Reddito di cittadinanza.
"Attenzione, però: si tratta solo del 3% dei dipendenti privati, il 97% è coperto anche se in molti contratti il minimo è troppo basso ed andrebbe rialzato", osserva Francesca Re David, ex segretaria Fiom, ora in segreteria nazionale Cgil con delega alla contrattazione. "Se l'idea del ministro Orlando è quella di estendere a tutti i lavoratori, settore per settore, non il minimo orario, ma il trattamento economico complessivo - che significa anche ferie, Tfr, tredicesima e poi forse turni, scatti, malattia, welfare - noi ci siamo. Si applicherebbe per la prima volta l'erga omnes dell'articolo 36 della Costituzione, partendo dai salari. Arrivare ad una legge mi sembra però complicato".
Le insidie non mancano. "La proposta in sé è positiva, l'uovo di Colombo, anche per evitare la discrezionalità del giudice di volta in volta", ragiona Giulio Romani, segretario confederale Cisl. "Un'idea però difficile da applicare perché ci sono molti contratti che si sovrappongono: quali diventa il contratto leader? Complicato con le norme attuali, anche perché non tutti i settori economici hanno contratti pattizi. E poi c'è il tema della rappresentanza: chi rappresenta chi, quali sono le parti datoriali più significative? Come si misura la rappresentanza delle imprese? Con chi facciamo gli accordi confederali, con quali associazioni? Abbiamo artigiani iscritti con le industrie e industrie iscritte con gli artigiani".
Il ministro del Lavoro però ci crede e spera di arrivare, entro l'anno, a una definizione di salario minimo anche in Italia. Lo ha ribadito anche ieri, intervenendo alla presentazione dell'Italian Tech Academy del gruppo Gedi: "Non mi illudo che facendo un accordo con il sindacato arriveremo a una legge. Ma almeno c'è una non ostilità dei sindacati. Questa formula che lega il salario minimo ai contratti maggiormente rappresentativi dei diversi settori crea una base di consenso importante". E poi sulla polemica aperta da Confindustria: "Non mi sembra oltraggioso chiedere alle imprese di stimolare, laddove possibile, la chiusura del rinnovo dei contratti scaduti da moltissimo tempo. Poi certo possiamo anche parlare di riduzione del cuneo fiscale". Gli stipendi in 10 anni sono scesi dell'8,3%, si legge in un rapporto Censis-Ugl. E con quest'inflazione un milione di persone rischia la povertà assoluta. Motivo in più per tornare a parlare di lavoro povero.