✕

Germania, dai cortei per la pace al sì alle armi in Ucraina: i Verdi voltano pagina

Robert Habeck 
I Gruenen sono diventati il principale pungolo all'invio di aiuti militari a Kiev
2 minuti di lettura

BERLINO - Un anno fa, in tempi non sospetti, il leader dei Verdi Robert Habeck andò in Donbass. Dopo aver visto la situazione desolata nella regione invasa da otto anni dagli “omini verdi” e martoriata da una guerra russa a bassa intensità, lo scrittore prestato alla politica disse che "non si possono negare armi all’Ucraina". Apriti cielo. Il suo partito gli si rivoltò contro e lo costrinse a rimangiarsi precipitosamente le parole. Nei verdi tornò la pace pacifista.


Ma dall’inizio dell’invasione in Ucraina, i Gruenen sono diventati il principale pungolo all’invio di armi a Zelensky di un cancelliere socialdemocratico senza bussola, Olaf Scholz. Anton Hofreiter, botanico, capelli lunghissimi e aria fricchettona, parla ormai come il generale von Clausewitz: "Abbiamo a che fare con una guerra imperialista e colonialista", ha esclamato prima di precipitarsi tra i primi a Kiev per mostrare solidariet…

BERLINO - Un anno fa, in tempi non sospetti, il leader dei Verdi Robert Habeck andò in Donbass. Dopo aver visto la situazione desolata nella regione invasa da otto anni dagli “omini verdi” e martoriata da una guerra russa a bassa intensità, lo scrittore prestato alla politica disse che "non si possono negare armi all’Ucraina". Apriti cielo. Il suo partito gli si rivoltò contro e lo costrinse a rimangiarsi precipitosamente le parole. Nei verdi tornò la pace pacifista.


Ma dall’inizio dell’invasione in Ucraina, i Gruenen sono diventati il principale pungolo all’invio di armi a Zelensky di un cancelliere socialdemocratico senza bussola, Olaf Scholz. Anton Hofreiter, botanico, capelli lunghissimi e aria fricchettona, parla ormai come il generale von Clausewitz: "Abbiamo a che fare con una guerra imperialista e colonialista", ha esclamato prima di precipitarsi tra i primi a Kiev per mostrare solidarietà agli aggrediti. Da allora il presidente della Commissione Europa del Bundestag è un instancabile promotore della necessità di rifornire l’Ucraina di panzer made in Germany. Anche Habeck, che nel frattempo è diventato ministro dell’Economia, è tornato a difendere la sua posizione di un anno fa.

E, dopo qualche titubanza, la responsabile degli Esteri Annalena Baerbock è diventata una torturatrice del riluttante Scholz, come racconta un retroscena dello Spiegel. Al Bundestag la politologa di formazione ha spiegato che l’invio di armi all’Ucraina "non è una violazione del diritto internazionale". E chi non ha responsabilità di governo, come Marieluise Beck, è ancora più esplicita: "Un regime totalitario deve essere schiacciato militarmente", dice l’ex parlamentare dei Verdi. La base è con loro, i sondaggi sono chiari: l’88% degli elettori dei Gruenen è a favore della fornitura di armi all’Ucraina. E un 58% ha dichiarato che “sì”, l’invasione russa ha cambiato il loro atteggiamento verso il pacifismo.


Merito, si dirà, di anni si solida leadership di due “realos”, due esponenti dell’ala pragmatica dei Verdi come Habeck e Baerbock. Ma il partito nato dai movimenti anti-atomici e pacifisti degli anni Settanta, la forza politica che scendeva in piazza contro i Pershing della Nato e si sdraiava sui binari dei trasporti di scorie nucleari Castor, è cambiato già molto, negli ultimi decenni.


Durante i governi rosso-verdi di Gerhard Schroeder, il ministro degli Esteri verde Joschka Fischer sottoscrisse sia i bombardamenti Nato in Kosovo, sia la partecipazione della Bundeswehr alla guerra in Afghanistan. Allora pagò un prezzo per il suo coraggio: al congresso del 1999 un palloncino gonfio di vernice rossa lo colpì a un orecchio, rompendogli un timpano. Ma fu sua una famosa frase che si depositò nella coscienza dei Verdi. Auschwitz doveva significare "mai più" alle guerre. Ma anche mai più ai totalitarismi e alle prevaricazioni. Ed è da lì che viene il sostegno convinto a un’Ucraina armata degli ex pacifisti tedeschi.