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Fdi tra sfarzo craxiano e nuovo pantheon: le mosse di Meloni per fugare le ombre nere

La convention simil-trumpiana e un modello sospeso tra nuova destra e tradizione. Definisce "antistorici" i saluti romani ma ha festeggiato il 25 aprile con un tweet sulla fine delle "restrizioni"
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MILANO - Commemora Donna Assunta Almirante ma considera i saluti romani "antistorici". Partecipa al ricordo istituzionale di Sergio Ramelli ma intima ai suoi di non farsi vedere al corteo della destra radicale che si muove in nome del giovane fascista ucciso da Avanguardia operaia. Il pendolo di Giorgia Meloni, fra un passato da coccolare senza farsi travolgere e un futuro conservatore, si ferma nella cattedrale del Milano Convention center, addobbato sul modello del Cpac, il raduno dei repubblicani americani con i quattro maxi-schermi che vengono giù dal tetto, il fumo in stile concerto rock e migliaia di bandiere tutt'intorno.

Questa conferenza  che ha numeri democristiani e sfarzosi allestimenti da congressi Psi di Bettino Craxi, vuole essere un cippo posto per la conquista del primato fra i partiti italiani - che a Fdi assegnano i sondaggi - e insieme il cantiere di un ipotetico governo di destra che la leader non ha mai visto così vicino. Vuole e…

MILANO - Commemora Donna Assunta Almirante ma considera i saluti romani "antistorici". Partecipa al ricordo istituzionale di Sergio Ramelli ma intima ai suoi di non farsi vedere al corteo della destra radicale che si muove in nome del giovane fascista ucciso da Avanguardia operaia. Il pendolo di Giorgia Meloni, fra un passato da coccolare senza farsi travolgere e un futuro conservatore, si ferma nella cattedrale del Milano Convention center, addobbato sul modello del Cpac, il raduno dei repubblicani americani con i quattro maxi-schermi che vengono giù dal tetto, il fumo in stile concerto rock e migliaia di bandiere tutt'intorno.

Questa conferenza  che ha numeri democristiani e sfarzosi allestimenti da congressi Psi di Bettino Craxi, vuole essere un cippo posto per la conquista del primato fra i partiti italiani - che a Fdi assegnano i sondaggi - e insieme il cantiere di un ipotetico governo di destra che la leader non ha mai visto così vicino. Vuole essere la risposta finale agli interrogativi sul processo di trasformazione di questo pezzo di mondo che ha riunito i delusi dalla svolta finiana cercando un'altra via alla modernità della destra. "Indipendenza, libertà, crescita" sono le tre parole d'ordine. Ma in realtà contano più quelle da bandire: nostalgia e mainstream, termine che Meloni nell'astronave del Mico cita una decina di volta per censurare chi non crede in questo "risorgimento" che i Fratelli d'Italia propinano. La leader considera "lunari" i riferimenti alle radici mai abbastanza recise, alla incompiuta condanna tout court del fascismo, a un ambiguo elogio dei valori della resistenza, trasformato in un tweet del 25 aprile scorso in un omaggio alla libertà di chi si batte contro le "illogiche" restrizioni anti-Covid.

L'importante, per i Fratelli in marcia verso il governo, è dimostrare di essere "pronti". E "presentabili anche senza andare a braccetto con la sinistra". Dimostrare di avere classe dirigente, magari in parte non nuovissima (Tremonti, Pera) ma già pronta a confrontarsi a muso duro con rappresentanze datoriali e con i sindacati della "triplice che non difende i lavoratori". Almeno non quelli nel cuore di Fdi, dai balneari alle forze dell'ordine, che qui sfileranno domani, nel contro Primo maggio meloniano. L'obiettivo di Giorgia vestita da capitana è, ancora, quello di certificare una salda collocazione nel campo atlantista, malgrado le critiche all'Europa "che non deve essere suddita degli Usa".

Il pendolo oscilla, mentre la trasformazione vive anche di simboli. Non si può prescindere da Donna Assunta, ricordata sul palco da Massimo Magliaro, già portavoce di Giorgio Almirante che rievoca la "storia controversa dell'Msi che nessuno vuole restaurare - dice - però nessuno intende però rinnegare". Ma Fdi ha un nuovo pantheon, plasticamente esposto con venti figure cartonate esposte nel centro congressi: e lì trovi Giovanni Paolo II ed Enzo Ferrari, Pierpaolo Pasolini (che parlava del fascismo degli antifascisti) ed Ennio Flaiano, il filosofo tedesco Ernst Jünger e Giovannino Guareschi. E ancora Margherita Sarfatti, la critica d'arte ebrea che fu amante di Mussolini e Tolkien, l'autore del Signore degli anelli e passione letteraria che Meloni ha più volte celebrato. Una galleria di personaggi di estrazione varia, uniti solo da un vago anticomunismo, se è vero che poco più in là, nello sconfinato teatro milanese della convention, Fdi propone i volti delle "patriote", e fra le donne politiche del secolo scorso c'è la democristiana Tina Anselmi e persino la qualunquista Ottavia Penna, ma non Nilde Iotti.

Salpa così il bastimento di Giorgia Meloni. "Almeno il 50 per cento dei nostri iscritti non proviene dall'Msi e neppure da Alleanza nazionale. Anzi, molti dei nostri giovani manco sanno cos'era il Movimento sociale", mette le mani avanti Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fdi alla Camera. E un dirigente che non viene da una storia di Destra come Raffaele Fitto, capogruppo del gruppo dei Conservatori a Bruxelles, garantisce che la proposta di Meloni attecchirà fra i moderati, "per la coerenza e perché ora si delineano competenze chiare". Sembrano lontani i giorni da incubo delle ultime Amministrative, un primo esame di maturità fallito fra le polemiche sui rigurgiti neofascisti e l'"incerta matrice" (secondo Meloni) dell'assalto alla Cgil. Erano i giorni in cui Guido Crosetto, co-fondatore di Fdi, ammoniva l'amica Giorgia cui è indissolubilmente legato da una foto in cui la tiene in braccio: "Bisogna sgomberare il tavolo dagli elementi di continuità col passato che possono essere pretesto per nuovi attacchi", disse. La scommessa sta tutta nel passo avanti. Lontano da quel passato, prima che verso Palazzo Chigi.