Letta aggiusta la rotta su pace e armi a Kiev: “No all’escalation”
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - Il Pd aggiusta la linea sulla pace. Per il cattolico democratico Enrico Letta – che in questi mesi si è preso insulti social dal popolo pacifista con slogan tipo “Letta con l’elmetto” – è tempo di rispondere: "Nessuno vuole l’escalation militare, nessuno ha mai pensato di inviare armi a Kiev come strumento di offesa e di aggressione in territorio russo". Lo dirà oggi nel seminario della Fondazione del Pd, organizzato da Gianni Cuperlo, nel quale da ieri si discute di pace, convivenza e diritti umani. Trecento dirigenti collegati a distanza, relatori autorevoli, e una chat “bollente” con domande, distinguo e richieste di chiarimento sulla guerra. La conclusione della due giorni è stata affidata stamani a Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che usa le parole di Papa Bergoglio sul disarmo.
ROMA - Il Pd aggiusta la linea sulla pace. Per il cattolico democratico Enrico Letta – che in questi mesi si è preso insulti social dal popolo pacifista con slogan tipo “Letta con l’elmetto” – è tempo di rispondere: "Nessuno vuole l’escalation militare, nessuno ha mai pensato di inviare armi a Kiev come strumento di offesa e di aggressione in territorio russo". Lo dirà oggi nel seminario della Fondazione del Pd, organizzato da Gianni Cuperlo, nel quale da ieri si discute di pace, convivenza e diritti umani. Trecento dirigenti collegati a distanza, relatori autorevoli, e una chat “bollente” con domande, distinguo e richieste di chiarimento sulla guerra. La conclusione della due giorni è stata affidata stamani a Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che usa le parole di Papa Bergoglio sul disarmo.
E Letta interverrà per ribadire che "l’esercizio del dubbio è sano, che sarebbe preoccupante se non ci fossero i tormenti di una classe dirigente adulta, davanti a tante morti e atrocità", a patto però di avere chiaro "di volere stare affianco dell’aggredito, del popolo ucraino". Bene anche il dibattito in Parlamento, su cui il "Pd è sempre pronto, non abbiamo problemi ad affrontarlo, abbiamo le nostre ragioni e sappiamo che è importante trovare oggi la massima unità". Ricorda però che una risoluzione sull’Ucraina è stata votata dai parlamentari quasi all’unanimità e che il Pd "ha fiducia nelle scelte del governo, in Draghi, Di Maio e Guerini".
L’obiettivo è sempre lo stesso: "Arrivare a un immediato cessate il fuoco e al negoziato", credendo fermamente nel ruolo dell’Europa. Il segretario dem propone una iniziativa a Kiev del quintetto dei leader europei di Italia, Francia, Germania, Spagna e Polonia. Se Giuseppe Conte ha buone orecchie, intenda. È questa la replica di Letta al leader del Movimento 5Stelle che si insinua nei dilemmi della sinistra causati dalla guerra. I dem puntano a sollevare un dibattito nei circoli, nelle agorà e, appunto, nel seminario della Fondazione. Tra le domande più insistenti dei partecipanti: "Fino a dove bisogna condurre una guerra?".
Cuperlo le rilancia ai relatori: all’ex premier greco George Papandreou, a Lucio Caracciolo, a Gabriele Segre. Il 17 maggio dovrebbe tenersi poi la direzione del Pd: lo annuncia ieri Debora Serracchiani, capogruppo dem a Montecitorio, che ammette: "La maggioranza fibrilla anche troppo". E poi il sindaco di Firenze, Dario Nardella fa il punto sui profughi e gli scambi con i sindaci europei per "una Europa delle città", accompagnato da applausi virtuali (sempre in chat). Poi Cuperlo dà voce alla domanda clou: "Noi armiamo Kiev, perché? Perché resista, anche grazie alle sanzioni che logorano Mosca? Oppure perché si vada verso un riarmo progressivo nell’idea di potere vincere la guerra sul terreno con un terribile costo di vite umane?".
Spetterà oggi a Riccardi tirare le fila della questione su come conquistare la pace, che non può essere neutralismo o menefreghismo o equidistanza, e che deve venire a patti con gli sforzi per ottenerla. La relazione di Riccardi nella lectio parte dall’umiliazione del segretario Onu a Kiev con i bombardamenti russi. Rimarca: "C’è bisogno di politica e la politica ha bisogno di pensiero, di dibattitto, di ricerca di contatti, di ipotesi". Quindi la storia del popolo ucraino "esperto nel soffrire. Questo spiega la resistenza e la dignità". Infine la lezione di Papa Francesco e l’invito al confronto della Ue con la Russia, perché la saggezza della politica impone comportamenti: "Occorre parlarsi".