Vittorio Colao: "La tecnologia spinge il lavoro. Nel Pnrr 500 milioni per il digitale"
di Andrea Di Nicola , di Andrea Di Nicola"Nel Pnrr stanziamo 500 milioni di euro per la formazione digitale di base, perché la tecnologia è un turbo per qualunque lavoro". Il ministro per l'Innovazione tecnologica e della transizione digitale Vittorio Colao è intervenuto alla presentazione della Italian Tech Academy, la scuola dell'innovazione dell'hub Gedi sulla tecnologia, e, intervistato dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, ha spiegato perché il digitale riguarda tutti. Ecco il resoconto dell'intervista.
Ministro, quanto contano le competenze digitali per trovare un lavoro?
"Tanto. Abbiamo bisogno di tecnici ma anche chi farà lavori con contenuto non tecnico dovrà avere competenze digitali. Per questo iniziative come queste di oggi sono importanti. Tutti dovrebbero acquisire le competenze digitali che saranno necessarie in ogni lavoro".
Perché per fare l'avvocato o l'artista serviranno competenze digitali?
"Prendi…
"Nel Pnrr stanziamo 500 milioni di euro per la formazione digitale di base, perché la tecnologia è un turbo per qualunque lavoro". Il ministro per l'Innovazione tecnologica e della transizione digitale Vittorio Colao è intervenuto alla presentazione della Italian Tech Academy, la scuola dell'innovazione dell'hub Gedi sulla tecnologia, e, intervistato dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, ha spiegato perché il digitale riguarda tutti. Ecco il resoconto dell'intervista.
Ministro, quanto contano le competenze digitali per trovare un lavoro?
"Tanto. Abbiamo bisogno di tecnici ma anche chi farà lavori con contenuto non tecnico dovrà avere competenze digitali. Per questo iniziative come queste di oggi sono importanti. Tutti dovrebbero acquisire le competenze digitali che saranno necessarie in ogni lavoro".
Perché per fare l'avvocato o l'artista serviranno competenze digitali?
"Prendiamo gli avvocati. L'intelligenza artificiale applicata al low tech esiste, e questo permette anche a studi più piccoli di competere a costi non proibitivi. Certo, poi devi essere un buon avvocato. Stessa cosa i musei. Se oltre che luoghi fisici sono anche virtuali, attraggono di più. Il digitale non è una cosa a sé, è un nuovo modo di vivere le proprie professioni".
In cima alle aspirazioni degli italiani c'è quella di avere uno stipendio migliore. Per chi studierà digitale ci sarà davvero questa possibilità?
"Mi raccontavano che i ragazzi e le ragazze che escono da corsi digitali, in particolare per le infrastrutture, neolaureati senza esperienza prendono 50-55 mila euro, uno stipendio molto più alto della media".
Quindi più lavoro e renumerato meglio.
"Sì, ma quella è la punta dell'iceberg. Anche chi dovrà lavorare ad esempio nel retail dovrà usare dei tool di supporto e fra un candidato che li sa usare ed uno che non li sa usare scelgo il primo".
Poi c'è la modalità del lavoro: meglio la settimana corta o lo smart working?
"La flessibilità è la cosa più importante. Quando lavoravo in editoria dicevo "Non mi interessa dove state, basta che il giornale esca e che tutti siano reperibili". Stiamo attenti a non creare illusioni. Si lavorerà meglio, si lavorerà dove si vuole ma non passiamo il messaggio con il digitale si dovrà lavorare di meno".
Veniamo al Pnrr: quali sono le opportunità che crea per la digitalizzazione.
"Ci sono fondi su università e scuole. Poi abbiamo circa 500 milioni di euro per le competenze di base, per corsi brevi che possono rivitalizzare alcuni milioni di persone molto in fretta. Abbiamo la tendenza a dire che l'Italia è indietro, però abbiamo anche cose sorprendenti: in un mese abbiamo avuto il 20% dei Comuni che hanno aderito alla piattaforma di digitalizzazione".
Siamo in una fase di accelerazione...
"È cambiata la sensibilità. C'è fame e voglia di migliorare: il nostro dovere è far avere un'offerta di formazione come quella che oggi lanciate".
Il Pnrr sostiene la formazione digitale ma anche lo sviluppo dei singoli lavori digitali, le nuove mansioni?
"Sì e dobbiamo farlo a tutti i livelli. Scherzando diciamo che dall'asilo alla tomba vogliamo digitalizzare tutti".
Cambia anche la filosofia della formazione. Cioè sarà una formazione permanente.
"Si deve sempre continuare a imparare e grazie alla grande democratizzazione che l'accesso a internet dà, tutti possono imparare continuamente. Dobbiamo insegnare a farlo bene, con intelligenza. Anche a distinguere il buono dal cattivo".
A che punto siamo con la digitalizzazione del Paese e della Pubblica amministrazione?
"Il tema è far capire il potenziale della digitalizzazione. Il segnale che in un mese abbiamo già il 20% dei Comuni a bordo ci dice che quando si vede l'opportunità si va avanti. Bisogna lavorare sulle infrastrutture, ma si è accesa la sensibilità nella testa degli amministratori".
Il grande tema della comunicazione digitale in questi giorni è Elon Musk e la sua sfida su Twitter. Lei quando ha visto la notizia cosa ha pensato?
"Musk è un grande innovatore. La distribuzione di tutto quello che forma l'opinione pubblica è un pilastro della democrazia e quindi diciamo che temo le commistioni. Sono con il commissario Breton: tutto bene ma ricordiamoci che le regole le fanno le istituzioni non i tycoons".
Se dovesse dare un suggerimento ad uno dei giovani che frequenterà la nostra Academy che cosa gli direbbe?
"Segui le tue passioni e metti digitale e tecnologia nelle tue passioni. Perché questo dà la possibilità di fare meglio qualunque lavoro".
Cioè l'intersezione di vecchi mestieri e nuove tecnologie.
"L'ibridazione fra ciò che uno vuole fare e la tecnologia è come mettere un turbo".