Appalti Campania, quei 14mila euro in contanti nelle tasche di Oddati che imbarazzano il Pd
di Dario Del Porto e Giuliano Foschini , di Dario Del Porto e Giuliano FoschiniE’ l’11 gennaio quando la polizia ferma un uomo alla stazione Termini di Roma. Non è un controllo casuale perché da tempo gli agenti lo seguono, anche se lui mai se n’era reso conto. Gli chiedono di poter vedere cosa ha nelle tasche e, non senza sorpresa, da una busta spuntano 14mila euro in contanti. È cominciata così una storia che da qualche settimana sta creando non poche apprensioni al Partito democratico. Perché quel signore fermato a Termini non era un anonimo ma viaggiatore. Ma bensì Nicola Oddati, campano, dirigente nazionale del Partito, responsabile delle Agorà, lo strumento partecipativo su cui Enrico Letta ha puntato e prima ancora uomo fortissimo della segreteria di Nicola Zingaretti.
E’ l’11 gennaio quando la polizia ferma un uomo alla stazione Termini di Roma. Non è un controllo casuale perché da tempo gli agenti lo seguono, anche se lui mai se n’era reso conto. Gli chiedono di poter vedere cosa ha nelle tasche e, non senza sorpresa, da una busta spuntano 14mila euro in contanti. È cominciata così una storia che da qualche settimana sta creando non poche apprensioni al Partito democratico. Perché quel signore fermato a Termini non era un anonimo ma viaggiatore. Ma bensì Nicola Oddati, campano, dirigente nazionale del Partito, responsabile delle Agorà, lo strumento partecipativo su cui Enrico Letta ha puntato e prima ancora uomo fortissimo della segreteria di Nicola Zingaretti.
Quel controllo non era casuale perché da tempo la procura di Napoli stava indagando su Oddati e un un presunto giro di favori con imprenditori per concorrere in tutta Italia, dove Oddati lavorava per conto del partito, ad appalti e commesse pubbliche. Lo faceva in cambio di soldi, accusa la Procura napoletana. Almeno 4mila euro al mese e abiti firmati. Con il sospetto che le bustarelle non fossero soltanto per lui. “Io posso…noi possiamo…non ti preoccupare…ci penso io…” diceva Oddati all’imprenditore Salvatore Musella, uno di quelli per cui lavorava. L'indagine nasce da una gara da circa 10 milioni di euro bandita dal Comune di Pozzuoli e, come si diceva, nasce attorno al rapporto tra Oddati e una serie di imprenditori.
Dopo aver subito la perquisizione disposta dai pm Stefano Capuano e Immacolata Sica, il politico si è dimesso dagli incarichi di partito, compreso quello di commissario a Taranto, città dove Musella aveva messo nel mirino un altro appalto, quello per la ristrutturazione dello storico Palazzo Carducci nella Città Vecchia. Ma l’indagine lavora su più fronti. Si indaga, per esempio, su affari da chiudere in Calabria. E, come raccontano gli atti d’indagine della squadra mobile e della guardia di finanza, riguardano anche altri quadri democratici: Luciano Santoro, già candidato alla segreteria provinciale tarantina, e Sebastiano Romeo, ex segretario provinciale a Reggio Calabria. Entrambi sono adesso indagati per traffico di influenze con Oddati e Musella. Il sindaco uscente di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, anche lui del Pd, è sotto inchiesta per turbativa d’asta e corruzione: avrebbe chiesto assunzioni nelle società dell’imprenditore.
Nella ricostruzione della Procura, in almeno cinque occasioni l’imprenditore avrebbe versato denaro a Oddati, direttamente o attraverso un suo collaboratore. Un dato desunto da intercettazioni e appostamenti che trova un primo riscontro l’11 gennaio scorso: a Roma, nei pressi della stazione Termini, la polizia controlla Oddati e lo trova con 14mila euro in contanti. In questo caso, come per un altro versamento di 20mila euro che gli inquirenti fanno risalire ad agosto 2021, solo 4mila sarebbero stati destinati a Oddati. “Le somme ulteriori erano per Santoro e Romeo, quale prezzo per l’attività di mediazione” a favore di Musella: diecimila euro ciascuno, accusa la Procura. A Santoro, i soldi sarebbero stati consegnati personalmente da Musella l’11 gennaio scorso a Roma, nell’ufficio di rappresentanza della Regione Campania di cui Oddati è tuttora dirigente. Quel giorno, gli investigatori annotano la presenza del politico tarantino, “il pugliese”, come lo chiamavano nei colloqui più riservati, all’interno del palazzo dove poco dopo sopraggiunge Musella.
Andato via Santoro, l’imprenditore racconta a Oddati “di aver dato 10mila euro a questo”. Per i pm, si riferisce proprio all’ex candidato alla segreteria provinciale di Taranto. Mentre il Pd tace, gli indagati si difendono. “La perquisizione di qualche giorno fa e la notizia di un procedimento penale nei miei confronti mi hanno colpito in un momento di grande preoccupazione, visto che mia figlia è ricoverata per una grave malattia. Ho sempre avuto piena fiducia nella magistratura, e appena avrò superato questo problema, che mi sta tormentando, darò la piena disponibilità per qualsiasi chiarimento”, dice Oddati attraverso l'avvocato Vittorio Giaquinto.
L’avvocato Natale Polimeni, legale di Romeo, scuote il capo e parla di “ipotesi di reato alquanto generica, non vi è una consegna diretta di denaro a favore del mio assistito e viene neppure individuata una gara sulla quale si sarebbe dovuto intervenire”. Ma intanto quelle carte piene di colloqui intercettati e pedinamenti vengono lette e rilette dai magistrati che continuano ad interrogare testimoni. Si lavora a Napoli. Ma a preoccuparsi è Roma.