Hanno tutti ragione | Calenda ha detto una cosa di sinistra: più liceo per tutti
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniHa fatto discutere una proposta di Carlo Calenda sulla scuola. Dice in sostanza Calenda: smettiamola di "trascurare il sapere non funzionale", bisognerebbe rendere qualche anno di liceo obbligatorio per tutti e poi, solo dopo, diversificare il percorso di studi, posticipando dunque la scelta di quelli tecnici e professionali. Questa idea ha ricevuto numerose critiche in quell'agorà che è ormai, nel bene e nel male, il primo test di ogni dibattito pubblico, cioè la sfera social.
In pratica, le principali obiezioni sono state due, di segno (apparentemente) opposto. Dal fronte sedicente liberale qualcuno ha rimproverato a Calenda l'illiberalità della cosa: costringere tutti a un percorso comune di studi superiori sarebbe una sorta di socialismo di Stato, una forzatura egualitaria da respingere per principio. Il secondo tipo di contestazione, in teoria sinistrorso, è che si tratterebbe di una suggestione pariolina da anima bella,…
Ha fatto discutere una proposta di Carlo Calenda sulla scuola. Dice in sostanza Calenda: smettiamola di "trascurare il sapere non funzionale", bisognerebbe rendere qualche anno di liceo obbligatorio per tutti e poi, solo dopo, diversificare il percorso di studi, posticipando dunque la scelta di quelli tecnici e professionali. Questa idea ha ricevuto numerose critiche in quell'agorà che è ormai, nel bene e nel male, il primo test di ogni dibattito pubblico, cioè la sfera social.
In pratica, le principali obiezioni sono state due, di segno (apparentemente) opposto. Dal fronte sedicente liberale qualcuno ha rimproverato a Calenda l'illiberalità della cosa: costringere tutti a un percorso comune di studi superiori sarebbe una sorta di socialismo di Stato, una forzatura egualitaria da respingere per principio. Il secondo tipo di contestazione, in teoria sinistrorso, è che si tratterebbe di una suggestione pariolina da anima bella, perché finirebbe per svantaggiare ulteriormente chi ha urgenza di inserirsi nel mondo del lavoro e non può permettersi di sprecare anni in formazione appunto "non funzionale".
Personalmente, trovo infondate - di più: incoerenti - entrambe le obiezioni. Della prima è evidente la fallacia: un percorso comune nella scuola c'è già, allungarlo non sarebbe certo una repressione delle libertà individuali. La seconda mi pare, nell'esito, viziata da un classismo ben più marcato di quello presunto che si vorrebbe attribuire a Calenda. La scuola, infatti, era e resta la principale leva per consentire a chi è indietro nella scala sociale di recuperare terreno. Cos'altro può farlo sennò? Una scuola che rinunci in partenza a pareggiare per quanto possibile le condizioni di partenza ha già fallito più di metà del suo compito.
Se c'è qualcosa che non ha più funzionato in Italia, da un certo punto in avanti del dopoguerra, è l'ascensore sociale. Sempre più chi nasce in una determinata condizione sociale corre il rischio di restarci e una certa visione professionalizzata della scuola è in aperta contraddizione con la seconda parte dell'articolo 3 della Costituzione, uno dei più lodevoli della nostra bella Carta, dove la Repubblica non si limita a garantire l'eguaglianza formale ai cittadini ma si impegna a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana".
Tutte le mediocri, improvvisate o pessime riforme della scuola che si sono susseguite negli ultimi trent'anni, anziché preoccuparsi di porre argine al fenomeno della divaricazione scolastica per censo ed estrazione, hanno di fatto scelto di assecondarlo. La tendenza è stata dunque quella di estremizzare e anticipare le scelte di formazione professionale destinate ai ceti più deboli. Come a dire, visto che quello è il vostro destino, care proletarie e proletari, meglio farsene una ragione e imboccare la strada subito e senza indugi.
Comprensibile che questo schema piaccia a chi ha della scuola la visione di un centro di reclutamento di manodopera già formata a spese dello Stato. Meno logico che piaccia a chi dovrebbe per mestiere e vocazione politica aumentare le opportunità per tutti, lasciando che sia poi il talento e la capacità di ognuno a indirizzare scelte e destini professionali. Non so se la soluzione concreta possa essere davvero un po' di liceo per tutti. Certo è preoccupate che da sinistra qualcuno possa considerarla una spacconata da perditempo.
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