Lavrov su Rete4, Borghi (Copasir): "Il suo comizio in tv mette in pericolo la nostra sicurezza e aggira le sanzioni. Ora basta"
di Giovanna Vitale , di Giovanna Vitale"I comizi di Lavrov e Solovyev sui canali pubblici e privati della Tv italiana mettono in pericolo la sicurezza nazionale. È una questione che va affrontata con urgenza, tanto è vero che il Copasir ha aperto un'istruttoria: qui non c'entra niente la libertà d'espressione né il pluralismo dell'informazione, occorre capire chi e per quale motivo offre ai propagandisti russi la possibilità di inquinare il nostro dibattito pubblico diffondendo notizie false. Non vorrei che mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata". Chiede di agire in fretta Enrico Borghi, componente del Comitato di controllo sui Servizi e responsabile Sicurezza del Pd. "L'uno-due dei vertici politici e comunicativi del Cremlino, trasmesso domenica sera su Rete4 e La7, segnala un'escalation che va fermata subito".
Ma come può, un intervento in televisione, mettere in pericolo la sicurezza di un grande Paese democratico com…
"I comizi di Lavrov e Solovyev sui canali pubblici e privati della Tv italiana mettono in pericolo la sicurezza nazionale. È una questione che va affrontata con urgenza, tanto è vero che il Copasir ha aperto un'istruttoria: qui non c'entra niente la libertà d'espressione né il pluralismo dell'informazione, occorre capire chi e per quale motivo offre ai propagandisti russi la possibilità di inquinare il nostro dibattito pubblico diffondendo notizie false. Non vorrei che mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata". Chiede di agire in fretta Enrico Borghi, componente del Comitato di controllo sui Servizi e responsabile Sicurezza del Pd. "L'uno-due dei vertici politici e comunicativi del Cremlino, trasmesso domenica sera su Rete4 e La7, segnala un'escalation che va fermata subito".
Ma come può, un intervento in televisione, mettere in pericolo la sicurezza di un grande Paese democratico come l'Italia?
"Intanto potrei citarle diverse apparizioni di sedicenti giornalisti ed esperti che fanno capo agli apparati russi che, spesso senza alcun contraddittorio, propalano le aberranti teorie di Putin a reti pressoché unificate. Ed è un problema serio perché la distorsione dei fatti e la manipolazione dell'informazione è uno dei pilastri dell'offensiva del Cremlino".
Sta forse dicendo che le nostre Tv si sarebbero messe al servizio della causa russa?
"Nella migliore delle ipotesi i nostri network non hanno sufficiente consapevolezza della strategia di Mosca: Putin ha pianificato per mesi l'invasione in Ucraina almeno su due livelli. Uno è quello tradizionale della guerra sul campo portata avanti con i tank, i missili e tutto il potenziale militare che abbiamo visto abbattersi sulle città ucraine. L'altro livello è invece quello che viene definito "guerra ibrida": si combatte a colpi di disinformazione, propaganda, influenza e ingerenza, a fianco delle quali ci sono pure gli attacchi cyber".
Con quale finalità?
"Più si solleva l'opinione pubblica dei Paesi Nato contro i rispettivi governi, più si indebolisce il fronte ostile alla Federazione russa, alle sanzioni e all'invio delle armi alla resistenza di Kiev. Per questo bisognerebbe farsi delle domande".
Che tipo di domande?
"Come mai questo fenomeno da noi dilaga mentre altrove, penso a Francia e Germania, non esiste? Come mai il ministro degli Esteri russo sceglie l'Italia per negare i crimini di Bucha e accreditare le folli tesi antisemite sul sangue ebreo di Hitler, lasciando cadere quel messaggio sibillino secondo cui dal nostro Paese si sarebbe aspettato un trattamento diverso? A chi era indirizzato? Di che trattamento parla? E perché?".
Lei si è dato delle risposte?
"Ho una mia idea, ma preferisco aspettare l'istruttoria in corso al Copasir".
Nel frattempo si possono adottare delle contromisure?
"Intanto credo che editori come Mediaset e La7 avrebbero il dovere di spiegare all'opinione pubblica la ratio di alcuni inviti e per quale motivo non è mai previsto un contraddittorio né si intervistano esponenti del dissenso russo. Qui non è in discussione la libertà d'informazione, ma il rischio che i network italiani si trasformino nel megafono della propaganda di chi si sta macchiando di crimini contro l'umanità".
E poi?
"Occorre mettere in campo degli strumenti di tutela. Per esempio prevedere che persone colpite da sanzioni dirette, come Lavrov, e indirette come il giornalista Vladimir Solvyev, non possano accedere ai media italiani pubblici o oggetto di pubblica concessione. È stata la Ue a dichiarare che 'il governo russo manipola le informazioni e utilizza la disinformazione sistematica come strumento operativo dell'aggressione contro l'Ucraina', non lo dico io. È la ragione per la quale sono stati sospesi Russia Today e Suptnik".
Mediaset e La7 eludono le sanzioni?
"Diciamo che dovrebbero far tesoro delle parole di Joseph Borrell, alto commissario per gli Affari Esteri: 'La disinformazione russa rappresenta una minaccia consistente e diretta all'ordine pubblico e alla sicurezza dell'Unione'. E pensarci due volte prima di ospitarli nei nostri talk: potrebbe configurarsi come un aggiramento delle sanzioni".
Ma come si traduce un'ospitata tv in un pericolo per la nostra sicurezza nazionale?
"È in atto un chiaro tentativo di destabilizzazione della Ue basata su una campagna di disinformazione, di manipolazione dell'informazione e di distorsione dei fatti di cui l'Italia è purtroppo diventata il ventre molle. Non a caso per la prima volta il Copasir ha convocato in audizione l'ad della Rai e il capo dell'Agcom: il tema riguarda la sicurezza nazionale perché è uno dei pilastri della guerra russa".
In conclusione?
"Lavrov e Solovyev sono i vertici politici e comunicativi del Cremlino, sopra di loro c'è soltanto Putin. Invitarli a fare comizi sui nostri schermi è pericolosissimo: c'è un confine fra libertà di espressione e propagazione di falsità finalizzate al sostegno bellico di una nazione responsabile di un'aggressione ai danni di un Paese sovrano, che in Italia è stato superato da un pezzo. È ora di finirla".