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Draghi, scossa all’Europa: “Serve più federalismo. I Trattati vanno rivisti”

Il premier all’Europarlamento disegna una diversa unione continentale: dalla difesa all’energia dal debito comune al principio di unanimità “che va superato”, i quattro pilastri da cui ripartire
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STRASBURGO - A pochi chilometri da Strasburgo marcisce un vecchio passaggio doganale che divideva Francia e Germania. È un monumento all’integrazione irreversibile del continente. Mario Draghi sembra averlo in mente quando affronta l’Europarlamento. Alla vigilia, aveva promesso un discorso storico. L’Aula non è piena a sufficienza per rispondere alle aspettative. Ma l’Unione che il premier prova a disegnare è ambiziosa, coraggiosa, forse a tratti addirittura troppo federale per essere vera.


C’è il sole su Strasburgo. L’ex banchiere fa tappa nel cuore del continente alla vigilia della missione alla Casa Bianca. Europeismo e atlantismo, sempre e comunque. Ai gruppi che lo ascoltano propone non un’Europa, ma quattro: dell’energia, della difesa comune, del federalismo finalmente in grado di funzionare, del debito comune come arma per affrontare le grandi crisi di questi tempi martoriati. "Abbiamo bisogno di…

STRASBURGO - A pochi chilometri da Strasburgo marcisce un vecchio passaggio doganale che divideva Francia e Germania. È un monumento all’integrazione irreversibile del continente. Mario Draghi sembra averlo in mente quando affronta l’Europarlamento. Alla vigilia, aveva promesso un discorso storico. L’Aula non è piena a sufficienza per rispondere alle aspettative. Ma l’Unione che il premier prova a disegnare è ambiziosa, coraggiosa, forse a tratti addirittura troppo federale per essere vera.


C’è il sole su Strasburgo. L’ex banchiere fa tappa nel cuore del continente alla vigilia della missione alla Casa Bianca. Europeismo e atlantismo, sempre e comunque. Ai gruppi che lo ascoltano propone non un’Europa, ma quattro: dell’energia, della difesa comune, del federalismo finalmente in grado di funzionare, del debito comune come arma per affrontare le grandi crisi di questi tempi martoriati. "Abbiamo bisogno di un federalismo pragmatico", scandisce. Stati federati d’Europa, insomma. "Se ciò richiede l’inizio di un percorso che porterà alla revisione dei Trattati — azzarda, ed è qui che si espone come mai — lo si abbracci con coraggio e con fiducia".


La premessa è quella del sogno europeo, l’Unione come "spazio non solo economico, ma di difesa dei diritti e della dignità dell’uomo". L’obiettivo è mostrarsi "molto ambiziosi" in vista del 9 maggio, quando si concluderà la Conferenza sul Futuro dell’Europa. Come Macron, anche l’ex banchiere propone una svolta. Per costruire c’è prima bisogno di qualcosa da demolire, senza timidezza. "Le istituzioni europee negli scorsi decenni hanno servito bene i cittadini, ma sono inadeguate per la realtà che ci si manifesta oggi davanti". Parole aspre, che servono a giustificare il progetto per domani.

L’Europa della difesa comune

È il primo pilastro proposto dal capo dell’esecutivo. Va subito attuata la "Bussola strategica", premette. "Ed è opportuno convocare una conferenza per razionalizzare e ottimizzare gli investimenti militari". Che a oggi sono inefficienti, perché frammentati: "La nostra spesa in sicurezza è circa tre volte quella della Russia, ma si divide in 146 sistemi di difesa. Gli Stati Uniti ne hanno solo 34". Ancora un modello federale, il più riuscito. Le altre precondizioni sono "una politica estera unitaria e meccanismi decisionali efficaci".

L’Europa dell’energia

Quando intervengono i capigruppo, non manca qualche critica. Ad esempio sul ruolo dell’ex presidente della Bce nella gestione dell’emergenza greca. Ma da Ppe, Verdi, socialisti e democratici arrivano soprattutto attestati alla leadership del Draghi politico, dopo quella da banchiere racchiusa nel "whatever it takes". I macroniani domandano: l’Italia sosterrà eventuali misure punitive contro Mosca su gas e petrolio? Il premier ribadisce: "Abbiamo appoggiato le sanzioni Ue e continueremo a farlo anche in futuro. Bisogna però anche darsi da fare per rendersi indipendenti". Cercando altrove l’approvvigionamento, investendo in rinnovabili. Ed è qui che il discorso diventa politico e guarda al prossimo Consiglio europeo di fine maggio, le cui conclusioni sembrano ancora scritte sulla sabbia per i veti incrociati. Draghi insiste innanzitutto con il tetto europeo al prezzo del gas "per ridurre i costi esorbitanti e diminuire le somme che ogni giorno inviamo a Putin, e che inevitabilmente finanziano la sua campagna militare". Più in generale, serve un approccio continentale, per non lasciare che l’Europa "sprofondi nella recessione". Non bastano misure-tampone: "Il problema è sistemico e va risolto con soluzioni strutturali, che spezzino il legame tra il prezzo del gas e dell’elettricità". Quanto a Roma, rivendica la tassa al 25% sugli extraprofitti.

L’Europa del debito comune

Il passato non è passato invano. E così, Draghi chiede a Bruxelles appunto di riaprire l’ombrello utilizzato durante la pandemia e rilanciare prestiti e debito comune. Propone di ampliare Sure "per fornire ai Paesi che ne fanno richiesta nuovi finanziamenti e attenuare l’impatto dei rincari energetici". Si potrebbe così ridurre il costo delle bollette e assicurare "sostegno temporaneo ai salari più bassi". Ottenendo prestiti a tassi agevolati senza esporre sui mercati "gli Stati con le finanze pubbliche più fragili". Ma non basta. Draghi ipotizza anche un piano di ampio respiro ispirato al Next Generation Eu. Servirebbe a finanziare settori come «difesa, energia, sicurezza alimentare e industriale». Il modello è dunque il Pnrr. Quanto all’attuale, "no, non è vecchio", si può aggiornare in qualche dettaglio a causa della crisi ucraina, "ma per favore, pensiamo a farlo funzionare". È insomma un’Europa capace di gestire le grandi crisi. Un’impostazione che deve valere anche per la riforma sui migranti, superando "la logica del Trattato di Dublino".

L’Europa federale e senza veti

Qualcosa non funziona, sostiene Draghi. L’Europa dovrebbe correre e invece a volte resta imbrigliata in se stessa. Cambiare i Trattati è una possibilità da esplorare. L’altra necessità è "superare il principio dell’unanimità, da cui origina una logica intergovernativa fatta di veti incrociati, e muoverci verso decisioni prese a maggioranza qualificata". Solo così, sottolinea, nascerà un’Unione con un ampio tasso di federalismo: "Ho parlato di quello pragmatico, ma devo aggiungere che mai come ora i nostri valori europei hanno bisogno di essere difesi anche con un federalismo ideale". Un banco di prova sarà la gestione della crisi ucraina, senza dimenticare mai l’eccezione europea: "Aiutare Kiev vuol dire soprattutto lavorare per la pace. La nostra priorità è raggiungere quanto prima un cessate il fuoco. Una tregua darebbe nuovo slancio ai negoziati. L’Europa deve avere un ruolo centrale per il dialogo". Prima di andare via, il premier visita la sala radio dedicata alle vittime del terrorismo Antonio Megalizzi e a BartoszOrent Niedzielski. Poi, a sorpresa, fa deviare il corteo e visita la cattedrale di Strasburgo. Un gioiello gotico sopravvissuto anche alle tempeste della Seconda guerra mondiale.