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Draghi alla Casa Bianca: “Putin non ci dividerà”. E Biden lo ringrazia

L’elogio del presidente americano: “Ha unito Ue e Nato”. Il premier: “Nel nostro Paese e in Europa le persone vogliono il cessate il fuoco e si chiedono che cosa possiamo fare per portare la pace”
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Cinque sedie sparse a caso attorno alla scrivania di Joe Biden raccontano di un briefing appena concluso in fretta e furia. Il Presidente degli Stati Uniti accoglie Mario Draghi nello Studio Ovale con un sorriso: "Sei un buon amico e un grande alleato". Parla con voce talmente bassa da spiazzare i cronisti al seguito, che annotano: "Si capisce solo la parola "incredibile"". Mario Draghi comunque ringrazia. E rilancia un messaggio che è equilibrismo tra le due sponde atlantiche, in una crisi che l'Europa inizia a soffrire per davvero. E così, prima rassicura Biden: "Putin ha cercato di dividerci, ma ha fallito. Siamo più uniti di prima". Poi, fissando il finestrone con vista sui giardini presidenziali, pronuncia una domanda che trasmette un senso di necessità, quasi di urgenza: "In Italia ed Europa la nostra gente vuole la fine di questi massacri, di questa violenza, di questa macelleria. La gente pensa alla p…

Cinque sedie sparse a caso attorno alla scrivania di Joe Biden raccontano di un briefing appena concluso in fretta e furia. Il Presidente degli Stati Uniti accoglie Mario Draghi nello Studio Ovale con un sorriso: "Sei un buon amico e un grande alleato". Parla con voce talmente bassa da spiazzare i cronisti al seguito, che annotano: "Si capisce solo la parola "incredibile"". Mario Draghi comunque ringrazia. E rilancia un messaggio che è equilibrismo tra le due sponde atlantiche, in una crisi che l'Europa inizia a soffrire per davvero. E così, prima rassicura Biden: "Putin ha cercato di dividerci, ma ha fallito. Siamo più uniti di prima". Poi, fissando il finestrone con vista sui giardini presidenziali, pronuncia una domanda che trasmette un senso di necessità, quasi di urgenza: "In Italia ed Europa la nostra gente vuole la fine di questi massacri, di questa violenza, di questa macelleria. La gente pensa alla possibilità di portare un cessate il fuoco e di ricominciare con dei negoziati credibili. Penso che dobbiamo riflettere profondamente su come affrontare tutto questo". È la via stretta di Draghi, l'autocandidatura per rappresentare un punto di caduta possibile tra alleati. Apprezzato dalla Casa Bianca, che lascia trapelare il "riconoscimento della leadership europea" del presidente del Consiglio, assieme alla sintonia sul "price cap" per l'energia.


Il premier si presenta a Washington con il volto un po' stropicciato dal lungo viaggio. I venti contrari sull'Atlantico hanno allungato il volo fino a nove ore e mezza. Una doccia nella suite dell'hotel St. Regis, poi dritto al cospetto di Biden. Il colloquio dura un'ora. Con l'ex banchiere, l'ambasciatrice a Washington Mariangela Zappia e il consigliere diplomatico Luigi Mattiolo. L'eco delle parole di Macron sulla necessità di non "umiliare" la Russia al termine del conflitto è scomodo, complica la vigilia della missione. Ora deve rassicurare Biden senza rompere l'unità del Continente. Ne esce fuori una condanna dell'invasione di Putin e la promessa di "unità" per le sanzioni alla Russia. A cui però fa seguire l'esaltazione della via diplomatica ricercata da Macron. "Dobbiamo utilizzare qualsiasi canale diretto e indiretto", sostiene il premier, per far tacere le armi e trattare la pace.

Una tregua come precondizione per un tavolo negoziale, dunque. Parole su cui Biden sorvola. La linea del Presidente Usa è chiara: produrre un fallimento strategico del leader russo, indebolirne il regime per renderlo quantomeno inoffensivo. "Putin voleva dividerci - si limita a ribadire - ma non ce l'ha fatta. C'è una cosa che appezzo di lei: lo sforzo di unire la Nato e l'Ue - dice ancora rivolgendosi a Draghi - Era difficile credere che andassero di pari passo, ma lei ci è riuscito". Tradotto: armi e sanzioni, assieme e senza tentennare.
È un'impresa complessa, che non può prescindere dall'unità euro-atlantica. "La cooperazione può avere costi molto alti", ricorda il Presidente degli Stati Uniti. E in questa chiave "la cooperazione dell'Italia è fondamentale". Significa che Washington sta sollecitando altro materiale bellico e denaro per la ricostruzione dell'Ucraina. A porte chiuse, assicura flessibilità nella fornitura di nuove armi. Se necessario, si andrà oltre il terzo decreto interministeriale, con dotazioni ancora più "pesanti", ad esempio missili anti-nave. Ma non basta. Il capo dell'esecutivo è pronto anche a inviare uomini sul fronte Est dell'Europa - Bulgaria e Ungheria - per rafforzare ulteriormente il contingente Nato. In cambio, Roma incassa anche il riconoscimento della leadership italiana nel teatro libico, che potrebbe garantire enormi forniture di gas. "Tu cosa faresti?", domanda Biden. "Bisogna stabilizzare insieme il Paese".

I costi della crisi sono altissimi, come durissima la crisi economica ed energetica all'orizzonte. Ad ascoltare il colloquio tra i due leader c'è anche la segretaria al Tesoro Janet Yellen, che di Draghi è amica dai tempi in cui guidava la Fed. Ragionano davanti al Presidente Usa delle ricette per evitare che la recessione si intrecci con l'inflazione. Nel pacchetto pesa ovviamente l'emergenza energetica, assillo del premier. A Biden chiede sostegno per liberarsi dalla dipendenza di Mosca. Un'opzione è quella di aumentare la produzione di petrolio americano di 240 milioni di barili, calmierandone il prezzo. E poi quella di accrescere l'afflusso di gas liquido, vitale per evitare un "autunno freddo" in Europa. Il Presidente Usa si complimenta per lo sforzo di diversificazione e insiste sulle rinnovabili.
Sono sfide gigantesche. Fallire significherebbe destabilizzare le opinioni pubbliche e far ballare i governi occidentali. Draghi lo ammette, senza enfasi: "Quello che sta accadendo porterà cambiamenti massicci in Europa". Non a caso, insiste con Biden per attivarsi in modo da sbloccare le esportazioni di grano dall'Ucraina per far fronte alla crisi alimentare, soprattutto in Africa, evitando esodi migratori. E gli chiede di valutare se attivarsi direttamente con i russi. Sessanta minuti dopo, il capo dell'esecutivo lascia la Casa Bianca. Non c'è conferenza stampa, anche se Roma avrebbe gradito. Parlerà alla stampa oggi, in ambasciata. Andrà al Congresso da Nancy Pelosi. E riceverà il premio dell'Atlantic Council. Un tavolo per la serata si prenota per centomila dollari.