MILANO - Tuta bianca nelle giornate di Genova contro il G8 nel 2001, Luca Casarini — oggi tra gli animatori e attivisti di Mediterranea Saving Humans — non ha perso l’approccio (e la pratica) radicale alle questioni: "Lenin diceva: 'Stai da una parte della barricata o dall’altra, oppure sei la barricata'". Per cui "con la massima umiltà e senza voler insegnare nulla a nessuno, ma dico ciò che penso anche se sono cose contrarie all’ortodossia, anzi forse a maggior ragione. Ovvero — spiega Casarini — riconosciamo con chiarezza che c’è un despota al Cremlino che ha causato milioni di profughi, che distrugge un Paese e diamo dignità al protagonismo e alle soggettività di un popolo che fa la sua resistenza. Di proteste davanti alle ambasciate americane ne ho fatte diverse, adesso dovremmo fare lo stesso con quelle russe".
Quanto al pacifismo, "ce n’è uno…
MILANO - Tuta bianca nelle giornate di Genova contro il G8 nel 2001, Luca Casarini — oggi tra gli animatori e attivisti di Mediterranea Saving Humans — non ha perso l’approccio (e la pratica) radicale alle questioni: "Lenin diceva: 'Stai da una parte della barricata o dall’altra, oppure sei la barricata'". Per cui "con la massima umiltà e senza voler insegnare nulla a nessuno, ma dico ciò che penso anche se sono cose contrarie all’ortodossia, anzi forse a maggior ragione. Ovvero — spiega Casarini — riconosciamo con chiarezza che c’è un despota al Cremlino che ha causato milioni di profughi, che distrugge un Paese e diamo dignità al protagonismo e alle soggettività di un popolo che fa la sua resistenza. Di proteste davanti alle ambasciate americane ne ho fatte diverse, adesso dovremmo fare lo stesso con quelle russe".
Quanto al pacifismo, "ce n’è uno politically correct che faccio fatica a seguire — continua Casarini — del resto anche papa Francesco sulle armi si pone il dubbio dicendo 'non so se è giusto'. Se poi pensiamo che tutto ciò che accade sia frutto di un piano di pochi potenti, allora tutte le nostre scelte, politiche e personali, sono inutili. Non credo sia così, la volontà degli ucraini di non piegarsi lo dimostra".
E insomma il punto è che anche nell’area della sinistra-sinistra il conflitto in corso fa discutere, crea accese polemiche, a volte si rompono amicizie. Come racconta ad esempio Pancho Pardi, il professore girotondino che sul sito della rivista MicroMega ha protestato contro la definizione di “guerra per procura”: "Le divergenze sono profonde e i rapporti si incrinano, sì. Ma lo ripeto: trovo eccessivo parlare di Occidente aggressivo quando poi contemporaneamente si prende per buono l’assunto di Putin, cioè che dovesse avere degli stati-cuscinetto al confine come avveniva con l’Urss". E quindi, "l’idea della guerra per procura mette la sordina alle ragioni della resistenza ucraina". La volontà di difendersi "viene svalutata a mero effetto del possesso di mezzi per difendersi. Le ragioni — scrive Pardi — valgono meno degli strumenti. La volontà ucraina impegnata allo spasimo nell’autodifesa non ha valore in sé, è mero arnese della volontà di dominio occidentale".
A una pacifista doc come Cecilia Strada, che nei giorni scorsi su Facebook aveva chiarito che comunque, al di là di ogni complessità del caso, "si sta dalla parte delle vittime perché tra carnefice e vittima si protegge la vittima, indipendentemente da tutto il resto", un vecchio compagno milanese pure lui attivo nella sinistra della solidarietà attiva ha risposto, secco e ingeneroso, "ora mi è più chiaro perché non sei più in Emergency". Un’asprezza che non di rado sconfina nella pratica di buttarla sul personale è abbastanza diffusa. "Eh eh — conferma Massimo Villone, ex senatore della sinistra ds, sul Manifesto ha scritto che i possibili errori politici di Europa e Nato di certo non si correggono con le bombe di Putin — ho avuto la mia quota di improperi. Le ragioni della pace sono sempre le più complicate, però tutti abbiamo visto la bellicosità russa e costituzionalmente parlando c’è il diritto dell’aggredito a difendersi e il dovere di aiutarlo".
Oggi intanto alla commissione Dupre doveva intervenire Yanis Varoufakis, l’ex ministro greco ai tempi di Alexis Tsipras. Capito che gli organizzatori tendevano un po’ troppo verso le ragioni di Putin, ha disdetto la partecipazione.