Ue, intesa Roma-Parigi-Berlino: “Un nuovo Patto di stabilità basta coi veti dei piccoli”
dai nostri corrispondenti Anais Ginori (Parigi) e Claudio Tito (Bruxelles) , dai nostri corrispondenti Anais Ginori (Parigi) e Claudio Tito (Bruxelles)Il tentativo ha inizio oggi. L’accordo tra il “Triangolo” Italia-Francia-Germania punta ad aprire una strada. Quella di affidare alla seconda parte della legislatura europea una nuova agenda. O meglio un “senso”: riformare i Trattati europei. Compreso il Patto di Stabilità e i vecchi parametri su debito e deficit.
E l’occasione la offrirà il Parlamento europeo. Che con un voto può aprire il processo. Stamani, infatti, gli eurodeputati dovrebbero consegnare un’ampia maggioranza ad un documento che chiede la convocazione della “Convenzione” per cambiare le leggi fondamentali dell’Unione. Che ormai mostrano i segni del tempo. La più recente — il Trattato di Lisbona — ha ormai quasi quattordici anni. E inquesti ultimi tre lustri l’Europa, come tutto il mondo, è cambiata davvero tanto. Le esigenze e le speranze sono incomparabilmente diverse.
Il tentativo ha inizio oggi. L’accordo tra il “Triangolo” Italia-Francia-Germania punta ad aprire una strada. Quella di affidare alla seconda parte della legislatura europea una nuova agenda. O meglio un “senso”: riformare i Trattati europei. Compreso il Patto di Stabilità e i vecchi parametri su debito e deficit.
E l’occasione la offrirà il Parlamento europeo. Che con un voto può aprire il processo. Stamani, infatti, gli eurodeputati dovrebbero consegnare un’ampia maggioranza ad un documento che chiede la convocazione della “Convenzione” per cambiare le leggi fondamentali dell’Unione. Che ormai mostrano i segni del tempo. La più recente — il Trattato di Lisbona — ha ormai quasi quattordici anni. E inquesti ultimi tre lustri l’Europa, come tutto il mondo, è cambiata davvero tanto. Le esigenze e le speranze sono incomparabilmente diverse.
Il tutto si basa sull’appuntamento di lunedì prossimo, sempre a Strasburgo, in cui si chiude la Conferenza sul Futuro dell’Europa. Tra le proposte elaborate spicca in primo luogo la revisione del principio di unanimità. "Riesaminare il processo decisionale e le regole di voto nelle istituzioni dell’UE — si legge — concentrandosi sulla questione del voto all’unanimità, che rende molto difficile raggiungere un accordo". Arrivare a questo risultato sarebbe rivoluzionario per l’Ue: scomparirebbe il gioco dei veti. E non sarà affatto facile. L’Europarlamento, sulla base di quel che verrà messo sul tavolo lunedì prossimo, inviterà i governi e la Commissione ad insediare la Convenzione, esattamente come previsto dall’articolo 48 del Trattato Ue.
Perché i paesi più “grandi” — Italia, Francia e Germania — hanno iniziato a prendere in considerazione questo percorso? Perché proprio l’articolo 48 che disciplina la revisione delle regole fondamentali dell’Unione, prevede che la Convenzione possa essere convocata con un voto a maggioranza. Ossia basterebbero 14 Paesi a dire sì nel corso di un Consiglio europeo. Una possibilità che supererebbe le contrarietà di alcuni membri: gli scandinavi, la Polonia e i più “piccoli”. Che certo daranno battaglia. Ma una volta avviata la Convenzione, la partita cambierebbe completamente. Sebbene il voto finale dovrà comunque essere all’unanimità.
Il voto di oggi a Strasburgo, dunque, di fatto può innescare il meccanismo di riforma. E il “Triangolo” Roma-Parigi-Berlino ha iniziato a valutare l’idea di portare rapidamente la richiesta dell’Europarlamento all’esame del Consiglio europeo. Certo, è assolutamente improbabile che questo avvenga già al summit straordinario di fine maggio o a quello ordinario del prossimo giugno. Due vertici che verranno inevitabilmente assorbiti dalla guerra in Ucraina e dall’emergenza energetica. Ma la speranza è che — grazie al passo formale dei deputati — possa essere inserita nel successivo ordine del giorno.
Non è un caso che ieri il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi, sia stato netto nel porre la centralità di questo tema. Così come il presidente francese Macron verrà il 9 maggio a Strasburgo per celebrare la conclusione dei lavori della Conferenza per il futuro dell’Europa. E dall’Eliseo avvertono che il suo discorso — uno dei primi da presidente rieletto — non sarà routinario. Non lo sarà perché quel giorno si attendono anche le parole di Vladimir Putin e perché la scommessa europea è a pieno titolo nel programma di En Marche. "C’è una forte convergenza di agenda tra i due leader — spiega Thierry Chopin dell’Istituto Jacques Delors — anche se potranno esserci differenze nelle modalità per raggiungere gli obiettivi". Del resto, le riflessioni di Italia Francia e Germania puntano a riorganizzare le regole dell’Unione nel loro complesso. Ieri l’Aula di Strasburgo ha votato pure a favore di una legge elettorale con liste transnazionali come chiedeva il presidente francese.
L’Ue dunque deve aggiornarsi: dalla Difesa ai migranti fino alla Sanità. Anzi la Salute è forse uno degli aspetti più carenti nella disciplina comunitaria. Così come il regolamento di Dublino, alla luce dei giganteschi flussi migratori che hanno segnato il Vecchio Continente prima dall’Africa e ora dall’est europeo, appare sempre più incoerente.
E poi, naturalmente, spiccano le arretratezze delle norme sui bilanci nazionali. Perché revisionare i Trattati significa incidere anche sul Patto di Stabilità. I parametri su debito e deficit appartengono ad un’altra epoca. Le sue regole verranno sospese anche il prossimo anno in virtù della crisi che tutti stanno vivendo a causa della guerra in Ucraina. Ma l’idea di tornare nel 2024 alla situazione quo ante ormai convince solo alcuni “falchi” come l’Olanda. Mentre è sempre più pressante la necessità di adeguare i Trattati al modello del NextGenerationEu. Con una condivisione progressiva del debito.
L’idea di tentare il blitz sulla Convenzione, allora, risponde pure alla necessità di mettere formalmente sul tavolo la riforma del Patto. Se il blitz fallirà, comunque diventerà un elemento ulteriore di trattativa con i cosiddetti “frugali” per i quali sarà più difficile dire troppi “no”. Ma il sentiero da percorrere è erto. E questa è solo la prima tappa.