✕

Giornata degli alpini, la protesta degli ufficiali: "Mattarella ci aiuti a cambiare la data del 26 gennaio per la nostra festa"

Ascolta l'audio

Inviata una lettera al Presidente della Repubblica. Proprio ieri il Capo dello Stato ha promulgato la legge, invitando però il premier Draghi a prevedere un'altra giornata per onorare così tutte le forze armate
2 minuti di lettura

Trentanove ufficiali alpini scrivono al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per esprimere la loro contrarietà alla scelta del Parlamento di istituire la giornata degli alpini proprio il 26 gennaio: quel giorno si ricorda infatti la battaglia di Nikolaevka del 1943 in Russia. Un'impresa militare, connotata da indiscutibile coraggio e sacrificio, condotta però all'interno di una guerra di aggressione dell'Italia fascista al fianco della Germania nazista ("A Nikolaevka e in Russia - si legge nella missiva che accenna anche alla "guerra oggi in atto in Europa" - gli alpini sono comandati in ritirata da un’aggressione a Paese straniero"). Quindi, protestano gli ufficiali, una data  "profondamente errata e ingiusta". In più criticano il fatto che la giornata onori soltanto il loro corpo e non anche gli altri. Chiedono perciò a Mattarella "giustizia e parità fra i corpi militari dello Stato…

Trentanove ufficiali alpini scrivono al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per esprimere la loro contrarietà alla scelta del Parlamento di istituire la giornata degli alpini proprio il 26 gennaio: quel giorno si ricorda infatti la battaglia di Nikolaevka del 1943 in Russia. Un'impresa militare, connotata da indiscutibile coraggio e sacrificio, condotta però all'interno di una guerra di aggressione dell'Italia fascista al fianco della Germania nazista ("A Nikolaevka e in Russia - si legge nella missiva che accenna anche alla "guerra oggi in atto in Europa" - gli alpini sono comandati in ritirata da un’aggressione a Paese straniero"). Quindi, protestano gli ufficiali, una data  "profondamente errata e ingiusta". In più criticano il fatto che la giornata onori soltanto il loro corpo e non anche gli altri. Chiedono perciò a Mattarella "giustizia e parità fra i corpi militari dello Stato chiamati sempre e tutti indistintamente alla tutela e alla salvaguardia del bene della nazione".

La lettera, promossa da Aldo De Pellegrin, 72 anni, di Brunico, si aggiunge alle perplessità di storici, comunità ebraica, esponenti politici, e di cui Repubblica ha dato conto nelle scorse settimane. I 39 chiedono a Mattarella di intervenire.

E' di ieri la notizia che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge. Ma lo ha fatto con un messaggio inviato al presidente del Consiglio Mario Draghi che suona come un'implicita critica alla scelta del 26 gennaio. Pur non entrando nelle scelte delle Camere - discutibili storicamente ma legittime sotto il profilo costituzionale  - il Capo dello Stato chiede esplicitamente che tutte le forze armate vengano onorate in una sola data, il 4 novembre. Suggerisce che la giornata venga stabilita per legge.

La normativa è stata approvata ad aprile, dopo due anni di gestazione parlamentare. Dopo che sono esplose le polemiche anche il Pd, con Emanuele Fiano, ha fatto autocritica promettendo l'impegno a cambiare la data. La senatrice a vita Liliana Segre si è esposta, facendo notare che oltretutto il 26 gennaio cade a ridosso della giornata della memoria per le vittime dell'Olocausto. Insomma, un gran pasticcio.

L'intervento dei 39 ufficiali alpini del sessantaquattresimo corso della scuola militare alpina di Aosta si aggiunge a questo coro. "Siamo profondamente in disaccordo con l'istituzione della Giornata degli alpini, per ragioni etiche e morali, e di rispetto verso gli altri corpi militari dello Stato". E' giusto, dicono, ricordare gli eroismi degli alpini, ma non dimenticando "i numerosi sacrifici che hanno visto protagonisti cittadini italiani, militari e non, nel corso della secolare storia della nostra nazione".

No, quindi, "alla disparità contenuta nella legge". E "ci poniamo al fianco di ogni altro corpo militare dello Stato e di tutte le associazioni combattentistiche e d'arma che si sono sentite almeno dimenticate, se non addirittura avvilite, da un testo di legge il cui unico riferimento è al pur nobile sacrificio alpino con una data unica per tutti, e, inoltre, rivedibile da ogni punto di vista rispetto all'evento di Nikolaevka".