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Comunali e raduno Lega: altri strappi a destra. Separati in cinque città

Il leader della Lega, Matteo Salvini (fotogramma)

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Le mancate intese e la polveriera Sicilia. FdI: "Non invitati alla convention di Salvini a Roma"
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ROMA - "Tutti mi dicono che sono pronti a incontrarsi ma nessuno mi dice quando...". Ha trovato la giusta sintesi, Ignazio La Russa, nel commentare l'ennesima giornata trascorsa senza una data per il vertice fra i leader del centrodestra. Uno sta a Milano (Silvio Berlusconi), l'altra sta a Roma (Giorgia Meloni), l'ultimo (Matteo Salvini) fa la spola fra le due città. Eppure, da 25 giorni, l'annuncio della comune volontà di sedersi attorno a un tavolo si spegne poi nel nulla. "Ci si può vedere anche via chat", aveva detto nei giorni scorsi La Russa, colonnello di Fdi. Ieri Salvini ha pronunciato l'ennesimo "sì ma": "Io sono a disposizione da giorni, chiedo però un incontro in presenza, perché degli Zoom e delle cose a distanza dove cade la linea e non si sente ne ho le scatole piene". Per ora si naviga a vista, si studiano le mosse degli alleati, si lanciano segnali.

ROMA - "Tutti mi dicono che sono pronti a incontrarsi ma nessuno mi dice quando...". Ha trovato la giusta sintesi, Ignazio La Russa, nel commentare l'ennesima giornata trascorsa senza una data per il vertice fra i leader del centrodestra. Uno sta a Milano (Silvio Berlusconi), l'altra sta a Roma (Giorgia Meloni), l'ultimo (Matteo Salvini) fa la spola fra le due città. Eppure, da 25 giorni, l'annuncio della comune volontà di sedersi attorno a un tavolo si spegne poi nel nulla. "Ci si può vedere anche via chat", aveva detto nei giorni scorsi La Russa, colonnello di Fdi. Ieri Salvini ha pronunciato l'ennesimo "sì ma": "Io sono a disposizione da giorni, chiedo però un incontro in presenza, perché degli Zoom e delle cose a distanza dove cade la linea e non si sente ne ho le scatole piene". Per ora si naviga a vista, si studiano le mosse degli alleati, si lanciano segnali.

La Lega, sabato, fa decollare da Roma, città di Giorgia Meloni, il ciclo di venti eventi tematici che dovrebbe riavvicinarla ai territori. Una giornata di lavori, con un programma diviso in sei capitoli (giustizia, economia, lavoro, energia, autonomie e politica estera) messo giù da Armando Siri, coordinatore dei dipartimenti del Carroccio. Sul palco si alterneranno dirigenti leghisti ed "esterni": previsto fra gli altri l'intervento in collegamento dell'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani. Un'iniziativa di partito, quindi niente spazio agli alleati, neppure per i saluti. "Ma abbiamo invitato ad assistere esponenti di tutti i partiti", dice Siri. Nessuno, in casa di Fratelli d'Italia, dice in realtà di aver ricevuto inviti. E c'è chi, naturalmente, pensa a una ripicca per la mancata presenza di rappresentanti leghisti alla convention milanese di FdI. Ma tant'è. Questa fase dei rapporti interni al centrodestra vive anche di dispetti.

L'esigenza di un vertice è sempre più forte, anche alla luce delle tensioni sulle amministrative e di un vero e proprio caso Sud che sta esplodendo nella coalizione. In Sicilia i maggiori partiti hanno trovato faticosamente un accordo sul candidato sindaco per Palermo (l'ex rettore Roberto Lagalla) ma persiste il niet dei forzisti e della Lega sulla ricandidatura di Nello Musumeci alla Regione. E il presidente dell'Ars Gianfranco Micciché, dopo aver detto che contro Musumeci "vincerebbe anche un gatto" è andato giù nuovamente senza perifrasi contro l'alleato, definito in un'intervista a La Stampa "un fascista catanese". Musumeci ha replicato parlando di una dichiarazione "stupefacente", non lesinando un sorriso allusivo. E ci dev'essere veramente un problema di comunicazione, nel centrodestra, se Micciché ha fatto sapere di essersi scusato via sms con Musumeci, e quest'ultimo dice di non aver trovato sul suo cellulare il messaggino.

Sullo sfondo restano divisioni e contraddizioni: a Messina Forza Italia e Fratelli d'Italia sostengono insieme Maurizio Croce, un tecnico che però - fanno notare gli avversari - è stato assessore regionale dell'ex governatore pd Rosario Crocetta, storia comunista alle spalle. La Lega, a Messina, si smarca e appoggia (almeno in parte) Federico Basile.

E ieri nuova evoluzione a sorpresa dello scenario di Catanzaro, dove Forza Italia e Lega convergono sul docente universitario Valerio Donato (ex Pd) e dove FdI aveva messo in campo un altro candidato, Rino Colace, che ieri si è ritirato "per motivi personali". Il partito fa sapere che correrà comunque in autonomia. Come a Viterbo, dove il centrodestra è diviso in tre parti, e a Parma, dove i meloniani non vogliono sostenere il candidato di Fi Pietro Vignali. A Verona, invece, sono i forzisti a non appoggiare il sindaco uscente di FdI Federico Sboarina. Sono cinque i capoluoghi di provincia che vedono i partito del centrodestra andare a briglie sciolte. Cinque su 26 al voto, ma quasi tutto di rilevanti dimensioni.

Un tentativo di riunire la coalizione ci sarà oggi in aula alla Camera con la proposta di FdI sul presidenzialismo, che in commissione non passò per le assenze di Fi e Lega. "Vediamo chi avrà il coraggio di sostenerla", è la sfida di Meloni: "Non ci sono più scuse".