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Il conduttore di Zona Bianca: "Su Lavrov nulla da rimproverarci". Ma da Mediaset garanzie al ministro di Putin

Il ruolo dell'ambasciata moscovita. Tajani: "Normale". Brindisi: "Rifarei tutto, ora provo con il leader russo"
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ROMA - Silvio Berlusconi, giura chi gli sta vicino, non ne sapeva nulla. Non era a conoscenza dell'argomento della puntata di Zona Bianca e neppure l'ha vista: "Domenica sera aveva ospiti a cena ad Arcore". Ma la bufera scuote Mediaset, come non era mai capitato, viste le ripercussioni internazionali dell'intervista al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Borbottii, perplessità, voci anonime e trasversali alla redazione e alla dirigenza, sull'opportunità di concedere questo megafono a Mosca e sulle modalità dell'intervento.

Tensioni sotterranee che si sommano alle pressioni esterne. Tanto che i vertici del colosso televisivo sentono l'esigenza di intervenire con il direttore generale Mauro Crippa. Che definisce "falsi storici" e "follie allo stato puro" i parallelismi di Lavrov su Hitler e gli ebrei. Ma difende il prodotto giornalistico: "L'intervista al ministro degli Esteri russo è…

ROMA - Silvio Berlusconi, giura chi gli sta vicino, non ne sapeva nulla. Non era a conoscenza dell'argomento della puntata di Zona Bianca e neppure l'ha vista: "Domenica sera aveva ospiti a cena ad Arcore". Ma la bufera scuote Mediaset, come non era mai capitato, viste le ripercussioni internazionali dell'intervista al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Borbottii, perplessità, voci anonime e trasversali alla redazione e alla dirigenza, sull'opportunità di concedere questo megafono a Mosca e sulle modalità dell'intervento.

Tensioni sotterranee che si sommano alle pressioni esterne. Tanto che i vertici del colosso televisivo sentono l'esigenza di intervenire con il direttore generale Mauro Crippa. Che definisce "falsi storici" e "follie allo stato puro" i parallelismi di Lavrov su Hitler e gli ebrei. Ma difende il prodotto giornalistico: "L'intervista al ministro degli Esteri russo è un documento che fotografa la storia contemporanea". E stavolta la Real casa berlusconiana muove anche il numero due di Forza Italia, Antonio Tajani: "Non criminalizziamo il giornalista, che ha fatto uno scoop, per criminalizzare Lavrov. che dice cose inaccettabili". Poi, al telefono, se la prende con quella che chiama l'intelligèntzjia di sinistra: "Se l'intervista l'avesse fatta Fazio saremmo tutti ad elogiarlo". E un centrodestra dilaniato si ricompatta proprio sul caso Mediaset: sulla stessa linea di Tajani pure Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che a febbraio fu bannata per una settimana dalle reti berlusconiane.

Giuseppe Brindisi, l'autore dell'intervista, è frastornato ma difende il lavoro fatto: "Non ho proprio nulla da rimproverarmi". All'idea di portare Lavrov in tv, spiega, la redazione di Zona bianca pensava da tre settimane. Il "gancio" è stata Marija Zacharova, direttrice del dipartimento informazione del ministero degli esteri russo, che Brindisi aveva avuto in trasmissione la settimana precedente.

"Un primo timido sì, da parte di Lavrov e del suo staff, è arrivato martedì, poi un fitto scambio di mail. Il via libera - dice il giornalista - è arrivato giovedì". Nel frattempo, ovviamente, è giunta l'autorizzazione di Crippa: "Non ha esitato neppure un secondo", dice Brindisi. Ma l'intervento televisivo del braccio destro di Putin è stato possibile dietro garanzie precise: Lavrov ha voluto conoscere gli argomenti dell'intervista. E ha chiesto che le sue risposte potessero essere espresse in modo integrale. "Dal ministro russo non è stata inoltrata alcuna richiesta di non essere interrotto", precisa Brindisi.

Nel frattempo sarebbe stata interessata l'ambasciata russa in Italia: "Normale che sia così", dice Tajani. Brindisi non conferma. Nè può rispondere a un altro quesito: perché Lavrov, per la sua prima intervista a un network occidentale, ha scelto Zona bianca? "Mi pare ovvio che Mosca sappia che Mediaset appartiene a Berlusconi ma avrà appreso che non siamo mai stati filo-russi, il nostro è l'unico talk-show chiaramente schierato per l'Ucraina. Sì, ho chiuso l'intervista augurando buon lavoro a Lavrov, ma per la pace. E in precedenza al sindaco di Bucha avevo detto Slava Ukraini!". Il mancato contraddittorio? "Il ministro - conclude il conduttore - ha pronunciato la frase su Hitler e gli ebrei dopo che io l'ho incalzato sulla asserita "denazificazione dell'Ucraina". Sono orgoglioso: quell'intervista la cercavano in tanti e ha fornito almeno dieci notizie di risalto internazionale. Sì, rifarei tutto. Anzi, ora proverò a contattare Putin".