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Stipendi, Bonomi chiude al governo: “Non li alziamo, si tagli il cuneo fiscale"

Il leader degli industriali: “Contributi giù di 16 miliardi”. Scontro con Orlando
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ROMA - Salari più poveri per colpa della super inflazione. Di cinque punti in Italia, dice Istat. E ovunque in Europa, certifica la Bce. Questo significa meno consumi e Pil giù. Ma le ricette per contrastare lo scenario di stagflazione (stagnazione con inflazione) divergono. La Bce è pronta a tagliare i tassi, in modo "flessibile e graduale". Da noi Confindustria è in rotta di collisione con il ministro del Lavoro Andrea Orlando che chiede agli industriali di adeguare le retribuzioni nel rinnovo dei contratti, se vogliono assicurarsi i sostegni pubblici. "No ai ricatti, piuttosto tagliamo di 16 miliardi il cuneo contributivo", risponde il leader Carlo Bonomi che rilancia una serie di tabelle inviate anche a Palazzo Chigi, in attesa del tavolo promesso dal premier Draghi con le parti sociali sul tema dei contratti.

ROMA - Salari più poveri per colpa della super inflazione. Di cinque punti in Italia, dice Istat. E ovunque in Europa, certifica la Bce. Questo significa meno consumi e Pil giù. Ma le ricette per contrastare lo scenario di stagflazione (stagnazione con inflazione) divergono. La Bce è pronta a tagliare i tassi, in modo "flessibile e graduale". Da noi Confindustria è in rotta di collisione con il ministro del Lavoro Andrea Orlando che chiede agli industriali di adeguare le retribuzioni nel rinnovo dei contratti, se vogliono assicurarsi i sostegni pubblici. "No ai ricatti, piuttosto tagliamo di 16 miliardi il cuneo contributivo", risponde il leader Carlo Bonomi che rilancia una serie di tabelle inviate anche a Palazzo Chigi, in attesa del tavolo promesso dal premier Draghi con le parti sociali sul tema dei contratti.


Nelle simulazioni di Confindustria si stima l’effetto sulle buste paga dei lavoratori fino a 35 mila euro di reddito di un taglio del cuneo contributivo (i versamenti previdenziali) da 16 miliardi, di cui 10,7 miliardi a favore dei lavoratori e 5,3 miliardi delle imprese. Ebbene il vantaggio massimo, per un reddito da 35 mila euro, è di 1.223 euro all’anno, "una mensilità in più", dice Bonomi. Al netto delle tasse, si tratta di 795 euro all’anno, circa 66 euro al mese. Un reddito da 20 mila euro beneficerebbe di 524 euro all’anno, 44 euro al mese.


Si tratta di un’operazione non leggera per i conti pubblici, anche se - dice ancora Confindustria - 1,5 miliardi sono già stati stanziati (per una decontribuzione in vigore solo quest’anno) e altri 2 miliardi tornerebbero allo Stato come maggiore Irpef (lo stipendio si alza e così le tasse). "La nostra proposta sul cuneo è ridicola? Orlando ne faccia una migliore, ma basta slogan: vogliamo numeri e fatti", insiste Bonomi. Il tema posto dal ministro Orlando e dai sindacati è però un altro: come tenere conto del forte incremento dei prezzi (benzina, bollette, spesa) nei prossimi rinnovi dei contratti.


Istat ha reso noto ieri che a fine marzo erano 34 i contratti nazionali di lavoro ancora da rinnovare per circa 6,8 milioni di lavoratori, il 55% del totale. Specificando anche che i mesi di attesa per il rinnovo sono in media 30,8 (e 25 mesi per i lavoratori del solo settore privato). Questo significa che pur rinnovando i contratti per recuperare un pezzo almeno dell’inflazione, i lavoratori ne avrebbero beneficio a fiammata dei prezzi finita. Un tema da affrontare, alla luce dei cinque punti di perdita di potere d’acquisto stimati da Istat per quest’anno. Il governo nel Def stima un rialzo delle retribuzioni non più alto del 2%. Ma l’inflazione sin qui acquisita - oggi Istat diffonderà nuove stime - è già al +5,2%. La Germania in aprile ha fatto segnare +7,4%, record dalla Riunificazione. La Spagna +8,4%.


"La crescita in Eurozona sarà più lenta nel 2022 e l’inflazione elevata nei prossimi mesi", ha detto ieri Luis de Guindos, vicepresidente della Bce. "L’incertezza è notevole e inedita, legata alla guerra e all’effetto delle sanzioni. Ma non c’è alcun allarme per la stabilità finanziaria". Secondo la Bce - che per la prima volta fa mea culpa sull’inflazione: "L’abbiamo notevolmente sottostimata" - il picco inflattivo "è vicino". Nella seconda metà dell’anno la febbre dei prezzi dovrebbe calare, anche se "le nostre proiezioni per l’ultimo trimestre sono al 4%". Il livello resterà alto. Ecco perché la Bce si prepara ad adeguare "tutti gli strumenti per stabilizzare l’inflazione entro l’obiettivo del 2% nel medio termine". E cioè alzare i tassi "con flessibilità e gradualità", per non deprimere gli investimenti.